I papy-boomers: una generazione alla conquista del mondo

Articolo pubblicato il 03 novembre 2003
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Articolo pubblicato il 03 novembre 2003

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I baby-boomers, che si preparano ad andare in pensione, sono pieni di aspirazioni. Ritratto di una generazione nel fiore degli anni.

“En retraite, pas en retrait” (“In pensione, non in ritirata!” ndr): Gérard Mermet riassume con questa formula la caratteristica dei nuovi ex-giovani. Liberati dalle responsabilità di genitori, spesso in buona forma fisica, protetti dai loro risparmi, dai loro investimenti e dai trent’anni di gloria economica che hanno accompagnato la loro vita, i seniors sono ovunque e rivendicano un posto nella società. In Europa come in tutti i paesi industrializzati, si fanno strada nuove pratiche sociali e culturali e le nuove dipendenze creano dei legami sociali inediti.

A lungo considerata consumistica, questa generazione appare inizialmente come la generazione “post-materialista”, per riprendere l’analisi di Ronald Ingelhart. I valori post-materialisti, caratterizzati da una grande reticenza nei confronti del denaro e della competizione sociale, si contrappongono ai valori materialisti della società-mercato. Il post-materialista non pone la crescita economica come fondamento e scopo della vita, ma colloca la realizzazione individuale come luogo stesso delle speranze e delle azioni individuali e collettive.

“Viva il papy-boom”

Oltre al risparmio, oltre ai beni mobili ed immobili, i seniors vogliono essere liberi e felici rimanendo al passo coi tempi. Se è vero che la povertà colpisce alcuni di loro (quasi un terzo nel 1970, il 5% nel 1997), la loro ambizione rimane quella di valorizzare se stessi e realizzare la propria personalità. Ecco che il ritratto della terza età diventa confuso: sono i nuovi nonni, le lobbies politiche, il passaggio del testimone sociale, le potenze elettorali.

L’arte di essere nonno diventa una realtà effettiva per tutti. Come sottolinea Robert Rocheford, autore di “Viva il Papy-Boom”, investono le loro energie nella famiglia, rilanciando dei legami verticali, a volte su quattro generazioni: sostegno finanziario e affettivo, custodia dei nipotini, sostegno durante gli studi…

Sempre più spesso sono impegnati in associazioni: più del 33% oggi rispetto a meno del 20% vent’anni fa. Il settore associativo esplode sotto le loro sollecitazioni: il 30% degli anziani dai 60 ai 75 anni fanno parte attivamente di una associazione, vale a dire il triplo rispetto a 40 anni fa, ed è solo dopo gli 80 anni che la percentuale diminuisce. Le associazioni con scopo altruistico e le organizzazioni collettive di svago vanno per la maggiore. Queste scelte d’altronde, rivelano i valori che essi appoggiano: più della metà in Francia si dichiarano credenti praticanti, regolari o occasionali. La loro partecipazione religiosa è quindi il doppio di quella dei loro figli. Questa riabilitazione sotterranea del contratto sociale che disdegna i passaggi obbligati della burocrazia li allontana dallo Stato. Per la vicinanza col mondo anglosassone – vista la partecipazione associativa sempre crescente nella loro fascia d’età – questa generazione potrebbe mostrare la via tocquevilliana della ricerca di democrazia attraverso ciò che viene comunemente chiamato società civile.

Il denaro come trampolino di lancio

La loro realizzazione individuale post-materialista si sposa bene con la partecipazione politica, un impegno più importante per una presa di coscienza collettiva di un peso politico, che fa di questa generazione, ancora una volta, una forza evolutiva. Questa generazione nata sulle rovine, vive la sua gioventù fra il prete e il sindaco, scopre l’università di massa che nasce difficilmente, fa la rivoluzione a 20 anni nel ‘68, si arricchisce e risparmia, poi finalmente riscopre la politica nel momento in cui lo Stato sociale è sacrificato sull’altare dell’apertura delle frontiere.

Perciò negli Stati Uniti, la generazione dei cinquantenni sembra di gran lunga la più florida. E le cifre evidenziano quest’aspetto: il Dow Jones moltiplicato per 40 dal 1945, i valori immobiliari per 500, detengono il 77% degli attivi finanziari, raggruppano il 66% degli azionari e l’80% della clientela di lusso… L’associazione americana dei pensionati è quindi diventata una delle maggiori lobby degli Stati Uniti: con più di 35 milioni di membri, 2000 impiegati di cui 20 lobbisti permanenti a Washington, questa associazione propone pubblicazioni, sconti sulle spese mediche e fondi pensionistici. Il denaro costituisce dunque un trampolino di lancio, ma la loro vita si organizza socialmente, politicamente, religiosamente e familiarmente. Lungi dall’abdicazione sociale, i seniors ridisegnano quindi sul terreno societario, dei comportamenti di solidarietà. Post-materialismo fa rima quindi con individualismo. Il sociologo Jean-Didier Urbain sostiene per esempio, che “queste persone (di sessant’anni o più) considerano ancora il fatto di andare all’estero come un lusso, mentre i prossimi pensionati, i baby-boomers, lo considerano un diritto”. La ricerca di autonomia di alloggio è stata anche in parte auspicata. Con lo stato sociale, la solidarietà familiare è aumentata, tra cui gli aiuti ai bambini dovuti a laute pensioni.

“Morire di vecchiaia è cosa rara”

In tutta Europa i seniors diventano una forza, che lungi dall’essere negativa, può rinnovare il contratto sociale e aspirare ad una maggiore libertà, trasmettendola alle altre generazioni. Per riassumere la sterzata post-materialista, Ingelhart spiegava che “meno di una generazione fa, il consenso materialista regnava. La destra e la sinistra, i marxisti e i capitalisti, tutti concordavano nel pensare che la crescita economica era cosa buona. Erano in disaccordo solo sul modo in cui i suoi frutti dovessero essere distribuiti. Oggi, con l’avvento del post-materialismo, la stessa crescita economica, in quanto valore, è stata rimessa in discussione e, con essa, le concezioni tradizionali del lavoro, dell’autorità, della religione, dei costumi sociali e sessuali; ora è la realizzazione personale a rappresentare un valore in sé”.

Ma l’individualismo e le nuove dipendenze che ne scaturiscono, non devono far dimenticare che i seniors possono portaci molto: come ricorda l’apostrofe di Montagne secondo cui “47 anni è un’età a cui pochi arrivano” e “morire di vecchiaia è cosa rara, singolare e straordinaria”. Per farci pensare alla morte con umiltà e impedirci di soccombere sotto il peso della ricerca di un individualismo esacerbato, sfogo di una morte prossima.