Il cinema tedesco non è solo nazismo.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2016
Articolo pubblicato il 11 aprile 2016

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Quando si parla di cinema tedesco si tende sempre a pensare al periodo più oscuro della storia di questa nazione. Ma i tedeschi, seppur riconoscendo l'importanza di parlare dell'Olocausto e di imparare dagli errori del passato, rivendicano il diritto di poter celebrare la propria cultura senza venire stigmatizzati. Questi 13 film ne sono un esempio.

Tutti lo vogliono - Der bewegte Mann (1994)

Questa commedia è stata prodotta da Bernd Eichinger, uno dei maggiori esponenti del cinema tedesco moderno. Il regista, Sönke Wortmann, ha sempre trattato tematiche legate alla sua carriera calcistica, in film come “Das Wander von Bern” (Il miracolo di Berna) fino a “Deutschland. Ein Sommermärchen”. Piccola curiosità: entrambi hanno recitato in un piccolo cameo nel prossimo film di cui vi parlerò. Letteralmente tradotto in “L’uomo in movimento”, ma adattato in italiano con il titolo “Tutti lo vogliono”, questo film contiene una delle scene più famose del cinema tedesco, ovvero quella di Til Schweiger che si accuccia sul tavolo di un salotto, completamente nudo. Schweiger interpreta Axel, un uomo che non riesce a restare fedele alla sua ragazza Doro (Katjia Riemann), nonostante ne sia innamorato. Dopo averlo colto in flagrante, lei lo caccia di casa. Axel si trasferisce a casa del suo amico omosessuale Norbert (Joachim Król), che sembra interessarsi un po’ troppo a lui. Dopo aver scoperto di essere incinta, Doro decide di rivolere Axel accanto a sé. Tra allusioni sessuali, scontri tra diverse culture e tanto umorismo, questo è senza dubbio uno dei film più famosi in Germania.

Knockin' on Heaven's Door (1997)

Due malati terminali di cancro trovano una bottiglia di tequila nella propria stanza d’ospedale e partono alla ricerca di limone e sale. Quando uno dei due (Til Schweiger) scopre che l’altro (Jan Josef Liefers) non ha mai visto l’oceano, decidono di fuggire e rubano una macchina che apparitene ad alcuni criminali in azione (Moritz Bleibtreu e Theirry van Werveke).

La polizia insegue i criminali e i criminali inseguono i due pazienti che stanno cercando di raggiungere il mare. Questa giusta combinazione di dramma e commedia vi lascerà col desiderio di poter vedere anche voi l’oceano per la prima volta, insieme al protagonista. Il regista, Thomas Jahn, era un tassista quando incontrò Til Shweiger in una libreria di Colonia. Shweiger era già abbastanza famoso grazie al successo di “Der bewegte Mann” e Jahn gli raccontò del suo hobby per la sceneggiatura. Quando Jahn mandò a Schweiger la sceneggiatura di questo film, il regista accettò immediatamente di produrlo e insieme lavorarono per perfezionarla. Purtroppo, Thomas Jahn non è riuscito a replicare questo grande successo, ma continua a lavorare il TV. Piccola curiosità: Til Schweiger, per il titolo del suo road movie, si è ispirato alla canzone di Bob Dylan.

Lola rennt (1998)

Un thriller eccitante, scritto e diretto dal talentoso Tom Tykwer, regista di capolavori come “Profumo - Storia di un assassino” e “Cloud Atlas”. Il film racconta la storia di una giovane donna (Franka Potente) che ha solo venti minuti per salvare la vita del suo fidanzato (Moritz Bleibtreu), un ex criminale. Il film mostra quello che potrebbe accadere in questi venti minuti, in tre scenari paralleli. Non ci sono dubbi: la suspance vi lascerà incollati allo schermo. 

 

Solino (2002)

Vi siete mai chiesti perché i tedeschi amino così tanto il cibo italiano? Questo film vi darà tutte le risposte che stavate cercando. È la storia della famiglia Amato, emigrata dal sud Italia nel bacino della Ruhr, la storica regione della Renania Settentrionale-Vestfalia. É una delle tante famiglie che, negli anni sessanta, hanno dato vita al fenomeno migratorio che ha visto migliaia di italiani spostarsi in Germania come Gastarbeiter, i lavoratori stranieri. Alcuni aspetti della cultura italiana cominciano e integrarsi con quelli della cultura tedesca. Il padre di famiglia, Romano, arrivato a Duisburg per lavorare in miniera, si rende ben presto conto che gli manca la dolce vita. Nel frattempo la fama culinaria di sua moglie Rosa comincia a diffondersi per tutto il quartiere. I due decidono quindi di aprire un ristorante italiano e di chiamarlo Solino, in onore del loro paese d’origine.  Il film ci mostra l’evolversi delle vicende familiari di decennio in decennio e descrive il difficile percorso d'integrazione nella società tedesca dei due figli di Rosa e Romano, che si sentono ancora fortemente legati alle proprie radici italiane e sono ancora animati dal desiderio di scoprire le proprie origini. Il regista Fatih Akin è uno dei miei registi preferiti  in assoluto. È nato ad Amburgo da una coppia di immigrati turchi. Per questo motivoquelli dell’immigrazione e dell’integrazione sono temi che lo toccano nel profondo. 

Ci ha raccontato una storia di ricerca della propria identità, della nostalgia di un tempo ormai perduto, di fratellanza e di rientro nella propria patria. Vi innamorerete di tutti i personaggi, nonostante tutti i loro difetti. 

Herr Lehmann (2003)

Un tragicommedia basata sul romanzo omonimo di Sven Regener (cantante della band tedesca “Element of Crime) che descrive la mentalità autocommiserativa dei giovani di Berlino Est poco prima della caduta del muro. Nei suoi 28 anni di isolamento dal resto della città, il quartiere Kreuzberg ha visto nascere un’apatica subcultura che si è diffusa tra le sua mura cadenti, alimentata dai giovani frequentatori di bar, dall'animo un po’ bohémien.

Christian Ulmen interpreta il laconico Herr Lehmann in maniera magistrale, tanto da portare lo spettatore a rimpiangere di non aver mai preso parte a una tanto inutile quanto coinvolgente discussione con lui, magari di fronte a una birra. Leander Haußmann ha creato una vera e propria perla cinematografica. 

Goodbye, Lenin! (2003)

Cosa fareste se vostra madre si svegliasse da un lungo periodo di coma durante il quale il regime socialista in cui vivevate è fallito e il vostro popolo fosse stato stato riunito con la Germania occidentale? E se vostra madre fosse stata una forte sostenitrice del regime socialista e fosse troppo debole per accettare la realtà dei fatti? Giusto, cerchereste di tenerla all’oscure della realtà. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto in una nazione che sta cambiando velocemente per adattarsi alla cultura occidentale. Alex Kerner (Daniel Brühl) è cresciuto nella Berlino Est e non ha mai visto la città senza il muro. La Germania è stata riunita mentre sua madre si trovava in ospedale. Un film tragicamente divertente su un’importantissima fase storica e su come il cambiamento ha influenzato la vita quotidiana delle persone. 

The Edukators - Die fetten Jahre sind vorbei (2004)

Ad essere precisi, si tratterebbe di un film austriaco visto che il regista è Hans Weingartner. Ma, visto che è perlopiù ambientato a Berlino, possiamo trovare un compromesso e dire che si tratta di una collaborazione tra Germania e Austria. Jan (Daniel Brühl), Peter (Stipe Erceg) e Jule (Julia Jentsch) formano un giovane triangolo amoroso e, insieme, diventano dei rivoluzionari con lo scopo di combattere la classe borghese. Allo scopo di "educare" i borghesi, entrano nelle loro ville, spostano i mobili e lasciano dei biglietti sui quali scrivono “Die fetten Jahre sind vorbei” (Sono finiti i tempi delle vacche grasse). Una dichiarazione politica e una lotta generazionale che vi faranno riflettere. 

 

La sposa turca - Gegen die Wand (2004)

Nei film di Fatih Akin, egli stesso figlio di immigrati, il tema dell’immigrazione è ricorrente. E in ognuna delle sue pellicole il regista riesce a mostrarci uno spaccato inedito di queste subculture.

In questo film ci racconta la storia di Sibel (Sibel Kekilli, famosa per la sua interpretazione della concubina Shae nella serie TV “Il Trono di Spade”). Sibel è una giovane donna oppressa dalla sua famiglia che la  spinge a trovare marito e a sistemarsi. La sua infelicità culmina in un tentativo di suicidio. In ospedale, incontra un alcolista di mezza età, Cahit (Birol Ünel). Anche lui è un tedesco di origine turca e Sibel decide di cogliere l’occasione al volo, chiedendo a Cahit di organizzare un matrimonio di facciata per accontentare la sua famiglia. Ma una serie di drammatici eventi la costringe a fuggire a Istanbul. Lo spettatore si trova di fronte al dolore che deriva dal senso di non appartenenza. Chi sono i figli degli immigrati? Qual è il loro posto? Qual è la loro cultura? La disperazione dei personaggi è accompagnata dalla magistrale colonna sonora, che ha ispirato il documentario sulle influenze musicali della Istanbul moderna: “Crossing the Bridge - The Sound of Istanbul”. Questo emozionante viaggio culturale è un vero e proprio capolavoro del cinema turco-tedesco ed è solo la prima tappa della trilogia di Akin, “Love, Death and the Devil”.

Le vite degli altri - Das Leben der Anderen (2006)

Non ci stupisce che questo film abbia vinto il premio Oscar e il BAFTA per Miglior Film in lingua straniera.

Vivere nella Berlino Est negli anni ottanti significava non potersi fidare di nessuno: né dei tuoi vicini, né dei tuoi amici, a volte nemmeno della tua stessa famiglia. Il drammaturgo Georg Dreymann (Sebastian Koch) e la sua fidanzata, l’attrice Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), sospettati dal regime, vengono tenuti sotto stretto controllo dalla Stasi. L’organizzazione di sicurezza e spionaggio piazza delle microspie nel loro appartamento e, da quel momento, la narrazione prosegue dal punto di vista del capitano della Stasi, Gerd Wiesler (Ulrich Mühe, morto poco dopo la vittoria agli Oscar), incaricato di seguire minuziosamente gli eventi dai quali si lascerà coinvolgere un po’ troppo. 

Non fatevi assolutamente sfuggire il debutto cinematografico di Florian Henckel von Donnersmarck. 

 

Robert Zimmermann wundert sich über die Liebe (2008)

La risposta tedesca a “Il laureato” con un cameo di James Garfunkel, figlio di Art. L’avete già segnato nella lista dei film da guardare? Lasciate che vi incuriosisca ancora di più. In questo film  Leander Haußmann racconta magistralmente la storia di un giovane ragazzo che si innamora follemente della donna sbagliata. La brillante interpretazione di Tom Schilling e la meravigliosa colonna sonora vi faranno dire “ancora!”. La maggior parte delle canzoni sono della band tedesca “Element of Crime”, il cui frontman è Sven Regener, autore di “Herr Lehmann”. E sono certa che diventerete dei grandi fan del cantante folk russo, Vladimir Vysotsky. 

Soul Kitchen (2009)

Ecco a voi un altro brillante capolavoro di Fatih Akin, che ci racconta la storia di due fratelli tedeschi di origine greca e dei loro goffi tentativi di salvare il proprio ristorante. Zinos (Adam Bousdoukos) è il proprietario del Soul Kitchen, un ristorante malandato del porto di Amburgo. Il suo fratello Ilias, che si trova in carcere, ottiene un permesso premio, con la scusa di dover "lavorare" in questo ristorante. Ma gli ispettori fiscali rendono la vita di Zinos un inferno e così i due fratelli decidono di coalizzarsi e trasformare il posto in un ristorante di alta cucina, grazie all’aiuto di un folle chef (Birol Ünel) e di tutto lo strambo staff del locale. Akin si è ispirato al ristorante greco realmente esistente di Bousdoukos, di cui era un assiduo frequentatore.

Questo film è una dichiarazione d’amore di Akin ai suoi amici e alla sua città. Amburgo non è mai stata così bella. 

Oh Boy - Un caffè a Berlino (2012)

Il talentoso Tom Schilling, subito dopo aver lasciato gli studi, si perde alla ricerca di se stesso, vagando per le strade di Berlino. La cupezza di questa tragicommedia in bianco e nera si riflette nei nell’atmosfera malinconica della metropoli dove il protagonista vaga senza riuscire a prendere in mano la propria vita. Schilling dona un fascino genuino al personaggio e stimola il pubblico con dialoghi ironici e a volte filosofici. Questa opera prima del regista Jan Ole Gerster, nonché sua tesi di laurea, è diventato un vero e proprio capolavoro del cinema d’essai.

Victoria (2015)

Sebastian Schipper ha diretto questo capolavoro, accompagnandoci per le strade pulsanti di Berlino in un unico piano sequenza.  Victoria è una ragazza spagnola che ha sempre vissuto una vita solitaria, fino al suo arrivo nella capitale tedesca, tre mesi prima. Dopo una notte folle in uno dei tanti locali berlinesi, Victoria incontra un gruppo di giovani e passa la notte in loro compagnia. Quella che all’inizio sembra essere un’innocente avventura giovanile, si trasformerà ben presto in un thriller mozzafiato e pieno d’azione. Frederick Lau, nel ruolo di Sonne, ci offre un’interpretazione magistrale e ci cattura con il suo fascino pungente. Lo stesso fascino di cui sarà vittima Victoria, che si lascerà coinvolgere nelle vicende che seguiranno al loro incontro. Questa pellicola avrebbe davvero meritato di vincere l’Oscar come Miglior film in lingua straniera, ma purtroppo è stata squalificata perché conteneva una percentuale  di dialoghi in inglese superiore al 50%. Un grave errore che gli è costato l'Academy Award ma, Oscar o meno, questo resta uno dei migliori film tedeschi mai girati.