Il caso Sallusti: un'occasione perduta?

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
Un decreto "ad personam", che stava per diventare l'ennesima legge bavaglio. L'ormai celeberrimo caso Sallusti, nato da un articolo scritto nel 2007 da uno dei suoi giornalisti, ha offerto all'Italia l'occasione di raggiungere gli altri paesi d'Europa, depenalizzando la diffamazione. Un'occasione, purtroppo, che sembra essere andata perduta.
Per fortuna, dal fronte del giornalismo precario arriva una buona notizia: la Camera approva finalmente la legge sull'equo compenso.

La decisione è di qualche ora fa. Alessandro Sallusti, per adesso, non andrà in prigione. Condannato ai domiciliari per diffamazione, il direttore del Giornale era evaso dalla casa della sua compagna, dove stava scontando una pena di 14 mesi. “Un gesto simbolico”, risponde il direttore, che tuttavia gli potrebbe costare da 1 a 3 anni di reclusione. E la grazia è tutt’altro che scontata, se anche il presidente Napolitano pensa sia meglio riprendere le trattative in Parlamento. 

Lungi dall’essere una battaglia personale, sin dall’inizio il caso Sallusti ha smosso le coscienze. Soprattutto quando l’emendamento, poi bocciato, alla cosiddetta legge salva-Sallusti, approvato con voto, non a caso, segreto dalla Lega, che prevedeva fino a un anno di reclusione per i giornalisti accusati di diffamazione, rischiava di tramutarsi in un bavaglio, contro il quale anche wikipedia ha protestato. Un provvedimento che aveva allarmato il Consiglio d’Europa, che aveva intravisto nella faccenda la possibilità per l’Italia di raggiungere gli standard europei, depenalizzando la diffamazione. 

Nel video che circola su YouTube, la polizia ha sì un fare da gestapo, ma Sallusti sembra quasi compiaciuto nelle vesti eroiche di giornalista messo a tacere. Invece, un’altra legge, la “svuota-carceri”, lo preserverà, forse, dalla prigione destinandolo, probabilmente, a casa Santanché e all’appellativo, non tanto eroico, di “privilegiato”.

Nel frattempo, lasciando da parte le poltrone comode dei direttori, una notizia che rincuora chi una scrivania di certo non ce l’ha: è stata finalmente approvata la legge sull’equo compenso per freelance e collaboratori autonomi. All’unanimità, per nulla segreta. 

Foto: © tommasovilla.it; video: IlGiornale/youtube