Il bulldog inglese torna a ringhiare

Articolo pubblicato il 08 agosto 2005
Articolo pubblicato il 08 agosto 2005

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Le bombe di Londra hanno dato un senso nuovo all’identità inglese. Buone notizie per i sudditi di Sua Maestà, forse. Non certo per l'Europa.

Fino a qualche tempo fa, il Regno Unito pativa una crisi di identità. L’ex impero non riusciva a ridefinire i suoi connotati fondamentali nel mondo di oggi. E invece la recente doppia serie di attentati a Londra ha rinvigorito quella coesione nazionale che mancava da un po’. Gli attacchi hanno rafforzato il patriottismo. E rilanciato la xenofobia.

Britannia über alles

Il nuovo nemico comune degli inglesi? Gli estremisti musulmani. Un tempo visti con indifferenza, i terroristi vengono adesso percepiti come gente che vive, respira e pianifica i propri attacchi sul suolo di casa. Il Paese si sente realmente minacciato e la sua risposta è quella di riunirsi attorno alla sua bandiera. E gli incauti tabloid inglesi hanno dato il loro contributo per rafforzare questa reazione istintiva con titoli apparsi ad esempio sul Daily Mail come «Città della Paura» e «Inghilterra sotto attacco».

L'orgoglio nazionale sta ora montando in tutto il Paese: la Union Jack, la bandiera nazionale, sembra onnipresente, da Buckingham Palace fino ai pub dei piccoli villaggi. La gente ammette prontamente di sentirsi, a volte estremamente, orgogliosa della risposta della propria nazione agli attentati. E la popolarità del premier è schizzata alle stelle. Da Londra, Jessica Jameson sintetizza bene il sentimento comune in un suo commento sul sito web della BBC News: «dovremmo sentirci tutti orgogliosi del fatto che, in circostanze così tragiche, il Paese sia in grado di unirsi e di lottare contro il terrore».

L’avanzata nazionalista

Ma l'orgoglio nazionale ha rimesso in luce anche il suo lato più nefasto: un aumento pauroso della xenofobia. La popolazione sta divenendo sempre più sospettosa verso coloro che vengono “da fuori”, mentre servizi radio e TV mostrano quanto nel Regno Unito stia crescendo la diffidenza verso le minoranze del sud-est asiatico. Un atteggiamento xenofobo rinvigorito e che trova sbocco non solo nei confronti della gente che proviene da altri continenti.

Già da tempo infatti parecchi inglesi vedono il proprio Paese decisamente diverso dal resto d’Europa. Gli attacchi di Londra renderanno tutti ancora più ostili verso quelle organizzazioni internazionali d’oltre Manica in grado di influenzare la politica del Paese. E l’Unione europea è – of course – in prima fila. L’accresciuto euroscetticismo porterà il governo, agli inizi del proprio semestre di Presidenza Ue, a restringere l’agenda di riforme elaborata per l'Europa verso quelle aree che gli inglesi sembrano privilegiare. Vale a dire la sicurezza.

È triste ma vero: l’inglese medio associa l’Europa all’idea di “perdita”: perdita d’identità, perdita di cultura e, soprattutto, perdita di potere. È perciò estremamente improbabile che dopo questi attentati terroristici il ringhiante “bulldog”, simbolo nazionale inglese, cerchi oggi la protezione di quell'innocuo cagnolino che è l’Ue di oggi per gli inglesi.

Articolo pubblicato il 26 luglio 2005 nella rubrica caffeina.