I rom della Nuova Europa

Articolo pubblicato il 23 luglio 2004
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Articolo pubblicato il 23 luglio 2004

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L’allargamento dell’Unione ha portato la questione rom all’attenzione di tutto il continente. Ma la nuova Ue avrà la forza di migliorare la vita di questa comunità?

L’allargamento ad Est dell’Unione Europea e la conseguente apertura delle frontiere, non stanno afcendo dormire sonni tranquilli ai “vecchi” Stati membri. Per molti di loro, l’aspetto più preoccupante è dato da una temuta ondata migratoria di rom: l’opinione pubblica ne teme la volontà deliberata di approfittare dei generosi sistemi di assistenza sociale. La Ue sta prendendo in seria considerazione questa possibilità e sta introducendo delle misure precauzionali. Ma è davvero necessario?

La situazione della popolazione rom in Europa è tragica. Il 75% dipende dalla beneficenza statale, i livelli di scolarità sono quasi inesistenti e molti bambini rom vengon inseriti nelle classi scolastiche destinate agli inabili. Vivono spesso in caseggiati senza né acqua, né elettricità: la loro esistenza ricorda un’epoca primitiva. Ma la cosa più tragica è che gli abitanti dei paesi dell’Europa centro orientale ignorano le atroci condizioni di vita delle comunità rom, preferendo assisterli a distanza in modo da tenerli lontani dai propri confini.

Le radici del problema

Sin dalla loro comparsa sul continente europeo nel IX-X secolo, i rom sono stati visti con diffidenza e paura. È questa paura che costituisce ancora la base dei pregiudizi e del comune odio che regna oggi in Europa. L’imperatrice d’Austria, Maria Teresa (1717-1780), diede loro asilo e protezione nelle sue terre, permettendo così ai rom di sparpargliarsi in tutta l’Europa centro-orientale. Il comunismo ha introdotto il successivo cambiamento di atteggiamenti nei confronti di questo gruppo etnico. Garantendo ai rom lavoro, benessere e istruzione, il Partito unico cercava di assimilarli alla società nel suo insieme. Il che ha portato a seri effetti di destabilizzazione dell’identità rom. Con la rinascita della democrazia nel 1989, la questione rom è stata nuovamente messa ai margini della vita politica.

Rom nel 2004

Il regime comunista ha semplicemente permesso all’intolleranza di non moltiplicarsi ma, dopo la caduta del regime, tale intolleranza è tornata ancora più forte di prima. Gli skinheads, cercando di preservare l’ “identità nazionale”, hanno perpetrato molti violenti attacchi contro le minoranze Rom. Gli altri popoli hanno sempre considerato i rom disonesti e pigri. La pratica medioevale dell’usura si è trasformata in una caratteristica quotidiana della vita dei rom con conseguenze tragiche. A causa della loro più abietta povertà, sono costretti a prendere in prestito denaro a tassi d’interesse enormi dai rom più ricchi. Fino all’80% delle comunità rom sono afflitte da questo trend.

L’integrazione con la comunità sociale nel suo insieme continua a causare problemi. In passato, i rom avevano i cosiddetti Vajdas, veri e propri leader in grado di offrire dei collegamenti col resto della società, ma recentemente il Vajda ha perso la sua influenza. Risultato? Un vuoto riempito da lotte intestine tra i singoli clan. I tentativi di far rivivere questa figura sono stati finora infruttuosi. Altri rom, che tentano d’integrarsi, devono affrontare la prospettiva di esser esclusi dalla loro stessa comunità a causa del loro modo di vivere tradizionale.

Che fare?

Tutti i nuovi membri della Ue hanno soddisfatto dei criteri in termini di tutela dei diritti delle minoranze, ma la realtà è abbastanza differente. Vanno urgentemente approntate delle soluzioni e va data assoluta priorità all’istruzione. I bambini rom in età pre-scolastica devono partecipare a corsi di integrazione. Gli adulti devono iscriversi all’interno di vari programmi che permettano loro di partecipare pienamente alla vita democratica.

Ma la comunità rom non può farcela da sola. La società nel suo insieme deve aiutare i Rom ad accettarne valori ed identità. Il problema rom già pervade tutta l’Europa centro-orientale, e presto diverrà una questione d’interesse primario in una Unione Europea allargata. L’ignoranza è il vero problema; il dialogo è la strada da seguire. C’è da sperare si intraprendano presto delle misure per raggiungere questo scopo.