I Phoenix, miglior gruppo francese all'estero

Articolo pubblicato il 22 maggio 2013
Articolo pubblicato il 22 maggio 2013
Il 23 aprile è uscito Bankrupt!, ultimo album del gruppo pop-rock francese. Attesissimo dai fan, questo quinto album illustra e completa alla perfezione la folgorante e incredibile ascesa di un gruppo di quattro amici. C’è solo da capire se anche i Phoenix rischiano di bruciarsi le ali.

In un'epoca in cui la musica si pixellizza e pare solo volerci appioppare progetti sempre più infiocchettati da un marketing studiato a puntino, è ancora possibile che scampoli di asperità possano emergere dalla nassa dell’industria musicale? Si sa, la via d’uscita del clic frenetico su YouTube per evitare di ascoltare le novità della giornata è ormai qualcosa di passato. E, sebbene il suono della chitarra delle vecchie glorie, ogni tanto, sembra abbia un retrogusto un po' stantio, almeno ha il merito di concentrare l’attenzione di grandi e piccoli sull’intero album.

“Il miglior gruppo francese del mondo all’estero”

Eppure capita che anche gruppi senza rughe spingano l’ascoltatore all’interesse e al tempo stesso a impedire di rimpinzarsi di melodie fastidiose, fatalmente destinate a farcire il sonoro delle trasmissioni in prima serata. È il caso dei Phoenix. Gruppo nato in un liceo francese nella metà degli anni ‘90, i Phoenix sono una band che resiste. A quasi 20 anni dalla loro formazione, il 23 aprile, il gruppo francese ha sfornato il suo quinto album, Bankrupt!, e prepara una tournée internazionale tra Germania, Inghilterra, Portogallo e Francia.

In basso: Thomas Mars e Christian Mazzalai.

Dall’uscita del loro primo album, United, nel 2000, i Phoenix sono rimasti, senza dubbio, un gruppo in salita. Nell’arco di una decina d’anni, i quattro membri della formazione, Thomas Mars, Laurent Brancowitz, Deck D’Arcy e Christian Mazzalai, si sono visti attribuire un Grammy Award nel 2010, (riconoscimento non poco raro per un gruppo rock francese), oltre che la reputazione di “miglior gruppo rock francese del mondo, riconosciuto all’estero”.

Sì perché i Phoenix hanno fatto successo prima all’estero e poi nell’esagono, un po’ come il prestigiatore David Jones, Julie Delpy o il Comandante Cousteau prima di loro. Sono stati il Regno Unito, la Germania, la Svezia a diventare i primi ambasciatori del French Touch, soprattutto dopo l'esordio di Air e Daft Punk. I Phenoix hanno dovuto aspettare l'uscita del loro quarto album (forse il meno buono), Wolfgang Amadeus Phoenix, perché diventassero profeti in patria. Pazienza. Mentre la metropoli s’invaghisce di Damien Saez e altri ribelli sofisticati, i Frenchies fanno sudare l’America, dove hanno deciso di installarsi. E i Phoenix finiscono quasi per magia dalla stanza dei ricevimenti di Ramonville, piccolo comune nel Sud della Francia, al Madison Square Garden di New York.

La verità è che le trombe della rinomata band suonano a volte al contrario. Dopo l'iniziazione a Versailles e il percorso irto di una star per definizione trendy, (hanno aperto i concerti di Daft Punk, Sébastien Tellier e Air), i Phoenix producono quello che c’è di meglio nel panorama del pop-rock francese degli anni 2000. Il primo album United - acclamato dalla critica, incompreso dal pubblico – resta ancora oggi il miglior album del gruppo. Ben lucidato dagli artisti invitati come Camille Bazbaz, Thomas Banglater (metà dei Daft Punk) o il fedele Philippe Zdar (metà dei Cassius che continua a produrre i loro album), il disco è trainato soprattutto da due singoli, "If I Ever Feel Better" e "Too Young" che Sofia Coppola (fidanzata del cantante, Thomas Mars) utilizzerà nel suo film, Lost In Translation.

Enorme successo nel Regno Unito. Solo qualche briciola e qualche recensione nei giornali di nicchia in Francia. Poco male, i Phoenix si accomodano sulla loro fama internazionale e ritornano, 4 anni dopo, con Alphabetical, arrangiato da musicisti del calibro di Christophe Chassol. Verdetto: 41° posto nelle classifiche francesi, posto in Norvegia e 11° in Svezia. Proprio la Svezia porterà in trionfo il terzo album del gruppo, It’s Never Been Like That, uscito nel 2006. Ma devno passare ancora tre anni perché il gruppo preferito dagli stranieri riesca a conquistare il pubblico a domicilio con la quarta produzione originale. In principio, vi è un’idea che nel 2009 suona ancora come qualcosa di rivoluzionario. Philippe Zdar e il resto della band decidono di dare in pasto agli ascoltatori il primo titolo di Wolfgang Amadeus Phoenix, intitolato "1901", scaricabile gratuitamente su Internet. Mai idea fu più felice: il pezzo sale in testa alle classifiche negli Stati Uniti.

Leak my beat

Finalmente i Phoenix si guadagnano la riconoscenza del pubblico anche in Francia. Animati da un’aura degna di un uccello raro, i membri del gruppo costruiscono un’immagine quasi mi(s)tica, il cui silenzio e assenza totale di attività vengono apprezzati dal pubblico, che non sembra disprezzare la discrezione dei quattro. La pre-promozione di Bankrupt! si è in ogni caso svolta nel mistero. I Phoenix fanno gli ermetici, pubblicano messaggi incomprensibili o video epilettici sul loro sito per poi alla fine far uscire una copertina, dal design discutibile, seguita da un primo singolo - "Entertainment" - che ricorda un jingle. Solo che ecco a voler giocare con le onde, la band prende acqua. L’album perde e l’integralità del disco si trova su Internet. Tuttavia, si salva il contenuto, pezzi orecchiabili e un accento pop-machine, da cui l'utilizzo di una scatola per dare il ritmo piuttosto che una batteria. Ma in qualche modo i 10 pezzi di Bankrupt! hanno poca importanza. Parliamo di un gruppo che ha passato la metà della sua vita a concepire un marketing intorno alla sua musica e adesso ha bisogno solo di un ananas e una pesca per emozionare le folle. Alla fine forse significa questo diventare “il miglior gruppo francese del mondo”.

Foto: copertina © myspace ufficiale di Phoenix, nel testo © pagina Facebook ufficiale di Phoenix; video : "Too Young" (cc) Astralwerks/YouTube, "Entertainment" (cc) welovephoenix/YouTube