I Media a Dogliani 

Articolo pubblicato il 11 maggio 2012
Articolo pubblicato il 11 maggio 2012

Se aveva deciso di essere un evento ricco di contrapposizioni, il Festival della Tv e dei Nuovi Media (alla sua prima edizione, dal 4 al 6 maggio) c’è riuscito in pieno. 

Partendo da Dogliani, paesino di 5000 anime in mezzo alle Langhe piemontesi, totalmente irraggiungibile per i fortunati non possessori di una macchina (da Torino ci si impiega più di due ore), patria dell’illustre Einaudi e dimora attuale dell’altrettanto illustre Carlo de Benedetti. Ce n’è abbastanza per richiamare alla mente il più classico degli elitarismi piemontesi e per far storcere il naso ai più, abituati a vedere eventi del genere in centri come Torino, Milano, Roma. Eppure l’organizzazione ripaga subito dell’odissea della trasferta. L’intero paese si è mobilitato per accogliere gli ospiti: ragazzi e ragazze ai tendoni di benvenuto, gentilissimi nel distribuire informazioni e bottiglie d’acqua, e stand di degustazione di prodotti tipici locali – insomma, una grande occasione per l’intero paese per farsi un po’ di pubblicità. Al momento del saluto del sindaco, poi, tanti strabuzzano gli occhi: Nicola Chionetti, eletto due anni fa nelle fila del PD, è un ragazzo di 25 anni. Per 2 anni è stato il sindaco più giovane d’Italia (superato, lo scorso maggio, dall’allora diciannovenne Salvatore Paradiso, divenuto sindaco di Bonea nel beneventano succedendo a suo padre).

I DUE VOLTI DEI MEDIA

La curiosa contrapposizione incontrata negli aspetti logistici e organizzativi prosegue anche nei temi trattati sotto forma di proficuo scambio di esperienza fra volti nuovi e vecchi della tv. Come durante la prima sessione, quando diversi reporter di guerra (da Toni Capuozzo a Fabio Bucciarelli) raccontano le loro esperienze. Alcuni con disillusione, altri con consapevolezza, altri ancora con fervida eccitazione – ma senza che questo contrasto stoni, anzi. La differenza fra i discorsi posati dei corrispondenti più anziani con quelli vividi dei più giovani è evidente; sono ben illustrate le diverse facce di uno dei mestieri più difficili del mondo, quello di chi racconta la sofferenza altrui senza sapere se quello che fa aiuterà ad alleviarla. Anche il secondo incontro procede su binari simili. Alla fine ne emerge una sostanziale continuità fra vecchio e nuovo (pur con mille distinguo) : i nuovi media saranno benefici per la TV, che avrà l’opportunità di reinventarsi e migliorarsi com’è stato, a suo tempo, per la radio all’avvento proprio del piccolo schermo. In fondo il mestiere è sempre quello del giornalista : cambiano solo i mezzi.

I MILLENNIALS

Questa proficua contrapposizione, però, si inceppa nel pomeriggio. I ragazzi di Langa Media, giovanissima realtà di videomaker delle Langhe, decidono di posticipare il loro intervento alle sei. Ed è un peccato. Perché nella sessione successiva si pontifica di Millenniums (ovverosia i giovani della Generazione Y, quelli nati fra il 1981 e il 2000) senza che sul palco ne salga nemmeno uno. Il tema del futuro dei Media in relazione ai Millennials è quindi trattato sì con criticità ed intelligenza, ma senza un contraltare utile alla discussione. Eppure non è che manchino Millennials in gamba. Sarebbe bastato aspettare la discussione successiva per rendersene conto, ascoltando quello che ha da dire Claudio Di Biagio, 22enne regista di Freaks ! , la prima web-serie italiana (due milioni di visitatori su Youtube, più o meno gli stessi che su Sky hanno guardato, pagando, l’osannatissimo Romanzo Criminale) : “io non vedo l’ora di mettermi in gioco, di imparare davvero a fare il regista, di mangiare tanta merda”.

Claudio_Di_Biagio_Freaks Dal sito di Freaks !

VECCHI E NUOVI MEDIA, VECCHIA E NUOVA ITALIA

Aldilà dei successi dei singoli, però, diventa sempre più evidente il problema di una generazione, la nostra, che all’estero è assoluta padrona dei nuovi media e che in Italia fatica persino a ritagliarcisi una nicchia. Non perché non sia in gamba, ma perché l’autoreferenziale (e vecchia) classe dirigente nemmeno si prende la briga di conoscerla. Perchè ? È sicuramente plausibile la spiegazione di Dall’Orto : è un problema legato alla struttura del mercato del lavoro. I vecchi non escono, i giovani non entrano : un redattore di 30anni potrebbe dare il suo apporto in qualsiasi giornale, ma per averne uno bisognerebbe che ne sostituisse un altro. Sarà pur vero, ma non è tutto. Lo sottolinea anche Luciano Massa, direttore di Show Reel, agenzia di marketing che, unica, ha deciso di puntare sui ragazzi di Freaks : “In Italia mancano le palle. Nessuno rischia, mai. Chi ha rischiato, invece, sono questi ragazzi – perché non avevano nulla da perdere”. Se è vero che i media sono lo specchio di un paese per i loro contenuti, Dogliani mostra quanto lo siano anche nelle sue strutture: un paese pieno di coraggio e di umanità in modo trasversale (e transgenerazionale) - come ci testimoniano i corrispondenti di guerra – e acuto nell’analizzare l’uso dei nuovi media e il loro impatto sui vecchi sistemi. Ma tremendamente arrogante quando si arriva a parlare del ruolo (attivo) dei giovani. I quali però di idee e capacità ne avrebbero da vendere. Il che magari è confortante, perché vuol dire che lo scontro fra generazioni in Italia può avere un esito solo: se noi giovani non abbiamo nulla da perdere, possiamo solo vincere.

Claudio Tocchi