I muri della libera Europa

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016
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Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016

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Il 9 novembre 1989 veniva abbattuto il Muro di Berlino, un muro che aveva diviso famiglie, amici, conoscenti, un muro che era stato calato dall’alto delle dinamiche politiche a seguito della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. La caduta di quel muro, simbolo di tutte le divisioni, era sembrata a molti un nuovo inizio, una svolta verso un mondo più libero, senza più frontiere. Eppure ‘muri’ sono stati costruiti ancora e ancora, e ora, dopo meno di una trentina di anni, diventano, se non i protagonisti, i personaggi principali in molti stati europei, con lo scopo di fermare o almeno rallentare i flussi migratori, con lo scopo di fermare uomini, donne e bambini alla disperata ricerca di futuro.

Il primo è stato quello costruito dall’Ungheria in estate, poi ampliato, una barriera formata da una rete di acciaio e filo spinato; ed è in progettazione anche un altro muro al confine con la Romania. Altri paesi poi hanno costruito o annunciato altre barriere sulla rotta Balcanica, e non solo. C’è un muro tra Croazia e Slovenia, tra Grecia e Macedonia, tra Bulgaria e Turchia, al posto di un muro che, ironia tragica della sorte, era stato abbattuto appena vent’anni fa, c’è un muro che addirittura divide Cipro in due parti, quella Greco-cipriota e quella Turco-cipriota. Sono muri che significano sogni infranti, vite spezzate, futuri calpestati, sono muri che significano libertà perdute.

E poi ci sono i muri non materiali, ugualmente pericolosi, ugualmente “liberticidi”, eretti dai paesi che hanno “temporaneamente” sospeso Schengen, paesi che purtroppo stanno aumentando. Ciò significa che hanno reintrodotto i controlli alle frontiere, mandando all’aria uno dei principi su cui si basa la Comunità Europea, ovvero il principio di libera circolazione.

Pensare che queste misure possano essere la soluzione a un problema molto più grande e non pensare che questo problema coinvolga persone “di carne e sangue”, per citare impropriamente Feuerbach, che aveva risolto il suo ateismo filosofico nella filantropia, nell’amore dell’uomo verso gli uomini, è insensato, è disumano, è dimenticare un passato neanche troppo lontano, che non è così scontato non potrà mai più ripetersi.

Il sogno europeo, già incrinato da molteplici altre problematiche, sta ricevendo un ulteriore e gravissimo colpo, Altiero Spinelli si starà rivoltando nella tomba, e con lui molti altri che in questo progetto ci hanno creduto davvero.