Il cinema della Groenlandia arriva a Copenaghen

Articolo pubblicato il 21 marzo 2012
Articolo pubblicato il 21 marzo 2012
“L’unico posto dove troverai progetti culturali groenlandesi in Danimarca è la biblioteca” profetizza un danese che incontro. Eppure, una sensibilizzazione nei confronti della produzione culturale di questa minoranza è in atto. Me ne rendo conto al festival biennale del film Nord Atlantico, all'omonimo centro culturale di Copenhagen.
Per la prima volta, il festival è dedicato esclusivamente alla cinematografia groenlandese.

Ad inizio 2012, la serie di successo della TV danese Borgen ha portato il discutibile rapporto tra la Danimarca e la vicina Groenlandia nei salotti europei. Ha dimostrato che i danesi, della Groenlandia, governata da Copenaghen, non sanno assolutamente nulla. Nonostante la serie sottolinei la continuità del colonialismo, solo il fatto che se ne parli potrebbe indurre a pensare che la Groenlandia cominci a fare notizia in Danimarca. Basta però dare uno sguardo alla fiorente industria cinematografica groenlandese per cambiare idea. Per oltre quattro giorni, a Copenhagen, ho preso atto dell’esistenza di una cultura affascinante a cui, fuori dalla Groenlandia, non si interessa quasi nessuno.

Il primo ministro Birgitte Nyborg ha visitato la Groenlandia per la prima volta.

L'amministratore delegato e i senzatetto

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Dal vivace centro città di Copenhagen alla strada sempre più deserta che porta al Centro Nord Atlantico nella parte est della città: più mi avvicino al festival cinematografico groenlandese, più il quartiere di Christianshavn mi sembra tetro. Tre amichevoli senzatetto, piuttosto alticci, si riparano dal vento tagliente. In un inglese biascicato, uno dei tre, un uomo di una trentina d’anni, mi aiuta a racimolare la moneta per il giornale di strada che vende prima di salutarmi facendomi ciao ciao con la mano. Tutti e tre hanno in comune il colorito scuro e dei bei lineamenti.

Sono questi i groenlandesi che si incontrano in Danimarca, mi dice Ivalu più tardi. Progettista grafica, è una dei 18.000 groenlandesi di terza generazione che vivono sul continente, secondo uno studio del parlamento groenlandese del 2007. Non è un caso che abbia una mamma groenlandese, un papà danese e un alto grado di istruzione: il giorno del nostro incontro brindiamo alla sua nuova carica di amministratore delegato. Ivalu ha parlato groenlandese fino all’asilo ma da allora in poi ha parlato sempre e solo danese e ha dovuto, non senza difficoltà, reimparare il groenlandese da adulta. È un aspetto ricorrente nella sua generazione. I groenlandesi imparano tutto sulla Danimarca a scuola. Hanno un’identità ibrida, sono sia danesi che groenlandesi. Dal punto di vista della lingua è più complicato, perché i cambiamenti politici hanno portato con sé approcci diversi in termini di politiche di istruzione. Il fatto che i compatrioti di Ivalu che cercano riparo nella metropolitana, i senzatetto, un gruppo sociale che si pensa costituisca il 10% dei groenlandesi in Danimarca, rimangano il prototipo dei groenlandesi per la maggior parte dei danesi è un testamento del colonialismo che il Paese tuttora esercita sull’isola del Mar Glaciale Artico, situata a quasi 4.000 km dalle sue coste.

L'ascesa del cinema groenlandese

La versione daneseDopo tre secoli di dominazione danese, la Groenlandia ha conquistato l’autogoverno nel 1979. Dal 2009 ha governato in modo indipendente in materia giudiziaria, di sicurezza e di risorse naturali, un passo che ad un certo punto potrebbe portarla all’indipendenza. Ad accompagnare questa “rivoluzione” politica, come la chiama l’ex attrice Vivi Nielsen, il suo gemello silenzioso: un passo verso l’autocoscienza della propria identità culturale. La narrativa sulla Groenlandia è rimasta scarsa e frammentata, il più famoso è stato forse il romanzo di Peter Hoeg, poi adattato per il cinema: Il senso di Smilla per la neve. Nonostante la critica dichiarata di Hoeg dello sfruttamento e dell’ignoranza danesi nei confronti della Groenlandia, il romanzo del 1992 cade inevitabilmente nella trappola di romanzare l’esotico e più autentico modo di vivere groenlandese. Nonostante questo, uno dei pochi personaggi groenlandesi del libro è un alcolizzato. “Essere un attore groenlandese in Danimarca è difficile”, ammette Vivi mentre siamo seduti nella Casa groenlandese a Copenhagen, nascosta in una strada laterale del centro. “Ti chiamano sempre per gli stessi ruoli”.

C’è una luce oltre il fiume; dentro il loft illuminato da candele, un gruppo di tipici avventori da cinema d’essai si raduna pregustando la prima del nuovo film groenlandese, Shadow in the mountains (Qaqqat Alanngui, 2011). Al posto dei popcorn, bicchieri di vino. Studenti misti a donne di mezza età, e almeno metà delle persone che si affrettano a prendere posto sono Inuit. Il silenzio generale è rotto da risate e gridolini.

La Groenlandia sta iniziando a raccontare la propria storia, con una produzione cinematografica in costante aumento in quest’isola di 55.000 abitanti. I primi, esitanti passi furono negli anni novanta, con collaborazioni groenlando-danesi come Heart of Light(Qaamarngup uummataa, 1998), ma è stato solo nel 2009 che il film groenlandese si è distinto sulla scena internazionale. L’esempio principe è A Man from Nuuk(Nuumioq) del regista groenlandese Otto Rosing e del regista e sceneggiatore danese Torben Bech, presentato orgogliosamente come il primo lungometraggio prodotto interamente in Groenlandia. Rosing sperava di mostrare alla Danimarca un’immagine della Groenlandia più vicina alla realtà, meno scontata del binomio senzatetto alcolizzato-eschimese che vive in un igloo. La troupe danese ha lavorato con attori dilettanti e giovani groenlandesi in modo da trasmettere le conoscenze e le competenze necessarie a far nascere un’industria cinematografica. Casualmente, il film di stasera, in cui un gruppo di adolescenti passa un weekend in un’isola della Groenlandia, sfoggia un cast e una troupe interamente groenlandesi.

Spettatori danesi: non pervenuti

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Le reazioni di danesi e groenlandesi sono tiepide quando chiedo del film. “È solo la tipica commediola hollywoodiana ambientata in Groenlandia”, liquida sprezzante Pauli, per metà groenlandese. Sembra che l’uomo nero della loro infanzia sia vivo, vegeto e assetato di sangue. Shadow in the mountains è presentato come il “film di maggior successo nella storia della Groenlandia”; il centro Nord Atlantico ha organizzato tre proiezioni speciali per far fronte alle richieste. Mentre gli spettatori soddisfatti si disperdono, penso di poter mettere da parte il presagio pessimista di un amico danese, che diceva che avrei trovato progetti culturali groenlandesi solo nelle biblioteche. Beh, per essere onesti non siamo proprio in un cinema, ma in un loft riconvertito con uno schermo per proiezione.

L'altra metà dell'Europa: i territori ex-coloniali

Non c’è da stupirsi visto che persino Nuumioq, nonostante il regista e la troupe danese, non è mai nemmeno uscito in Danimarca. “I film groenlandesi sono semplicemente troppo legati alla realtà locale per avere successo qui” dice il regista Torben. I danesi che partecipano a eventi groenlandesi generalmente rappresentano una minoranza che ha una qualche connessione con l’isola, ammette Vivi Nielsen. “Onestamente, non m’interessa cosa succede là” mi dice uno studente danese ore dopo, in un bar, dopo aver faticato a rispondere alla mia domanda su qual è la capitale della Groenlandia. I precursori del cinema groenlandese possono arrogarsi il merito di aver indirettamente portato all’apertura della prima scuola di teatro nel 2012. I talenti groenlandesi emergenti desiderosi di raccontare la propria storia stanno ancora aspettando il pubblico danese disposto ad ascoltarli.

Foto di copertina: S.O.S. Isbjerg © Groenlandia film festival; Borgen © screenshot Borgen/video: (cc) TumitProduction; (cc) qosikim/youtube.