Il caso del prepuzio mancante

Articolo pubblicato il 03 novembre 2014
Articolo pubblicato il 03 novembre 2014

All’inizio di quest’anno il ministro per la salute norvegese ha scatenato discussioni, proponendo la circoncisione per i neonati gratuita e disponibile con i servizi sanitari nazionali. Non si tratta della prima controversia del genere: due anni fa la Germania assistette a un simile dibattito, mentre si infiammavano proteste in tutta Europa. perché la circoncisione è un tema tanto controverso? 

Dibattiti pubblici incontrollati sono spesso accesi da piccolezze, ma sembra sorprendente che un pezzetto di pelle non più lungo di qualche centimetro si possa rivelare tanto problematico. Ma se chiedete a Ferhad*, la circoncisione maschile non dovrebbe essere affatto tema di pubblico dibattito. «Onestamente, non è qualcosa di cui ti ricorderai. Un giorno ti alzi, e non c’è più.» Nato in Svezia da genitori curdo-iraniani, è stato circonciso all’età di quattro anni, secondo i costumi islamici. Quando era più giovane, non ha mai pensato al suo prepuzio mancante. Come giustamente osserva, «se sei circonciso, non ci stai a rimuginare tutto il tempo, semplicemente perché non sei a conoscenza d’altro.» Tuttavia, a Ferhad viene spesso ricordato che essere circoncisi non è la norma in Europa. Si inizia con occasionali confronti negli spogliatoi della scuola dopo le lezioni di ginnastica, ma in circostanze estreme il caso di un prepuzio mancante può portarti dritto in un tribunale. 

Ad aprile di quest’anno, il governo conservatore norvegese di Erna Solberg ha presentato una proposta per rendere la circoncisione maschile disponibile nel servizio sanitario nazionale. Mentre il team dietro Bent Høie, il ministro della sanità norvegese, ha replicato che operare questo intervento negli ospedali pubblici rendere più sicura la procedura, la loro proposta ha scatenato un grido di protesta dal pubblico. Già nel 2012, Anne Lindboe, difensore dei diritti dei bambini in Norvegia, aveva chiesto ripetutamente di bandire la circoncisione, classificandola come una pratica non necessaria che disprezza il diritto all’integrità del corpo di un bambino. Nessun genitore, lamentò Lindboe, dovrebbe avere il permesso di prendere decisioni unilaterali e irrevocabili sull’aspetto del corpo del proprio figlio. Ciò che appariva come un piccolo taglietto per un uomo, improvvisamente divise una società modello affermata in campi opposti. A giugno, il parlamento norvegese ha approvato un atto per proteggere il diritto dei genitori osservanti di far circoncidere i loro figli maschi da un chirurgo o da un “circonciditore” proveniente dalla propria comunità religiosa.

Pratica religiosa o ferita al corpo?

Sebbene il padre di Jonathan non sia un ebreo particolarmente osservante, ha comunque fatto circoncidere suo figlio otto giorni dopo la sua nascita. «Mio padre ha pensato che sarebbe stato strano per me e per mio fratello vedere che eravamo diversi da lui, perciò è andato avanti secondo la procedura.» Ma Jonathan, che è nato in Inghilterrra, ha realizzato subito di sembrare diverso dagli altri ragazzi. «Mi ricordo discussioni al bagno all’asilo quando avevo tre anni. Vedevo che gli altri bambini avevano il prepuzio e provavo a dire loro che quella cosa era strana, e che probabilmente non doveva essere lì!» Vent’anni più tardi, Jonathan non è ancora del tutto sicuro delle implicazioni morali del rito della circoncisione. Sebbene non abbia mai incontrato nessuno che rimpianga di essere circonciso, adesso gli sembra una cosa sbagliata in linea di principio. «Se la circoncisione è considerata una parte importante di certe culture, allora un uomo dovrebbe decidere per sé e optare per essere circonciso da adulto, piuttosto che optare per i propri figli.»

Nel giugno 2012, la Germania assistette a un dibattito simile a quello della Norvegia, dopo che un tribunale di Colonia giudicò la circoncisione alla pari con una ferita corporea. Questo portò molti ospedali nel paese a cessare di praticare questa procedura, il cui status legale fu improvvisamente giudicato “incerto”. Con una ragguardevole popolazione turca e curda di circa quattro milioni di abitanti, che pratica la circoncisione regolarmente su tutti i ragazzi, questo episodio non fu una lieve agitazione. Sebbene la corte di Colonia non bandì del tutto la pratica, sentenziò comunque che il diritto all’integrità del corpo di un bambino deve prevalere su stipulazioni religiose e genitoriali. Dopo discussioni infiammate circa la necessità di un prepuzion nel 21° secolo, il Concilio Etico Tedesco entrò nel dibattito e fece appello a degli standard legali universali, negando così l’affermazione che la circoncisione maschile sia una pratica dannosa. A dicembre 2012, il parlamento tedesco approvò in fretta una legge per assicurare che la circoncisione rimanesse legale, se operata da un dottore o praticante esperto, che può praticare il taglio fino a sei mesi dalla nascita del bambino.

Una piccola operazione chirurgica che tuttavia rimane esotica

Il più delle volte, in Europa non viene data molta attenzione alla circoncisione maschile, dove la mutilazione genitale gemminile (MGF) – a volte erroneamente chiamata “circoncisione femminile” – è una preoccupazione molto più grande. Ma le due pratiche non vanno confuse in alcun caso. La MGF è semplicemente quello che il nome suggerisce: un atto cruento di violenza contro le donne che è giustamente considerato fuorilegge in tutti i paesi europei. La circoncisione maschile, invece, è tutta un’altra storia. Se praticata correttamente, è una piccola operazione chirurgica che raramente ha effetti negativi sul benessere fisico o mentale di un ragazzo. Secondo il rapporto Male Circumcision: Global Trends and Determinants of Prevalence, Safety and Acceptability dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), si stimava che circa il 30 percento di tutti gli uomini sarebbero stati circoncisi entro il 2007, di cui il 69 percento erano musulmani e lo 0,8 percento ebrei. Il rimanente 13 percento non appartiene ad alcuna delle due religioni, ma sarebbe circonciso perché la pratica è stata incoraggiata fino agli anni ’70 negli Stati Uniti, in Canada, Regno Unito e Australia, per la prevenzione delle malattie e per l’igiene.

In Europa la circoncisione maschile non è mai stata davvero trattata. Con l’eccezione di Bosnia e Herzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Albania, i tassi di circoncisione nei paesi europei rimangono per lo più sotto il 10 percento, secondo le stime dell’OMS.

Ma con un flusso crescente di immigrati da paesi musulmani, queste cifre potrebbero essere riviste entro pochi decenni. «Se lo chiedete a me, la circoncisione è vista come troppo esotica in Europa,» dice Ferhad, la cui unica preoccupazione riguardo il suo prepuzio mancante è che «a volte le ragazze non sanno esattamente cosa fare.» Ma non è il solo.

Oltre che per motivi religiosi, la circoncisione può aiutare a contrastare condizioni sanitarie quali infezioni croniche del tratto urinario, o fimosi patologiche. Quest’ultima è una condizione per la quale il prepuzio non può essere del tutto ritirato, cosa che può risultare estremamente dolorosa e risultare in ogni tipo di complicazione.

L'importanza del non avere il prepuzio

Nel Regno Unito, dove la circoncisione non è disponibile nel Servizio Sanitario Nazionale (NHS), circa il 6 percento di tutti gli uomini sono circoncisi per motivi non religiosi. A Paul* è stata diagnosticata la fimosi quando aveva dodici anni: «ricordo l’intervento chirurgico. Fu molto doloro e non potei camminare bene per un mese. Mettono dei punti di sutura attorno e dovevo fare bagni caldi per via del dolore.» Dopo pochi mesi, i postumi dell’operazione si erano ridotti di intensità, ma rimasero dei leggeri effetti psicologici: «Sapevo che essere circoncisi è insolito nel Regno Unito, perciò ero preoccupato che le ragazze potessero pensarmi strano. Ttuttavia mi piaceva essere circonciso, perché prima dovevi ritirare il prepuzio per pulirti, il ché era nauseante.»

Negli anni recenti, l’OMS ha portato il dibattito sulla circoncisione un passo in avanti. Secondo alcuni studi medici, gli uomini circoncisi sono a un rischio più basso di contrarre l’HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili. Per questo motivo l’OMS, insieme a UNAIDS, ha ripetutamente fatto appello perché la circoncisione maschile venga inserita nei programmi comprensivi di prevenzione dell’HIV nell’Africa sub-sahariana. Mentre in alcuni paesi quali Etiopia e Madagascar la circoncisione è già una pratica diffusa, le cifre stanno crescendo adesso in altri paesi africani. In Europa, dove la circoncisione non è sostenuta come uno schema di prevenzione dell’AIDS, non sono stati registrati cambiamente significativi negli ultimi 50 anni, mentre i tassi di circoncisione in Stati Uniti, Canada e Regno Unito sono lentamente scesi. Le ragioni principali di ciò potrebbero essere studi più recenti medici meno conclusivi circa i benefici per la salute solitamente associati alla circoncisione, così come il fatto che molti servizi sanitari nazionali non ne coprano più i costi.

Se chiedete a Paul, non ci ripenserebbe una seconda volta se dovesse essere circonciso di nuovo: «A mio parere, il prepuzio è un intoppo nell’evoluzione che può essere risolto con una semplice operazione. Se avessi un bambino, vorrei che venisse circonciso perché penso che ne valga la pena.» Jonathan, d’altra parte, non vorrebbe prendere decisioni: «Se avessi un bambino piccolo non vorrei che venisse circonciso perché è il suo prepuzio e dovrebbe decidere lui se tenerlo o no.» Ferhad, tuttavia, non sa immaginare di avere un bambino e non farlo circoncidere, anche se non è un musulmano praticante: «Quando ero alle superiori, i ragazzi parlavano tanto di cose disgustose alle quali non mi potevo rifare,» spiega Ferhad. «Penso che avessero a che fare col fatto che sono circonciso, motivo per cui sono piuttosto felice di essere stato trasformato così», aggiunge con una risata. Forse qualcosa da tenere a mente? Dopo tutto, è solo un piccolo taglio per un uomo.

* Tutti i nomi sono stati cambiati dall'autore.

This article was first published in the October issue of Europe&Me. All rights lie with the author and Europe&Me.