Il bilinguismo spagnolo come arma politica

Articolo pubblicato il 04 marzo 2009
Articolo pubblicato il 04 marzo 2009
In un’Europa che conta 23 lingue ufficiali, non potevano certo mancare le discussioni a proposito della discriminazione di alcune minoranze all’interno della politica comunitaria. Il recente caso spagnolo ci aiuta a comprendere il rischio di politicizzazione del multilinguismo.

Nel luglio 2008 il quotidiano El Mundo, attraverso il cosiddetto Manifesto per la lingua comune, ha cercato di difendere l’uso del castigliano come lingua ufficiale in tutte le comunità autonome spagnole in cui è presente il bilinguismo: Isole Baleari, Catalogna, Galizia, Comunità Valenziana e Paesi Baschi. Un appoggio al castigliano o una campagna politica linguistica? Oggi, in pieno 2009, è la crisi economica a prendere tutto il nostro tempo e le nostre preoccupazioni, tuttavia, qui si parla di un fenomeno tipicamente europeo.Il manifesto, promosso dagli intellettuali spagnoli, denuncia come i madrelingua castigliani soffrano di una perdita di diritti nelle comunità bilingue: nei rapporti con la pubblica amministrazione, nella segnaletica stradale e degli edifici e nel sistema educativo, soprattutto in Catalogna. Ad alcuni va meglio che ad altri.

L’amministrazione regionale catalana esige un alto livello di conoscenza del catalano per chi ambisce ad un impiego amministrativo. In campo lavorativo si sottolinea come il bilinguismo sia ancora una chimera. Javier Chicharro, supplente di Educazione Fisica al Liceo Macarena di Siviglia, afferma esplicitamente come per lui sia “impossibile” accettare un impiego in Catalogna, non parlando catalano. Poi, però, aggiunge che un catalano può lavorare senza alcuna difficoltà in Andalusia, infatti là «la lingua richiesta è lo spagnolo, con una conoscenza da madrelingua…non è un’ingiustizia?», si chiede questo oppositore. Lali Cambra, catalana e corrispondete di El Pais in Sudafrica spiega che gli impiegati della pubblica amministrazione «servono i cittadini di una zona amministrativa concreta». Nel caso della Catalunya (Catalogna scritto in catalano), aggiunge: «ritengo normale includere il catalano come requisito, dato che i cittadini da amministrare sono catalani».

Catalano o castigliano?

Tornando al manifesto, è stato appoggiato da un significativo numero di media, tra cui: Tele 5, Tele Madrid e il quotidiano Abc, tutti accusati di essere “Madrid-centrici”. Forse quest’ associazione negativa ad un patriottismo “malato” è dovuta all’uso della lingua spagnola come bandiera patriottica durante la dittatura franchista, spiega Sonia Cruz, redattrice dell’emittente televisiva Antena3. L’iniziativa condotta dal filosofo Fernando Savater, dalla Presidentessa dell’Unidad Editorial (gruppo di proprietà di El Mundo) e dallo scrittore di origine peruviana Mario Vargas Llosa, non è stata ratificata dalla Real Academia Española poiché il suo direttore, Víctor García de la Concha, non ha voluto pronunciarsi su una polemica così politicizzata. Lali Cambra crede che questa iniziativa sia stata intrapresa per dar vita ad un dibattito artificiale creato dallo stesso mezzo di comunicazione per farsi sentire e fare polemica. «In Catalogna non ci sono problemi dovuti all’uso del catalano o del castigliano», spiega la giornalista e aggiunge che «i media non dovrebbero immischiarsi in questioni politiche». Le imprese private in Catalogna non sono affatto contrarie ad assumere personale competente, anche nel caso in cui la conoscenza del catalano sia scarsa e per strada è difficile trovarsi in difficoltà parlando castigliano. La facilità nel passare da una lingua all’altra è “sorprendente”, fa notare Pilar Solís, giornalista del Diario de Cádiz, che ha appena terminato un corso di fotografia a Barcellona.

Bilinguismo spagnolo: un esempio per l’Europa?

Sophie Vanlommel, redattrice della testata locale Het Belang Vanlimburg di Anversa, definisce il bilinguismo spagnolo come un “modello” al quale il suo paese dovrebbe rifarsi. Nonostante sia lei stessa bilingue, riconosce come nascere nella parte fiamminga o francofona del Belgio segni i cittadini sia dal punto di vista educativo che lavorativo. Sophie ammira la democrazia spagnola per aver saputo evitare, dopo Franco, la nascita di sistemi scolastici differenziati. «Per fortuna», aggiunge, «non ci sono state segregazioni ed è stata rispettata la convivenza di entrambe le lingue. Noi apparteniamo ad un gruppo o ad un altro, non siamo facilitati nell’imparare la lingua dell’altra metà del paese e quando questo avviene è sempre sotto forma di “lingua straniera”, non nostra».

Jaime Smyth, corrispondente a Bruxelles del The Irish Times, dice di essere abituato a leggere e scrivere in inglese ed in irlandese allo stesso modo, anche se l’irlandese, spiega, non ha ancora ottenuto «il potere necessario per entrare in questo tipo di discussione rispetto all’inglese». L’uso della lingua inglese come legame internazionale col resto del mondo fa in modo che si presti «molta attenzione alla sua diffusione e uso». L’irlandese, continua, «è destinato all’intimità familiare, alla vita privata di ognuno, interessi che non toccano le grandi aziende, almeno per il momento…».