« I migranti senza documenti esercitano quella cittadinanza che gli è rifiutata »

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 06 ottobre 2016

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CaféBabel era a Liegi lo scorso venerdì 23 settembre per l'incontro « La carovana dei migranti », iniziativa sostenuta da una piattaforma formata da numerosi collettivi a sostegno di coloro che si trovano senza documenti, da sindacati e da varie associazioni. Hanno proposto un programma diversificato : incontro con le autorità, poesia slam, sketch di teatro e scambi con i cittadini.

Fin dalla mattina, i migranti sono stati accolti a Liegi, di fronte al Municipio dove il sindaco (Willy Demeyer) ha ricevuto la delegazione al completo. L'obiettivo era di presentare alle autorità locali alcune delle rivendicazioni dei migranti senza-documenti, in particolare quella legata alla loro immagine troppo spesso bisfrattata dai vari media.

In seguito, la delegazione si è recata a Casa Nicaragua (la "Casa"), associazione situata nel quartiere Pierreuse che si occupa delle relazioni nord/sud. Noi ci siamo recati lì, curiosi di incontrare alcuni protagonisti del mondo associativo impegnati a difendere le sorti dei migranti senza-documenti.

La "Casa" occupa un'antica dimora ristrutturata, con quel certo fascino proprio del quartiere situato ai lati del centro storico, dietro il Palazzo di Giustizia. Col sole allo zénith, l'atmosfera in questo inizio d'autunno evoca il sud latino. Entriamo in casa per assistere al seguito del programma annunciato. Gli artisti, anch'essi migranti senza-documenti, non tardano ad arrivare.

Incontriamo allora Odette, la proprietaria dell'edificio. Odette ci spiega che la "Casa" sostiene l'iniziativa e aggiunge : "i migranti a Liegi occupano, insieme ad altri, un'antica scuola di orticoltura situata nel quartiere Burenville. Essi dovranno presto essere espulsi perché la giunta cittadina, proprietaria dell'edificio, ha intenzione di vendere".

"Poco importava quale fosse il pericolo, occorreva sfidarlo... "

Le poesie slam cominciano verso le 13h45. In maniera solenne, il "poeta senza-documenti"  racconta la nostalgia per la terra che ha lasciato ("laggiù, la comunità è il nocciolo duro. Là, la solidarietà ha davvero un senso"), a causa di una guerra, di una situazione economica precaria. Racconta anche il suo difficole cammino da migrante ("senza sapere dove i miei passi mi stessero portando, senza sentire la fatica, la fame, la sete. Poco importava quale fosse il pericolo, occorreva sfidarlo...") e gli incontri con altre donne e uomini incastrati nella medesima situazione ("loro venivano da Raqqa, da Rassoul. Venivano dalla Libia, dall'Afghanistan, dalla Palestina, dalle rive dello Zambesi, dal lago Ciad e da altri luoghi ancora..."). Egli descrive la confusione che regna tra i migranti di fronte alla situazione politica delle zone di guerra dalle quali fuggono, e della perdita d'identità ("senza documenti, senza lavoro, si voleva evitare la condanna ad essere errenti, si voleva evitare di essere un fantasma tra due mondi, senza appartentenza alcuna").

Un altro dei migranti senza-documenti prende poi la parola e si rivolge a Théo Francken, Segretario di Stato federale per il diritto d'asilo e l'immigrazione in Belgio. Egli lo interpella in merito alla situazione dei migranti e lo accusa di seminare la paura tra la popolazione belga "facendo credere che gli immigati siano la causa di tutti i loro mali". Questo intervento, più politico, lascia spazio a una donna che riporta la sua esperienza a Burenville, un luogo secondo lei di solidarietà e di aiuto reciproco. Le sue parole saranno poi moderate, più tardi, al momento del dibattito, da un altro occupante. Lo spettacolo termina con uno sketch teatrale presentato dagli artisti senza-documenti, in cui rivendicazioni e testimonianze si mescolano.

Damienne Martin, coordinatrice del progetto, spiega che "le persone senza-documenti esercitano quella cittadinanza che gli è rifiutata". La volontà mostrata dalla Carovana dei Migranti è quella di attivare degli scambi e dei rapporti tra le diverse associazioni che sono impegnate nella difesa dei migranti senza-documenti e gli stessi migranti senza-documenti, per mezzo, tra le righe, di un dialogo costante con i cittadini.

Presentare un'altra immagine dei migranti

Vari attivisti delle associazioni formate dalle persone senza-documenti prendono poi la parola. Sono nate molte iniziative: il Giornale dei senza-documenti, il Comitato delle donne senza-documenti di Bruxelles, la TV dei senza-documenti, il Collettivo dei lavoratori senza-documenti del CSC e la Scuola della Solidarietà. Secondo i sindacati, inquadrare le attività dei migranti è di primaria importanza per evitare un dumping sociale latente, poiché i migranti senza-documenti sono spinti a lavorare in nero, in condizioni non conformi alle leggi sociali belghe. Tutte queste iniziative intendono presentare un'altra immagine dei migranti nei confronti della popolazione e cercano di creare degli spazi di incontro dove possano essere presenti tutti i ceti socio-economici della società belga.

L'ultima parte della giornata si articola intorno agli scambi. Innanzitutto, le testimonianze. Un algerino senza-documenti illustra la situazione a Burenville : "Nonostante l'organizzazione e la solidarietà che vi regnano, la presenza di molteplici culture genera a volte dei problemi di ordine ideologico e politico. Comunque, l'inverno e il freddo rappresenetano i problemi più grave e la solidarietà è necessaria ad attraversare i momenti difficili. Perfino all'interno del sito, esistono delle ineguaglianze socio-economiche".

Poi, si passa a parlare delle iniziative attualmente in corso. Saïd, attivo all'interno della Tv dei senza-documenti, deplora la debole copertura della realtà e delle azioni intraprese dai migranti senza-documenti: "le rappresentazioni veicolate dai media classici sono troppo peggiorative e sempliciste". Abel, del collettivo dei lavoratori senza-documenti della CSC, aggiunge che "lo scopo è di far emergere la problematica tra i cittadini belgi e distruggere i loro pregiudizi". Rosario Marmol Perez, promotrice della Scuola della Solidarietà, ricorda che "cinquant'anni fa, un'ondata di immigrazione aveva toccato il Belgio. Le persone legate a quell'immigrazione sono oggi soggetti chiave per comprendere la situazione attuale, nonostante il contesto del pieno impiego non sia più una realtà. Occorre attivare delle catene di solidarietà per far emergere la complessità del percorso dei migranti".

Due domande concludono le discussioni : che cosa ci lega? Che cosa possiamo fare insieme? L'idea principale emersa dal dibattito è di concentrarsi su progetti che coinvolgano tutta la popolazione, l'idea di gruppi di abitanti che creino dei legami con lo scopo di riuscire a proteggere ed includere i migranti senza-documenti.

Secondo Damienne Martin, lo scopo della Carovana dei Migranti è di toccare più città belghe possibile. Le prossime tappe della Carovana saranno Verviers, Mons e La Louvière.