IL CABARET AI TEMPI DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2013
Articolo pubblicato il 11 dicembre 2013

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In questi giorni, l’Anti-Cultural Theatre (Teatro Anti-Culturale) "Alika Sirotanović" ha celebrato i suoi 10 anni sulla scena comica bosniaca erzegovinese. Nonostante la loro esperienza decennale, si considerano ancora dei dilettanti e il loro lavoro è stato enfatizzato da un approccio comico-satirico ai problemi di base della società con numerose performance e rappresentazioni. 

In que­sti gior­ni, l’An­ti-Cul­tu­ral Thea­tre (Tea­tro An­ti-Cul­tu­ra­le) "Alika Si­ro­ta­no­vić" ha ce­le­bra­to i suoi 10 anni sulla scena co­mi­ca bo­snia­ca er­ze­go­vi­ne­se. No­no­stan­te la loro espe­rien­za de­cen­na­le, si con­si­de­ra­no an­co­ra dei di­let­tan­ti e il loro la­vo­ro è stato en­fa­tiz­za­to da un ap­proc­cio co­mi­co-sa­ti­ri­co ai pro­ble­mi di base della so­cie­tà con nu­me­ro­se per­for­man­ce e rap­pre­sen­ta­zio­ni. I mem­bri del­l'ACT sono Dušan Jokić, Mirko Kom­l­je­no­vić Mir­kan, e Igor Ka­la­ba e an­dran­no pre­sto in onda con la sit­com "Si­ro­ta­no­vići" sem­pre di loro crea­zio­ne. Ho de­ci­so di scri­ve­re di loro per­ché rap­pre­sen­ta­no alla per­fe­zio­ne l’am­bien­te della Bo­snia ed Er­ze­go­vi­na, con i suoi van­tag­gi e i suoi svan­tag­gi.

In que­sti dieci anni non sono mai riu­sci­to ad as­si­ste­re ad una loro per­for­man­ce e per que­sto l’in­ter­vi­sta che segue è la mia prima forma di con­tat­to con i fa­mo­si ACT. Du­ran­te una pia­ce­vo­le con­ver­sa­zio­ne se­ra­le nel caffè cul­tu­ra­le Rose, i mem­bri del grup­po spie­ga­no il per­ché del­l’An­ti-Cul­tu­ral Thea­tre, il per­ché di Alija Si­ro­ta­no­vića e tante altre cose.

Per­ché siamo co­no­sciu­ti come An­ti-Cul­tu­ral Thea­tre? Per­ché nella no­stra quo­ti­dia­ni­tà siamo cir­con­da­ti da una se­mi-cul­tu­ra ormai ac­cet­ta­ta come cul­tu­ra vera e pro­pria, e og­gi­gior­no ogni cosa viene de­fi­ni­ta con que­sto ter­mi­ne. Noi non vo­glia­mo farne parte. Fin­ché la se­mi-cul­tu­ra sarà con­si­de­ra­ta cul­tu­ra, noi sa­re­mo an­ti-cul­tu­ra­li. Inol­tre siamo anche Si­ro­ta­no­vići per­ché pro­ve­nia­mo da una clas­se ope­ra­ia, e Alija Si­ro­ta­no­vić (mi­na­to­re e icona della clas­se ope­ra­ia Iu­go­sla­va) è il sim­bo­lo del la­vo­ro duro. 

Non an­drem­mo a sca­va­re in una mi­nie­ra, ma non per que­sto non la­vo­re­re­mo. Il la­vo­ro è ne­ces­sa­rio per pro­spe­ra­re. E pro­prio gra­zie ai no­stri sfor­zi siamo riu­sci­ti a gua­da­gnar­ci un pub­bli­co fe­de­le che ci segue e par­te­ci­pa ai no­stri spet­ta­co­li, e stia­mo cer­can­do di man­da­re loro un mes­sag­gio

A es­se­re pre­ci­si non vo­glia­mo man­dar­gli un mes­sag­gio, per quel­lo ci sono gli uf­fi­ci po­sta­li. Quel­lo che vo­glia­mo fare è evi­den­zia­re i pro­ble­mi della so­cie­tà e spin­ger­li a usare la pro­pria testa, a pen­sa­re. Per que­sto mo­ti­vo i no­stri spet­ta­co­li sono stati de­scrit­ti come arte so­cial­men­te im­pe­gna­ta. Siamo come dei pro­fes­so­ri per la so­cie­tà”.

Il flus­so di pen­sie­ri è stato in­ter­rot­to bre­ve­men­te dal ca­me­rie­re della bir­re­ria che ci ha por­ta­to la no­stra dose se­ra­le di al­cool; è stato pron­ta­men­te per­do­na­to. L’al­le­gra se­ra­ta quin­di con­ti­nua e la sto­ria della mis­sio­ne del­l’ACT è ap­pe­na ini­zia­ta.

“Le no­stre per­for­man­ce non sono sem­pli­ci umo­ri­smi da ga­bi­net­to pen­sa­ti per far ri­de­re senza an­da­re a toc­ca­re nes­sun ar­go­men­to in pro­fon­di­tà. Il no­stro umo­ri­smo ha un re­tro­sce­na sto­ri­co e so­cia­le che deve es­se­re ca­pi­to a pieno prima di far sca­tu­ri­re una ri­sa­ta. Ci piace pen­sa­re che ab­bia­mo la stes­sa pre­sen­za di spi­ri­to di Monty Py­thon, ma pur­trop­po non pos­sia­mo dif­fon­der­la visto che qui non ci sono 60 mi­lio­ni di per­so­ne come in Gran Bre­ta­gna. Da noi ci sono 4 mi­lio­ni di per­so­ne, e di que­ste solo una por­zio­ne quasi ine­si­sten­te legge ed è in pos­ses­so di certe co­no­scen­ze in campo sto­ri­co, so­cio­lo­gi­co, fi­lo­so­fi­co e in altri am­bi­ti.

Ora più che mai, la no­stra so­cie­tà ha bi­so­gno di pro­fes­so­ri di etica ed este­ti­ca, ma si pre­oc­cu­pa sol­tan­to di ma­te­rie come la de­mo­cra­zia e i di­rit­ti umani. Gente, a casa vo­stra non vi hanno mai in­se­gna­to a com­por­tar­vi bene e a ri­spet­ta­re le altre per­so­ne? Dob­bia­mo ve­ra­men­te fare delle po­le­mi­che a ri­guar­do? La ri­spo­sta è sì. Ep­pu­re, non c’è nes­su­no che vi parli della bel­lez­za, del­l’ar­te o della mo­ra­le. Oggi l’im­por­tan­te è apri­re un blog o una cosa del ge­ne­re per per­met­te­re ad al­cu­ni ra­gaz­zi­ni di ve­de­re dei peni men­tre il sa­pe­re viene messo in se­con­do piano. La no­stra so­cie­tà ha un bi­so­gno di­spe­ra­to di un ap­proc­cio uma­ni­sti­co”.

Quan­do il cen­tro della di­scus­sio­ne si spo­sta sulla si­tua­zio­ne del ca­ba­ret mo­der­no in Bo­snia ed Er­ze­go­vi­na, ACT non perde tempo e lo com­pa­ra alla si­tua­zio­ne po­li­ti­ca e di­fen­si­va del­l’Af­gha­ni­stan: la scena mo­der­na manca di “idee e palle”, due ele­men­ti es­sen­zia­li. Du­ran­te gli anni la di­su­ma­niz­za­zio­ne ha spin­to l’u­mo­ri­smo, in­sie­me a tante altre forme d’ar­te, ai mar­gi­ni della so­cie­tà. In pas­sa­to ab­bia­mo avuto spet­ta­co­li come “Top Lista Na­drea­li­sta” (let­te­ral­men­te “top list sur­rea­li­sta”, è la per­for­man­ce co­mi­ca più fa­mo­sa della Iu­go­sla­via) e oggi ab­bia­mo “Kur­sadžije” (let­te­ral­men­te “cor­si­sti”, una sit­com re­la­ti­va­men­te ag­ghiac­cian­te), en­tram­bi rap­pre­sen­ta­ti nella cit­ta­di­na te­de­sca di Gel­sen­kir­chen per un pub­bli­co Iu­go-Sve­vo, o co­mun­que per­so­ne che hanno ab­ban­do­na­to l’ex-Iu­go­sla­via per vi­ve­re in Eu­ro­pa.

Oltre al ca­ba­ret mo­der­no, la mag­gior parte delle per­so­ne ama in­trat­te­ner­si con “cazzo, figa, merda e tette”, come ha detto un co­mi­co de­fi­nen­do uno spet­ta­co­lo su­per­fi­cia­le. La vol­ga­ri­tà può anche es­se­re di­ver­ten­te, ma non è que­sto il punto. L’u­mo­ri­smo deve es­se­re ar­gu­to. Nes­su­no vuole sa­pe­re che co­lo­re aveva il tuo vo­mi­to o quan­to era densa la tua diar­rea. Anche se sono cose di­ver­ten­ti, non sono umo­ri­sti­che - è di­ver­so. L’u­mo­ri­smo sca­den­te è come il sesso sca­den­te: ridi ma senti come un vuoto den­tro di te. È per que­sto mo­ti­vo che cer­chia­mo sem­pre di “fare del buon sesso con il no­stro pub­bli­co”.

Come ho già detto prima, l’u­mo­ri­smo può es­se­re una fac­cen­da molto seria. At­tra­ver­so le no­stre per­for­man­ce quel­lo che cer­chia­mo di dire alle per­so­ne è: vi state com­por­tan­do come degli agnel­li­ni. Se solo riu­scis­si­mo a fer­mar­ci un se­con­do e ana­liz­za­re la si­tua­zio­ne in cui ci tro­via­mo in quel de­ter­mi­na­to mo­men­to, sa­rem­mo in grado di rea­gi­re. Non ab­bia­mo più paura di dare fa­sti­dio a qual­cu­no. “Non dire nien­te, sarà peg­gio!” Non pos­sia­mo più pie­gar­ci al vo­le­re di qual­cu­no, è ar­ri­va­to il mo­men­to di al­zar­si. Non vo­le­te pen­sa­re, avete paura di farlo! Ma ren­der­si conto che è una cosa ne­ga­ti­va non peg­gio­re­rà le cose. Le cose peg­gio­re­ran­no se non ci ren­dia­mo conto che lo è”.

L’in­ter­vi­sta si è con­clu­sa più o meno in que­sto punto, ma per com­ple­ta­re il ri­trat­to del­l’ACT mi sento in ob­bli­go di ag­giun­ge­re al­cu­ni det­ta­gli. L’im­pe­gno so­cia­le del­l’ACT non è cir­co­scrit­to so­la­men­te al mondo delle pa­ro­le: ci sono mol­tis­si­me azio­ni e per­for­man­ce uma­ni­ta­rie a con­fer­mar­lo. L’e­ven­to più fa­mo­so è stato senza dub­bio l’e­spo­si­zio­ne delle let­te­re di ri­fiu­to “If I could work any less”. Og­get­to della mo­stra una doz­zi­na di let­te­re di ri­fiu­to che l’ACT ha ri­ce­vu­to da al­cu­ni “gran­di mae­stri del ri­fiu­to.” Al­cu­ne let­te­re erano così belle che sa­reb­be stato un pec­ca­to non farle ve­de­re al pub­bli­co. Die­tro que­sta in­ge­nui­tà ap­pa­ren­te, però, si na­scon­do­no l’i­ro­nia, il sar­ca­smo e la sa­ti­ra che que­sta rap­pre­sen­ta­zio­ne sfrut­ta per pun­ta­re il dito con­tro l’an­no­sa que­stio­ne della di­soc­cu­pa­zio­ne. Que­st’an­no l’e­spo­si­zio­ne ha com­piu­to il suo terzo anno di at­ti­vi­tà e que­sta volta, come l’an­no scor­so, sono state espo­ste let­te­re di ri­fiu­to sem­pre nuove e an­co­ra più in­cre­di­bi­li. L’i­ni­zia­ti­va ha avuto un eco così gran­de da tra­sfor­mar­si ad­di­rit­tu­ra in una ten­den­za este­sa­si in tutta la ra­gio­ne.

Visto che nella no­stra as­sem­blea cit­ta­di­na ci sono dei gi­ne­co­lo­gi, il fatto che ce lo stia­no met­ten­do nel culo è quan­to­mai evi­den­te. E siamo anche for­tu­na­ti, pen­sa­te se erano degli uro­lo­gi”, ACT con­clu­de così una se­ra­ta in­di­men­ti­ca­bi­le. Non ci ri­ma­ne altro da fare che le­va­re in alto i ca­li­ci e brin­da­re al loro de­ci­mo an­ni­ver­sa­rio, au­gu­ran­do­gli buona for­tu­na nel ri­sto­ra­re la spe­ran­za nel mondo della co­mi­ci­tà bo­snia­co er­ze­go­vi­ne­se e nella so­cie­tà in ge­ne­ra­le, che ha bi­so­gno più di chiun­que altro di una dose di sin­ce­ro umo­ri­smo uma­ni­sti­co.