I "Ministri" di una generazione precaria  

Articolo pubblicato il 06 agosto 2016
Articolo pubblicato il 06 agosto 2016

Il trio milanese ha suonato a Palermo in Primavera, un'occasione per conoscere meglio la band che cerca di interpretare e racconare i sogni e le inquitudini una generazione in equilibrio precario. 

"Alla Sicilia dedicherei Il Cammino de Santiago". Risponde così Divi, voce de I Ministri, alla domanda su quale canzone della loro discografia dedicherebbe al Sud Italia e, in particolare, all'Isola.

Per una band milanese la Sicilia è una terra davvero lontana.  E il mercato della musica italiana, il circuito dei concerti, la diffusione di una cultura indie rock ha sempre ostacolato il loro approdo nelle coste siciliane. A Palermo solo un concerto, nello stesso locale che li ha ospitati dopo anni, nell'aprile del 2016. Mentre cantare davanti il pubblico della Sicilia Orientale è stato più facile: addirittura un doppio concerto a Catania nel tour Cultura generale. Un tour che prende il nome dal loro ultimo lavoro discografico e che, partito per l'Italia lo scorso autunno, continua a fare tappa nei festival estivi lungo tutta la Penisola nel decimo anno della loro nascita.

Per il loro anniversario hanno anche deciso di rispolverare i primissimi lavori che li hanno portati sui palchi d'Italia, attribuendo loro un'etichetta da cui è difficile, adesso, scrollarsi. E che a loro sta bene. Non solo band indie rock, dalle tracce che passano dai graffi della voce del Divi alle ballate più melodiche e lente. Ma anche gruppo impegnato che coniuga poesia e riflessione, versi ricchi di metafore con impegno, osservazione e analisi del tempo difficile che l'Italia sta attraversando.

All'Alcatraz di Milano (sold out) hanno cantato pezzi come Diritto al tetto, La Petroliera, Una questione politica, Comunque e, soprattutto, Noi Fuori. Un brano, quest'ultimo, introspettivo e che insieme a Comunque canta quella indefinizione, quella precarietà, quel vuoto esistenziale, affettivo, di obiettivi, di speranze, di aspettative e di ambizioni che hanno segnato e continueranno a segnare la loro generazione. Una generazione di quasi o già trentenni, in lotta tra precariato e un luogo indefinito in cui piazzarsi nella società.

Quella canzone che parla dei migranti nell'ex villaggio olimpico di Torino

Una generazione che si ritrova con l'Italia dal volto cambiato e con cui, loro stessi, cercano di convivere. Non è caso che l'ultimo video clip, sulle note di Io Sono Fatto Di Neve, racconta qualcos'altro rispetto al testo. Per un giorno, band e cineprese si sono spostate nell'ex villaggio olimpico di Torino oggi occupato da rifugiati. Come una piccola città munita di tutto: barbiere, botteghe e in cui la vita scorre tranquilla tra partite di calcetto improvvisate tra il cemento dei palazzi, lezioni di lingua italiana impartite da volontari e colombe che si posano sull'asfalto per raccogliere tozzi di pane poggiati da un migrante. Note e versi di narrazione della fragilità, del bisogno di un qualcuno al proprio fianco per potersi scaldare, per sciogliere quel freddo interiore della solitudine, che sono arrivate fino a Palermo. Ai Candelai, la band milanese ha fatto incontrare due realtà multiculturali diverse. "Vogliamo sensibilizzare - dicono - far vedere cosa succede in un posto del genere. Abbiamo parlato con i ragazzi che sono nati lì o che lì vivono da un po' di tempo, dopo la guerra in Libia. Ci parlavano di traversate nel deserto. Di giorni passati con i morti accanto. Traversate in mare con i morti sui gommoni. Molte persone parlano senza sapere come stanno realmente le cose". Altre, invece, si informano, comprendono, capiscono. 

Integrazione possibile, quindi, anche per quei milanesi che hanno chiuso il loro ultimo lavoro regalando ai loro fans, inaspettatamente, un ultimo brano: Il Quartiere. Una traccia bonus che si trova solo su vinile, ma disponibile sui loro canali on line. Un testo che permette agli appassionati del trio lombardo di restituire un senso univoco alle dodici tracce del loro ultimo cd: loro suonano lì, nel Quartiere a cui hanno dedicato l'ultima traccia. La loro sala prove è lì, eppure appare tutto così sconosciuto. Le strade si intrecciano, eppure nessuno sembra incontrarsi mai.

"E i negozi che non vendono niente,

le vite e le case rovinate dal tempo.

Si stacca un pezzo della città

va a vedere fuori come si sta

E se ne va dove non siamo mai stati.

Dove non siamo previsti,

dove non siamo rispettati

Ci saluteremo nelle corsie dei supermercati.

Ci saluteremo come soldati dimenticati

in questa sperduta provincia dell'impero"