Ics cose che ti mancherrano di Firenze

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016

Avete presente quella storia per cui rimpiangiamo sempre quello che non abbiamo piú? Ecco, succede anche per quanto riguarda le cittá: inizialemente volevo dirvi cosa mi manca di Firenze in forma di lista, ma per spiegarvi l'essenza della malinconia fiorentina un articolo per punti casca male.

Ho vissuto per sei anni nella grigia Novoli, Firenze Nord vicinanze multiplex. Credo che finito l'entusiasmo da migrante del Sud che vede in qualsiasi posto dopo Roma la propria Mecca, non ci sia stato giorno in cui non abbia maledetto qualcosa di Firenze.

In primis:

La pioggia

L'incessante, long lasting, piovoso clima fiorentino mi privava violentemente della voglia di fare qualsiasi cosa. Eppure quante volte l'ho sfidata quella cavolo di pioggia! Principalmente quando c'era serata al Next-Emerson, quindi k-way, una media di sei birre da 66cl in corpo e il bagnato non era piú un problema, se escludiamo il rischio di venire investita brutalmente.

"La-coca-cola-con-la-cannuccia-corta"

Poi c'era la questione della comprensibilitá linguistica: vengo da Bari, immaginatevi come parlo. Ecco ora immaginatemi parlare con le vecchiette sul regionale Prato Porta al Serraglio-Firenze Rifredi. Io di C ne ho sempre messe troppe, loro troppo poche. Le T, misteriosamente sparite. I pronomi personali usati senza criterio, e poi da quando i verbi si dividevano fra transitivi e intransitivi? Non mi davo pace, io che salivo la spesa, scendevo l'immondizia e uscivo la bicicletta. Qua mi chiedevano di pulire il pavimento con le granate, di buttare il sudicio, che pensavo fosse un uomo dalla scarsa igiene, visto che il/lo/la diventarono improvvisamente anfitrioni dei nomi di persona. 

Indimenticabile poi, il primo giorno in facoltá: necessitavo disperatamente un tempera matite, dopo vari sguardi di disappunto e confusione, incontrai una giovane toscana di antica stirpe che comprese il mio disagio, ma invece del temperino mi diede  un appuntalapis

Sempre per non distaccarmi dagli stereotipi, la diatriba culinaria con i miei amici autoctoni finiva nella maggioranza dei casi con un lapidario "Si ma vuoi mettere i panzerotti con le cime di rapa?" (Ve l'ho detto, sono barese, uno ci prova ma è difficile guarirne).

Il "centro"

L'ultimo dei miei arci nemici era il centro. Ma come, direte voi, è cosí bello il centro di Firenze, con il Duomo, le piazze, etc. Si avete ragione, ma quando a Firenze ci vivevo per me il centro era essenzialmente un posto lontano da casa, sempre pieno di americani giganti e con evidenti difficoltá motorie, in cui non sapevo mai dove legare la bici. Il mio odio verso "l'andiamo in centro" aumentó esponenzialmente dopo che per colpa dei suddetti americani e della lobby dei birrai venne proibito bere in piazza alcol in bottiglia. (Cosa che abbiamo continuato a fare, hasta la victoria siempre compaño Peroni).

Ora confesso, cosa darei da quel di Barcellona per una schiacciaha del Pugi, o della coop. E pure la pioggia, mia acerrima nemica, mi fa nostalgia, sará che qui non ha piovuto per 100 giorni e la gente stava dando di matto. Persino quello che mi sembrava il piú irritante degli accenti mi manca, ogni tanto nella mia testa metto in reply conversazioni con i miei cari amici autoctoni, solo che, le sei birre a pre-serata di cui sopra, mi devono aver creato qualche problema, perchè inizio a fare mischioni strani fra toscano e castigliano. Ad esempio ieri volevo scrivere ad un'amica di Pisa una roba su un telefono che squilla troppo, e mi è uscito un: "Ovvú la acabais con este telefono". Per concludere, ora si che mi manca il centro, il lungarno illuminato, Santo Spirito e Santa Croce, fa niente per gli americani e gli erasmus moltesti.

Quindi niente, in conclusione vi dico bona, godetevela finchè ci siete, andateci quando potete.