I Rom: una macchia sulla coscienza della Ue

Articolo pubblicato il 08 aprile 2005
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Articolo pubblicato il 08 aprile 2005

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Nonostante i benefici che il processo di allargamento della Ue sta portando, gli zingari rimangono il popolo più perseguitato d’Europa.

Le manifestazioni che si sono svolta in gennaio per commemorare il sessantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz, si sono concentrate sulle inammissibili sofferenze subite dagli ebrei ad opera dei Nazisti. Tuttavia, si dovrebbe anche ricordare che un altro gruppo minoritario, la popolazione Rom, è stata colpita da varie persecuzioni sanguinose nel corso della storia Europea. Centinaia di migliaia di Rom furono massacrati nei campi di concentramento di Hitler, con l’unica colpa d’appartenere ad una “razza inferiore”.

Un popolo disprezzato

Spesso chiamati zingari, i Rom sono un gruppo minoritario europeo transnazionale. Una ‘comunità arcipelago’ dislocata attraverso l’Europa centrale e orientale. Le stime sono varie, ma si crede ci siano circa 10 milioni di Rom in Europa – più della popolazione di parecchi stati membri. Negli stati membri dell’Unione Europea, essi costituiscono circa il 10% degli Slovacchi, il 5% degli Ungheresi, il 2% dei Cechi. Inoltre, costituiscono l’8% dei Bulgari e il 6% dei Rumeni, la cui entrata nell’Unione Europea è prevista per il 2007.

Sebbene il comunismo abbia garantito ai Rom un periodo di relative protezioni, le rivoluzioni democratiche del 1989 hanno scatenato molti pregiudizi fino ad allora latenti nei confronti dei Rom. In un sondaggio del 2003, il 91% della popolazione Ceca ha dichiarato di avere “opinioni negative” a proposito dei Rom, mentre il 50% degli ufficiali di polizia Ungheresi era convinto che la criminalità fosse un “elemento chiave” e “genetico” della loro identità.

La maggioranza dei Rom vive nello squallore; viene loro negato l’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari e sono privati di alloggi adeguati. Ai margini di città e paesi, i Rom sono spesso costretti ad accamparsi in ghetti sovraffollati. Si trovano all’ultimo posto di ogni indicatore socio-economico: si tratta della popolazione europea più povera; meno istruita; con una prospettiva di vita molto bassa; molto dipendente dai servizi d’assistenza; e con il tasso più alto di disoccupazione (70% nella maggior parte delle zone).

Le speranze riposte nell’allargamento della Ue

Gli osservatori internazionali hanno ripetutamente criticato la politica anti liberale di certi governi: il premier slovacco Vladimir Meciar ha spesso relegato i Rom alla condizione di capri espiatori dei mali della società e ha negato loro i pieni diritti di cittadinanza. Allo stesso modo, la legge civile ceca (1993) ha imposto ostacoli burocratici per impedire la concessione della cittadinanza ai Rom. Tuttavia, dal momento che la rigorosa applicazione dei diritti sulle minoranze è diventato un problema centrale nel processo per poter entrare nell’Unione Europea, lo stato di cose è cambiato per il meglio. Le nazioni dell’Europa Centrale, di conseguenza, hanno sottoscritto tutti i principali trattati internazionali sui diritti delle minoranze. Inoltre, l’Unione Europea ha stanziato milioni di euro (attraverso il Fondo Sociale Europeo) al fine di aiutare lo sviluppo di aree svantaggiate.

D’altra parte, è anche vero che i vantaggi derivanti dall’essere uno stato membro della Ue, hanno un loro costo.

I nuovi stati membri sono stati forzati a tagliare i loro bilanci al fine di potersi allinearsi coi livelli di spesa richiesti da Brusselles. Nel gennaio 2004, il governo slovacco ha tagliato del cinquanta per cento i fondi destinati ai servizi sociali per cercare di armonizzare l’economia. Poiché la disoccupazione è alta tra gli zingari, sono stati loro la parte più gravemente colpita da questi provvedimenti.

Inoltre, il progresso si è dimostrato spesso più ricco nell’immagine che nella sostanza. Nonostante il governo ceco abbia dato il via ad una campagna anti-razzista e abbia rimosso quegli ostacoli legali che limitavano l’accesso alle scuole e alla cittadinanza per gli zingari Rom, questi rimangono ancora ai margini della società. Nella Repubblica Ceca all’incirca i tre quarti dei bambini ricevono un’istruzione impartita in scuole speciali, quelle per portatori di handicap mentali e difficoltà d’apprendimento. Ma i cambiamenti a livello legale hanno fondamentalmente fatto poco per scalfire i pregiudizi radicati fra la gente.

Anche se i Rom sono ancora in gran parte sottorappresentati nelle istituzioni politiche, l’ingresso nella Ue ha fatto sì che l’attenzione internazionale si concentrasse un po’ di più si di loro. A gennaio, un gruppo di euro-deputati si è battuto affinché la Ue armonizzi le sue politiche e prenda in consirezione la nomina di un commissario speciale per i Rom. Se non altro, l’entrata nell’Unione ha finalmente fatto mettere in discussione le politiche discriminatorie nei loro confronti, ha introdotto nuovi diritti, fondi extra, e soprattutto ha fatto prendere coscienza della loro miserevole condizione.

Forse ora i sentimenti popolari cambieranno.