I media locali, cechi, francesi e tedeschi sulla condanna di berlusconi

Articolo pubblicato il 14 agosto 2013
Articolo pubblicato il 14 agosto 2013

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Giovedì la Corte di Cassazione ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale. Si tratta della prima condanna definitiva per l’ex Primo Ministro italiano, dopo decine di processi. Alcuni commentatori scrivono entusiasticamente che la magistratura ha finalmente sconfitto il Berlusconismo. Altri sono invece sgomenti all’idea che non si sia potuto fermare Berlusconi con mezzi politici.

“Il verdetto segna la fine delle idee illiberali e non-occidentali dei moderati” - La Repubblica, Italia

Il mito del super-imprenditore Silvio Berlusconi è stato finalmente sfatato, il quotidiano democratico La Repubblica scrive: “Il verdetto è definitivo, il reato è stato dimostrato. Adesso il mondo intero sa che Berlusconi ha tradito le autorità fiscali, la sua azienda, i suoi azionisti e il mercato per costruire una riserva di denaro illegale all’estero, che ha poi utilizzato per manipolare un altro mercato: l’estremamente precario mercato politico. Non rimane nulla del mito nutrito da ondate di populismo e anomalie economiche. Ma soprattutto, il verdetto della corte segna la fine delle idee illiberali e non-occidentali dei moderati, che vedono la politica come un territorio per abusi e violazioni legittimizzate da un leader carismatico che per definizione è così 'innocente' che sfugge tutti i controlli di legittimità e legalità”. (Ezio Mauro) 

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“Berlusconi, un giocatore a cui non poteva importare meno delle ragioni di stato” - Die Welt, Germania

Dopo diversi processi conclusisi in un nulla di fatto, Silvio Berlusconi è stato condannato per la prima volta in via definitiva. La magistratura ha finalmente affrontato l’ex Primo Ministro, ma il fatto che egli rimanga una forza politica è un peso per tutta l’Europa. Il quotidiano conservatore Die Welt accusa: “Berlusconi è Berlusconi: un giocatore a cui non poteva importare meno delle ragioni di stato. Tuttavia c’è un partito di sinistra di opposizione in Italia, il 'Partito Democratico', che è in Guerra contro Berlusconi con l’appoggio di praticamente tutti gli intellettuali del Paese. Un partito rumoroso, ma senza successo. Questa è la vera situazione dell’Italia. Che razza di paese non è in grado di sbarazzarsi politicamente (non legalmente) di un ammaliatore egocentrico come Berlusconi, anche se è sull’orlo del disastro? In Italia, dove nel 1957 furono poste le basi per un’Europa Unita, il futuro dell’Europa è adesso appeso a un filo. L’integrazione europea è una benedizione, ma può essere anche una maledizione. E l’Italia si è sforzata a lungo di dimostrarlo”. (Thomas Schmid) 

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“Il ritorno dello spettro dell’instabilità” - Hospodářské noviny, Repubblica Ceca

Il quotidiano liberale economico Hospodářské noviny sottilinea che per quanto sia degno di nota che la magistratura italiana abbia emesso un verdetto di colpevolezza contro l’uomo più potente del Paese, le ripercussioni politiche ed economiche del verdetto non lasciano ben sperare: “L’uomo che è stato condannato è a capo di uno dei due maggiori partiti che al momento stanno governando insieme il Paese. L’Italia dovrà vedere se è in grado di assorbire le conseguenze politiche e forse economiche del verdetto o se gli elettori dovranno essere chiamati nuovamente alle urne. Ci furono decine di elezioni in Italia nel dopoguerra, quindi niente di nuovo – se non fosse per i ricordi dello scorso anno, quando la quarta economia più grande del continente è stata minacciata dalla crisi finanziaria dell’eurozona e del debito. Per questo, il verdetto Roma evoca anche lo spettro del ritorno all’instabilità”. (Adam Černý) 

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“Quell’uomo è un fenomeno” - Le Figaro, France

Il quotidiano conservatore Le Figaro osserva che Berlusconi era stato finora immune alle critiche, ma per la prima volta è stato costretto a subire una vera e propria batosta: “Una battuta d’arresto, una sconfitta. Fino ad ora era riuscito a sfuggire agli artigli della giustizia. Che vi piaccia o no, quell’uomo è un fenomeno, come si direbbe di un atleta. Rimane popolare nel suo Paese, anche se la sua stella è un po’ schemata negli ultimi anni. Né le sue feste selvagge, né le sue scappatelle a letto hanno messo la sua legittimità in questione. Le continue critiche da parte dei suoi partner europei, soprattutto del cancelliere tedesco Angela Merkel, non hanno diminuito in alcun modo la sua credibilità in patria. I risultati del suo mandato sono nondimeno modesti. Ma bisogna ammetterlo: nessuno può fare meglio quel lavoro, nel caos dell’altra parte delle Alpi”. (Yves Thréard) 

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