I privilegi delle mucche europee

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2004
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 18 ottobre 2004

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Il dumping alimentare della Ue danneggia milioni di piccoli agricoltori. L’Europa deve riformare radicalmente la sua politica protezionistica.

"Non ti preoccupare per me e lotta con tutte le tue forze contro il Wto” disse ad un amico Lee Kyung-Hae, cinquantaquattrenne contadino coreano, prima di infilarsi un coltello nello stomaco. E’ successo un anno fa durante il summit dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (o Wto) a Cancún. Lee protestava contro le esportazioni dell’Unione Europea e degli Stati Uniti a prezzi inferiori al costo di produzione (dumping). L’abbassamento dei prezzi provocato da questa pratica ha condannato alla povertà milioni di piccoli agricoltori come Lee in tutto il mondo, incapaci di competere con i prodotti sussidiati. Il Wto, lungi dal proteggere i paesi poveri dagli abusi delle economie del Nord, ha perpetrato un principio fariseo: protezionismo per i paesi ricchi e libero commercio e apertura dei mercati per i piú poveri.

Aiuti allo sviluppo?

Gli esempi sono impressionanti: secondo dati di Oxfam International la Ue e gli Usa gestiscono quasi la metà delle esportazioni di grano, fissando prezzi che sono circa un 40% più bassi dei loro costi di produzione. La Ue da sola è il maggior esportatore mondiale di latte in polvere scremato, a prezzi che rappresentano il 50% dei costi di produzione ed è inoltre il maggiore esportatore mondiale di zucchero bianco, che vende ad un quarto del costo di produzione.

Gi effetti del dumping alimentare che pratica la Ue sono devastanti. L’apertura dei mercati giamaicani, voluta dalla Banca Mondiale, alle importazioni di latte in polvere sovvenzionate dalla Ue, ha mandato in rovina i produttori locali per via dei suoi prezzi bassissimi. Atteggiamento che si ripete in tutti i paesi poveri, imbellettato a volte dal cinismo e dall’incoerenza degli “aiuti allo sviluppo” che lo accompagnano. Per ogni dollaro donato in aiuti ai paesi poveri, questi ultimi perdono due dollari a causa delle barriere commerciali dei paesi ricchi. E' quanto afferma l'ong Market Trade Fair.

Zucchero avvelenato

Dopo le inondazioni del 2000 che hanno devastato il Monzambico, per esempio, la Ue ha donato a questo paese 170 milioni di euro. Un gesto ipocrita, se si pensa che l’Unione vi impone il proprio zucchero sovvenzionato, eliminando la concorrenza dello zucchero di canna locale, il meno caro al mondo. E c’è di più, dal momento che la Ue non permette l’importazione di zucchero prodotto in Monzambico, riservando i benefici della raffinazione alle imprese europee, come la britannica Tate and Lyle, la tedesca Sudzucker o la francese Beghin Say, che hanno ricevuto sussidi alle esportazioni per un valore di 600 milioni di euro.

Malgrado la duplice politica commerciale europea, forse la morte di Lee non è avvenuta invano. Il disperato grido di aiuto del sudcoreano forse ha accelerato la nascita di simboli nella lotta contro il dumping. Dopo aver dichiarato illegale il sistema statunitense di sussidi al cotone, nel giugno del 2004 il Wto, con una sentenza storica, ha dichiarato che la Ue utilizza un livello di sussidi all’esportazione di zucchero quattro volte superiore al livello consentito. E’ l’inizio della fine del dumping?

Altre strade

Le politiche neoliberiste sono fallite se per caso hanno avuto l’intenzione di eliminare la fame dal mondo. La proposta di revisione nel medio periodo della Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea, continua a scommettere su un modello intensivo di produzione agricola che comporta il progressivo spopolamento delle zone rurali e l’impoverimento del piccolo agricoltore. La società civile europea deve premere per ottenere una profonda riforma della PAC, con l’obiettivo di scommettere sulla sovranità alimentare: il diritto dei popoli a definire la propria politica agricola e alimentare, senza dumping in provenienza da paesi terzi. E’ un’alternativa al neoliberismo agrario ed è stata sviluppata dalla ong Vía Campesina, discussa per la prima volta durante il Summit mondiale sull’alimentazione nel 1996. Comporta l’emarginazione del Wto, organismo totalmente inadatto a trattare temi di sicurezza alimentare, e implica l’azione delle Nazioni Unite. La sovranità alimentare dà priorità alla produzione locale rispetto alle esportazioni, autorizzando i paesi ad adottare misure protezioniste anti-dumping e permettendo aiuti pubblici ai contadini se non sono utilizzati per esportare a prezzi inferiori. Tra l’altro, garantisce la stabilità dei prezzi agricoli su scala internazionale attraverso accordi internazionali di controllo della produzione.

Tuttavia, sempre secondo i dati di Oxfam International, se l’Africa, il sud est asiatico e l’America Latina aumentassero di un insignificante 1% la propria partecipazione alle esportazioni mondiali, i benefici potrebbero far uscire dalla povertà 128 milioni di persone. Questa è l’utopia. La realtà, invece, è riassunta perfettamente nelle parole dello scrittore Eduardo Galeano: “i sussidi che riceve ogni mucca in Europa -più di due euro al giorno- sono il doppio di quanto guadagna (...) un contadino dei paesi poveri”. Una mucca europea guadagna più di un africano. Questa constatazione non merita per caso un haraquiri?