I volontari Expo: un esempio per la città di Milano

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 19 gennaio 2016

Non solo lavoro: durante Expo circa 8.000 volontari, selezionati dal Ciessevi, si sono avvicendati tra il sito e il Padiglione dell'Unione Europea per aiutare i numerosi visitatori. Tanto da meritarsi l'Ambrogino d'Oro. Adesso parlano i volontari.

Da maggio a ottobre, questo il lungo arco di EXPO Milano 2015: 184 giorni in cui Milano è stata meta di affari o turismo per oltre 20 milioni di persone. Grande rilievo hanno avuto i circa 8.000 volontari che hanno incarnato il vento di novità che l'Esposizione Universale ha voluto portare, avvicendandosi sul campo e facendo da bussola alle ondate di pubblico non sempre facili da gestire. L’impegno di giovani e giovanissimi volontari non ha mancato di destare polemiche. “Io non lavoro gratis per Expo” è stato uno degli slogan che più spesso è volato di bocca in bocca, soprattutto tra studenti e lavoratori della generazione Erasmus.

E, naturalmente, anche il riconoscimento istituzionale ha coronato una storia fatta di opinioni ambivalenti. Il 7 dicembre, infatti, 5.500 volontari sono stati insigniti dell’Ambrogino d’Oro, storico riconoscimento che ogni anno la città di Milano assegna per onorare l’impegno civico. “Passione e serietà”, sono state le parole usate da Ivan Nissoli, presidente di CSV (Centro di Servizi per il Volontariato), associazione che si è occupata del reclutamento delle risorse volontarie sia per l’intera esposizione, sia per il Padiglione dell’Unione Europea, a commento dell’esperienza volontaria. I motivi per cui tanti hanno intrapreso l'esperienza sono vari, ma, intervistando alcuni dei diretti interessati, lo sguardo ha colto soprattutto la forte componente umana di chi, in prima linea o dietro le quinte, il volontariato l'ha fatto. 

Volontari per passione

“L'esperienza nel Padiglione Europeo – ci rivela Silvia Cannonieri, responsabile per il CSV – è stata pensata per rendere protagonisti questi ragazzi”. Di età compresa trai 18 e i 30 anni e tutti provenienti da contesto universitario, i volontari sono stati in grado di esprimere le competenze apprese tra i banchi e i laboratori delle università italiane e internazionali.

Tutte persone che nell'Europa ci credono”, continua Cannonieri, “e che spesso hanno alle spalle esperienze di Servizio Volontario Europeo (SVE) o Erasmus”. L'Unione Europea, infatti, non ha perso l'occasione per rafforzare i ponti che la collegano ai suoi giovani cittadini. Alla fine di ogni turno di volontariato (15 giorni per 5 ore al giorno) aogni volontario è stato rilasciato un certificato di partecipazione che valida l'esperienza della persona e le skills acquisite.

L'obiettivo dei ragazzi, i “giovani ambasciatori” (questo il nome adottato ufficialmente per loro), era promuovere l'Unione Europea, nell'ottica di partecipazione attiva alla cittadinanza. Feedback molto positivi, se circa il 96% dei partecipanti, stando a un sondaggio effettuato da CSV alla fine di ogni turno da due settimane, ha dichiarato la volontà di ripetere un'esperienza di volontariato in futuro.

L'entusiasmo delle “felpe bianche” traspare dalle dichiarazioni dei protagonisti: “Ho sempre creduto nel volontariato – spiega Alessio, 22 anni, studente – Expo per noi italiani aveva solo aspetti negativi”, ma il confronto con l’Europa ha messo in luce gli altri aspetti della partecipazione e Alessio ha deciso: “Voglio esserci a tutti i costi!”. Non solo, la scelta tra lavoro ed esperienza di volontariato affonda le sue radici in profondità: “Volevo essere in EXPO per passione, non per soldi”, ha affermato, e non è il solo.

Sono soprattutto le esperienze che formano il bagaglio delle persone e la loro avventura in EXPO. Per qualcuno a fare la differenza è stato il gruppo dei volontari. “Ci capivamo con lo sguardo, ci sentivamo protetti e supportati nei momenti di difficoltà” sono le parole conclusive di Alessio. L'impatto emotivo dell'esperienza è stato fortissimo. “In sei mesi ho conosciuto un numero enorme di persone – afferma invece Marco Busseni, che ha lavorato per CSV come team leader dei gruppi di volontari – "il lato negativo è che i rapporti rimangono molto superficiali”.

Luci e ombre dell'Esposizione Universale

Il rapporto con le migliaia di persone, che come fiumi in piena hanno esondato tra Cardo e Decumano, è stato ambivalente. Da una parte, molti hanno apprezzato il sorriso e l’assistenza forniti delle felpe bianche e hanno chiesto una mano per essere orientati nell'Expo Village, ma non sono mancate critiche anche aspre.

Uno dei punti dolenti su cui la polemica si è concentrata è stato proprio lo status di volontari, accusati di farsi oggetto di sfruttamento dell'organizzazione Expo.In effetti, i posti di lavoro che la partnership tra Expo e Manpower, società incaricata di gestire le risorse umane, ha creato, secondo i dati diffusi proprio da quest'ultima, sono stati più di 13.000 e il giro di affari totale intorno alla manifestazione ammonta a circa 23 miliardi di euro secondo quanto riporta Info Data, blog del de Il Sole 24 Ore.

Bufere grandi e piccole, opinioni pretestuose o sensate non hanno tuttavia soffocato lo spirito di iniziativa di chi come Lorenzo, novarese, classe 1993, ci ha dichiarato senza mezzi termini: “Mi sono buttato nell'esperienza EXPO perché volevo dare il mio piccolo contributo”. Solo su questo, forse, si basa l'idea di volontariato.