I nuovi muri dell'Europa, 25 anni dopo Berlino

Articolo pubblicato il 03 novembre 2014
Articolo pubblicato il 03 novembre 2014

25 anni fa cadeva il Muro di Berlino ma l'Europa è ancora divisa: il mercato del lavoro e l'immigrazione clandestina spaccano il continente all'interno e verso i suoi vicini.

Avevo meno di 4 mesi, quando si è verificato uno dei principali eventi storici del secolo scorso: la caduta del muro di Berlino. Sono di Napoli: uno dei principali porti europei sul Mediterraneo: sia un muro che un ponte tra l'Europa e molte altre culture e società. Scrivo per cercare di rispondere ad una semplice domanda le cui risposte sono, invece, davvero complesse: ci sono altri muri da abbattere in Europa, dopo l'unione delle due Germanie?

Nel corso di 25 anni che sono seguiti a quell'evento straordinario, l'Europa ha sviluppato una forte coesione per quanto riguarda i principali settori della vita comunitaria, ma, nonostante i notevoli successi, la strada verso un continente senza muri sociali, politici, culturali ed economici è ancora spinosa e prevedibilmente lunga. In realtà, ci sono ancora molte fratture da curare sia tra stati e cittadini europei che tra il vecchio continente e i paesi vicini, nella prospettiva di un futuro scambio reciproco di persone ed idee attraverso i confini.

Da un lato, le istituzioni europee e i governi nazionali devono lavorare insieme alla società civile al fine di ottenere un quadro più equo per le iniziative di ogni cittadino. Per esempio, anche se l'Unione Europea riconosce e garantisce la mobilità dei lavoratori tra gli Stati membri, un mercato del lavoro più libero e meno complicato potrebbe avere un ruolo chiave per risolvere i problemi, come la disoccupazione, che colpiscono soprattutto l'Europa meridionale. Inoltre, tutti dovremmo, a partire dalle nostre vite quotidiane, lavorare per costruire un sentito e radicato senso di cittadinanza comune, che potrebbe creare un'Europa priva di qualsiasi confine reale e mentale.

Dunque, la mia generazione è chiamata ad affrontare uno degli scenari più complicati tra il nostro continente e dei suoi vicini, sia sul lato orientale che sul Mediterraneo. Napoli è la cornice ideale in cui vivere per capire le opportunità e le sfide che il "mare nonstrum" costituisce per tutti noi. Infatti, nonostante l'enorme quantità di scambi tra le due sponde, il flusso di immigrati verso l'Europa è costantemente aumentato a causa delle recenti crisi politiche in Nord Africa. Abbiamo il difficile compito sia di garantire, in via prioritaria, i diritti umani dei rifugiati che di costruire una gamma di opportunità per loro, una volta che hanno raggiunto i nostri porti. Dal 1998, più di 20.000 persone, 20.000 uomini, donne e neonati, 20.000 famiglie, nomi, storie, amori e amicizie sono affondati nel loro cammino verso l'Europa e, per questo motivo, abbiamo il dovere di prendere una posizione sulla questione.

Il problema principale relativo all'immigrazione nell'Unione europea è il fatto che ogni membro ha la propria legislazione e l'Unione può solo fornire linee guida in materia, che, in molti casi, hanno mostrato la loro debolezza dovuta alla mancanzad i potere vincolante. La Germania, per esempio, in qualità di economia principale e più forte dell'Unione, consente a pochissimi migranti di ottenere la sua cittadinanza. In realtà, in Germania non esiste una legislazione completa in materia e gli immigrati di terza generazione (nipoti di migranti nati in Germania) sono in grado di ottenere la cittadinanza, dopo una lunga e pesante procedura burocratica, solo una volta raggiunta la maggiore età. Le persone che vogliono ottenere la cittadinanza tedesca dall'area di Schengen, devono garantire un reddito minimo di 85.000 € l'anno e avere un passaporto. In breve, questo rappresenta un filtro significativo per ridurre l'immigrazione clandestina.

La Spagna, invece, che ha alti tassi di disoccupazione e uno scarso rendimento dell'industria e del PIL, riceve molti più immigrati, che rappresentano il 12% della sua popolazione. L'apertura dell'ex presidente Zapatero attraverso le sue politiche sociali ha permesso agli immigrati il ​​diritto all'istruzione e all'assistenza sanitaria e ha lanciato una politica immobiliare conclusa con lo scoppio di una bolla finanziaria catastrofica. La crisi degli ultimi due anni e l'avvento del presidente Rajoy, tuttavia, ha diminuito i livelli di assistenza e il flusso migratorio si è invertito, dato l'alto tasso di disoccupazione. L'Italia, tra i paesi più presenti in questi flussi, è il quinto paese più grande d'Europa in termini di numero di residenti stranieri, che sono pari al 7% della popolazione: circa 4,5 milioni di persone. Giuridicamente parlando, ci sono quattro diverse normative che hanno progressivamente limitato il flusso di migranti nel paese. La legge 946 del 1986 (che diede pari diritti ai lavoratori provenienti da paesi terzi), la legge Martelli del 1990 (che limitava il flusso di immigrati ma regolarizzazava 200.000 clandestini già presenti in Italia), la legge Turco-Napolitano (che crea i centri di soggiorno temporaneo), e, infine, la tanto discussa legge Bossi-Fini, che introduce la possibilità di espulsione immediata.

In conclusione, spero sinceramente che l'eco di quel giorno indimenticabile ispirerà la mia generazione a distruggere tutti i muri che ancora ostacolano l'Europa nel diventare un esempio di comunità senza confini. Se riusciremo in questo compito difficile, daremo vita ad un nuovo mondo in cui ognuno sarà libero di condividere le proprie esperienze, idee ed emozioni senza alcun tipo di muro a fermare la sua mente di fluire liberamente.