Ikono On Air Festival: tra tv e video arte

Articolo pubblicato il 24 settembre 2013
Articolo pubblicato il 24 settembre 2013

Per la prima volta nella storia della video-arte ikono scommette sulla televisione e i mezzi di comunicazione di massa.

Il 6 settembre è stato inaugurato l’Ikono On Air Festival, una proiezione continuata di video arte che coinvolgerà più di trenta Paesi fino al 29 settembre. Il progetto di Jack Pam si appoggia a partner culturali di tutto rispetto, come il Centre Pompidou, ArtStack, Edge of Arabia, il Channels Film Festival, Connecting Cities, accomunati da una visione dell'arte come efficace forma di comunicazione internazionale. 

Certo, una proiezione di video arte sembra più che scontata, una banale tautologia, tuttavia un fattore rende questo festival una sorta di scommessa: i canali sono il webstream e la tv del proprio salotto. Per gli appassionati d'Italia, poi, la galleria A plus A ospiterà il 23 settembre una conferenza con i direttori di ikono; e Spazio Aereo ha in programma alcune giornate di riproduzioni su schermo cinematografico. Tra gli oltre 200 artisti presentati, appaiono nomi affermati e promesse annunciate: da Alfredo Jaar a Bill Viola, da Anthony McCall a Elisabetta di Sopra, che ha rivolto l'attenzione alle origini della video arte italiana. Il tutto sarà on air 24 ore su 24.

Promotore del festival è ikono, una piattaforma mediatica con sede a Berlino fondata nel 2006 da Elizabeth Markevitch. Attraverso i suoi canali televisivi (ikonoTV e ikonoMENASA) ikono offre contenuti d'arte – su musei, mostre o patrimoni riscoperti – in HD e senza interruzioni, cercando di evitare qualunque commento aggiuntivo che vincoli la fruizione alla conoscenza di una lingua. Un semplice tentativo di democratizzare l'arte, di renderla accessibile a chiunque.

LA SCOMMESSA DI IKONO

Con l’Ikono On Air Festival, per la prima volta viene promossa un'iniziativa che diffonde su un apparecchio di massa come la televisione una produzione artistica così elitaria quale è la video arte.

Entrando in un museo d'arte contemporanea, di fronte a uno schermo che proietta immagini possibilmente silenziose, molto enigmatiche e spesso in rotta con i consueti nessi temporali e spaziali può emergere una sensazione di estraneità profonda verso ciò che non possiamo né comprendere né tanto meno afferrare – eppure dovremmo. Ma come ogni realtà complessa e sensata si tratta del solito serpente che si morde la coda: le persone comuni, anche se acculturate, non comprendono la video arte perché richiede una conoscenza specifica, la quale non viene tradizionalmente insegnata o discussa negli ambienti meno specializzati perché riguarda un'arte poco diffusa. Ed è un'arte poco diffusa perché non compresa.

Un tipo di circolo vizioso che conosciamo molto bene, poiché, dall'economia all'amore, muove o immobilizza quasi ogni aspetto della nostra vita. Comprensione; conoscenza; diffusione: con un colpo a quest'ultimo termine, ikono ha voluto scuotere la stasi dell'andamento sfruttando televisione e mainstream. Sfruttando quindi dei mezzi di comunicazione di massa per espandere i confini di un'arte che, per quanto opinabile ed esteticamente incerta, ha pur sempre qualcosa da dirci. E una tale operazione paradossale, che coniuga élite e massa (parole che prendiamo nella loro banale valenza numerica), non può non suscitare una certa curiosità: per un'arte poco conosciuta, per video artisti che attirano chiacchiere e interesse, per una visione libera da pubblicità (e non è poco!), per un canale televisivo che si lancia in un universo controverso con una scelta potenzialmente storica per le sorti della video arte.

D’altra parte, lo sappiamo tutti, la televisione si divide in due rami distinti e distanti: la spazzatura e il confettino, ovvero il programma ricercatissimo da gustarsi in piena notte… in questo caso è fondamentale un'occhiata per togliersi lo sfizio.

Video Credits: ikonoTv / youtube