Il bambino e il mare

Articolo pubblicato il 08 luglio 2009
Articolo pubblicato il 08 luglio 2009
Una storia d’amore e separazione fra due ragazzini nelle le Valleys of Glamorgan in Galles, raccontata da Alissa, un’insegnante di sostegno.

«Miss, William is daydreaming again», disse Katelyn con un’espressione innocente e indicò con aria di accusa il ragazzo dai capelli rossi alla finestra. Quando fui proprio dietro di lui, notai, riflesso nel vetro, che gli occhi di William erano umidi. Istintivamente feci un respiro profondo, per prepararmi ad un’altra crisi autistica del mio ragazzo dai capelli rossi.©Dave JG(busy)/flickr

«Are you sad, Scott?», gli chiesi usando apposta il suo nome segreto. Mi guardò con i suoi occhi chiarissimi, che mi facevano rabbrividire ogni volta, e chiese

«Miss, do you like being a teacher assistant in our class? Or would you prefer being somewhere else instead?»

«I like being in your class and I also like being somewhere else sometimes. And you, Scott?»

« I want to be somewhere else most of the time. I always want to be where Amy is», sussurrò schiacciando il naso contro il vetro.

Questa è una storia d’amore. Si svolge fra le aspre colline gallesi nelle così dette Valleys of Glamorgan. Si svolge nei cuori di due bambini, che nessuno crede capaci di amare.

C’era una volta un ragazzo

C’era una volta un ragazzo di 19 anni dai capelli rossi come il fuoco ed occhi chiarissimi che cambiavano colore. Secondo alcune voci era nato in America e portato fuori dall’ospedale poco dopo la nascita, per andare in Inghilterra con un certo treno a vapore, il Flying Scotsman.

C’era una volta una bambina di nome Amy, che aveva avuto un’infanzia normale, finché nella sua classe non arrivò un ragazzo di nome William o Scott. William aveva degli occhi straordinari ed Amy delle orecchie straordinarie. Assieme vivevano avventure più incredibili di quelle di Captain Cook.

«I need to go to Swansea, Miss».

Durante la pausa William si avvicinò a me. I suoi pugni si affondarono nella mia giacca e sbiancarono.

«I have been thinking a long time, Miss. See, my eyes became grey ». Mi rivolse il suo viso tondo e vidi le sue pupille inquiete immerse in un grigio sbiadito.

«Swansea is on the coast, right? If I could just stand on the beach Amy might hear me from where she is with her special ears, you know. And maybe I could see her with my eyes then. Maybe my eyes will get their normal colour back».

My trouble boy

Questa è la storia di una separazione. O di un amore che supera ogni frontiera. Quando il padre di Amy fu mandato ad Arklow, nel sud est dell’Irlanda, la famiglia decise di lasciare la piccola città gallese e scambiare il canto del vento con lo sciabordare del mare.

Guardai William in silenzio e capii che nessuno psicologo scolastico crederebbe mai che un ragazzo autistico sia innamorato.

«Will you go with me?»

Deglutii.

«Why don´t you ask your Nan to go on a trip to Swansea? I am sure she won´t say no.»

«My Nan does not like it when I talk about Amy. Please, Miss, I want to go with you.»

La babysitter di William apprezzava molto se le portavano via il ragazzo, che chiamava “the trouble boy”, per un giorno. E la madre sapeva bene che fra me e il figlio c’era un bel rapporto, che definiva “incredibly healthy”.

Il giovedì mi portò un disegno fatto da lui con un omino stilizzato dai capelli rossi e castani, un occhio blu ed uno marrone. L’omino era su quattro zampe.

«Who is that?» chiesi come una stupida indicando senza capire le quattro zampe. «It´s me» rispose fiero William.

«I have blue eyes in this picture. That means I am happy.»

«But why do you have four legs?»

«Two of them belong to Amy. And so do the brown hair and the brown eye. It´s Willamy. Half Amy and half me make one Willamy, together we are two Willamies.»

Rise come uno sciocco e cominciò a respirare dalla bocca. Poco dopo dovetti portarlo fuori dalla classe perché era in iperventilazione.

La storia di un amore

Il venerdì gli occhi di William erano blu come il cielo senza nuvole del Galles e non riusciva a concentrarsi su nessun esercizio. Quando il sabato entrai nella reception dell’hotel Swansea Beach Inn, dove avevo appuntamento con William, lui era già seduto su una grande poltrona verde e sorrideva davanti a sé.

Più tardi corremmo verso la spiaggia, scavalcammo un muretto e rotolammo giù sulle dune. William si alzò in piedi sputando la sabbia e guardò verso l’orizzonte. Chiuse gli occhi, corrugò la fronte come se volesse cogliere un suono lievissimo. Quando riaprì cautamente gli occhi, questi erano grigio verdi. Sapevo cosa voleva dire.

«She is there, waving at me!», gridò improvvisamente e scoppiò in un inquietante pianto convulso. Allora decisi di non fare come gli altri adulti e di non trattare più William come un bambino, ma come un innamorato. Decisi di accettare l’amore fra due bambini.

©Claudia Vieira/flickr

«Let´s go slowly back to the hotel. Enjoy the last minutes of today’s special moment with Amy. Tomorrow you will have another one», proposi. William cominciò a correre per le dune, dirigendosi verso le onde. Saltai in piedi e gli corsi dietro. S’inciampò e cadde colla faccia nella sabbia. Un pescatore si girò. Mi lasciai cadere di fianco a lui e cercai di tenerlo stretto, ma si liberò e andò verso l’acqua. Una piccola onda gli bagnò la scarpa, ma William non si mosse.

«Why do I feel that, Miss?», mi chiese. Lo allontanai dal mare e lo riportai verso la spiaggia, dove si lasciò cadere sulle ginocchia.

«It´s because you are in love.»

«In love», ripeté. «That´s what it is. It is really bad to be in love.»

William guardò verso il mare, poi aprì la sua piccola bocca e gridò a squarciagola. 

Quarto premio. Questo articolo è stato ricompensato con il quarto premio dalla giuria del Giovane Reporter, premio letterario dal tema: Verliebt in Europe  (Innamorati dell’Europa). Ecco la storia di una separazione e di un amore tra due bambini capace di attraversare le frontiere.