Il 2015 e la Génération Bataclan  

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 31 dicembre 2015

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Riflessioni sul 2015 e la Génération Bataclan

Il 2016 sta bussando. La porta del 2015 resiste ma per poco. Tra una manciata di attimi sparirà nel gorgo del tempo. Diventerà uno dei tanti anni che si perdono nella storia di tutti i giorni e nella Storia degli esami universitari. Tuttavia, per quanto il tempo sia un farmacista sempre pronto a regalare – ormai, visto il costo dei farmaci, si può usare il termine regalare solo se lo si associa a eventi sfuggenti come il tempo – sollievo ai sopravvissuti di qualsiasi tragedia, alcuni anni si somigliano come gocce d’acqua dello stesso bicchiere. Infatti la tragicità di questo fuggitivo 2015 ha lo stesso tenore e capacità di fermare le coscienze di un altro tempo del terrore. È solo esercizio di citazione ricordarne l’anno: 2011. Pertanto, il 2015, sparirà nella corsa dei minuti ma nessuno potrà, veramente, considerarlo un anno come tanti.

L’11 settembre 2011 e il 13 novembre 2015, non v’è dubbio alcuno, sono gocce d’acqua identiche e fratelli gemelli. Le due Torri e il Bataclan: il terrore ne ha fatto, insieme alle date, due luoghi che resteranno eternati nel paesaggio dell’anima di tutti.

Del Bataclan vale la pena ricordare, fra tutte le parole dette, quelle di Isobel Bowdery.  Dal suo profilo su Facebook: "Sono miracolata, ma per questo posso ringraziare gli eroi che mi hanno aiutato. L'uomo che ha rischiato la vita per tenermi al sicuro, la coppia che si scambiava le ultime parole d'amore e le persone che mi hanno consolato nei 45 minuti in cui pensavo che l'uomo che amavo fosse morto. E poi gli abitanti della zona che hanno aperto le loro case ai feriti e tutti quelli che mi hanno inviato messaggi di supporto. Grazie, è da queste cose che riesco a credere in un mondo migliore".

La “Gènération Bataclan”, come spesso in questi casi, è stata occasione di riflessione per politici, governanti, gente della strada, bambini. E artisti. Nella fattispecie, s'intende menzionare un cantautore, Mimmo Parisi, che tout court ha chiamato il suo personale omaggio esattamente come coloro, ragazzi e ragazze, che sono stati radunati sotto la definizione di, per l’appunto, “Gènération Bataclan”. Più che descrivere il brano, ovvero “Génération Bataclan”, vale la pena leggere qualche affermazione che Mimmo Parisi ha messo in rete: “Non ho grandi soluzioni, consigli speciali – e come potrei averli, sono solo un cantautore indipendente – ma so scrivere quattro parole e mettere giù quattro note e voglio mandarle in giro. Non salveranno nessuno. Non aiuteranno alcuno: con l’Arte, in fondo, non ci fai niente. Se hai mal di stomaco è molto meglio un Maalox di un quadro di Mondrian. Se ti scoppia la testa un’aspirina funziona molto più della Cavalcata delle Valchirie. Guerra e Pace? Forse il tomo potrebbe essere veramente utile mettendolo sotto quella gamba di tavolo che rischia di crollare… Come diceva il l’ottimo Bennato, “Sono solo canzonette”, tuttavia, forse una parola cantata o scritta, forse una rappresentazione pittorica a qualcosa servono: a pensare. È questo il mio più sentito auspicio in questo momento storico, chi ha un parere lo dica. Le soluzioni verranno”.

Link per “Génération Bataclan”: https://www.youtube.com/watch?v=ZILC-z0Hic4