Il Capodanno cinese a Prato, prove d'integrazione per l'anno nuovo

Articolo pubblicato il 06 marzo 2015
Articolo pubblicato il 06 marzo 2015

Come si festeggia il Capodanno cinese in Italia? Il nuovo anno della capra è iniziato da poco e a Prato si è celebrato in grande stile. Il racconto della tradizionale sfilata del dragone e di come l'integrazione tra cinesi, italiani e le diverse generazioni può passare anche da queste occasioni.

Il 19 febbraio 2015 è iniziato l'anno della capra. Secondo il calendario cinese — dove l'inizio di ogni mese coincide con il novilunio — il Capodanno è segnato dalla prima luna nuova dell'anno e l'animale zodiacale associato al 2015 è la capra, simbolo di sensibilità e creatività, timidezza e onestà. I quindici giorni di festa si sono appena conclusi e anche Prato, che ospita una comunità di oltre 15 mila residenti orientali, è stata al centro di diverse celebrazioni.

Tutti in fila per la campana

Al tempio buddista Pu Hua Si la "mezzanotte" (di Pechino) è scoccata nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio, alle ore 17 italiane: abiti a festa, incenso, canti, candele e una grande folla in coda per suonare la tradizionale campana, un buon auspicio per l'anno appena iniziato. Tutto intorno l'oro delle statue e dei paramenti del tempio, insieme ai drappi e ai vestiti di colore rosso, considerato un portafortuna. All'uscita a tutti i partecipanti è stato offerto anche un pasto pronto, nel rispetto della tradizione che prevede di cucinare cibo in abbondanza già dalla vigilia di Capodanno.

Draghi e leoni, si danza

L'inizio di marzo ha visto l'arrivo dei cortei in maschera con dragoni, leoni e le altre figure della simbologia buddista. Dopo un primo turno nella zona industriale, tra i capannoni e i laboratori di pronto moda cinese, il corteo ha attraversato le strade della Chinatown pratese nel "Macrolotto Zero", per concludersi in piazza del Comune. Erano 6 anni che la sfilata si fermava appena varcate le mura: riportarla sotto le finestre del municipio — nel cuore del centro storico — è stato un gesto simbolico e di apertura manifestato dalla giunta comunale di centrosinistra, eletta lo scorso anno dopo una legislatura affidata al centrodestra.

Una domenica mattina di fine inverno, un po' grigia, si è improvvisamente colorata di rosso, oro, verde e rosa, con il fragore dei tamburi e dei gong percepibile in tutto il quartiere. Tra gli sguardi quantomeno incuriositi dei residenti italiani, le danze del dragone e del leone hanno sicuramente catturato l'attenzione della folta schiera di fotografi presenti. Secondo la millenaria cultura cinese, i draghi sono creature sacre di acqua e di aria, che portano prosperità e sono grado di governare le piogge. Mentre la danza del leone, sinonimo di vigore e forza, scaccia le forze negative, così come il rumore assordante dei petardi è utile a spaventare gli spiriti malevoli. 

Per questo motivo, lungo il percorso della sfilata, sono frequenti le soste nelle botteghe e nelle attività commerciali cinesi che si affacciano sulla via. Addobbate di tappeti e panni rossi, accolgono il rito propiziatorio dei dragoni: i volontari che li sorreggono con delle aste entrano ed escono di corsa dai negozi, tra il fumo e il crepitio dei mortaretti. In cambio i commercianti offrono alla folla piccoli banchetti di frutta, dolci e caramelle.

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Comunità e generazioni a confronto

Lungo i sei chilometri del corteo la partecipazione è stata buona, molte famiglie cinesi sono scese in strada dalle proprie abitazioni e anche la comunità italiana ha colto l'invito: tanti giovani; volti distesi e sorridenti; solo qualche pratese è rimasto stupito, se non infastidito, da quello che deve essergli sembrato uno strano carnevale fuori programma o un intralcio al traffico. Impossibili da contare le macchine fotografiche (perlopiù di fotoamatori o professionisti italiani venuti apposta per il Capodanno) e gli schermi degli smartphone sfoderati dai passanti. 

A Prato non c'erano solo orientali tra i figuranti: erano presenti anche due associazioni italiane di Perugia e Roma specializzate in discipline orientali (Italy Lion and Dragon Dance e Tao Chi) e un drappello degli "Sbandieratori e musici della Signoria di Firenze". Ma i veri protagonisti sono state le decine di adolescenti cinesi che — tra uno spuntino e un selfie rubato con i compagni — hanno sfilato con i costumi addosso, sorreggendo il dragone o le lanterne rosse.

Con la loro naturalezza, senza rendersene conto, questi ragazzi e queste ragazze hanno dimostrato di essere una sorta di anello di congiunzione tra tradizione e contemporaneità, tra le radici dei padri e la città italiana dove sono nati o cresciuti. Le seconde generazioni di immigrati sono ormai un fatto compiuto e saranno una delle prossime sfide per la città, tanto per i residenti italiani che li percepiscono come corpi estranei, quanto per le comunità di provenienza che non vorrebbero vedere i figli diventare "giallo fuori e bianco dentro". 

All'altro capo di questa ideale catena ci sono anche i diversi bambini italiani che hanno seguito il corteo in gruppo o accompagnati dai genitori. Sono andati a festeggiare il Capodanno di quelli che probabilmente considerano i loro compagni di banco e nulla di più. Resta da convincere gli adulti — cinesi o italiani — che tanti cambiamenti sono già avvenuti e che bisogna trovare il modo di cogliere questa opportunità.

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