I leader dell’Unione Europea incrementano la lotta contro il terrorismo in rete

Articolo pubblicato il 28 agosto 2017
Articolo pubblicato il 28 agosto 2017

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As they met at the European Council in Brussels on the 22nd and 23rd of June, EU heads of state and government agreed to open the possibility for binding legislation against hateful online content. The initiative was mainly pushed forward by France and the UK, which had already been working on an action plan when they met last week.

Verso leggi dure contro la propaganda online dell’ISIS

“Sono davvero felice di essere qui per il mio primo consiglio europeo”, ha detto il Presidente francese Emmanuel Macron quando ha tenuto la sua conferenza stampa. Infatti può dirsi soddisfatto: la possibilità che venga emanata una normativa vincolante contro i contenuti offensivi presenti in rete è un importante passo in avanti verso una struttura europea solida che si oppone alla propaganda terroristica che avviene sul web. Finora, l’UE ha combattuto contro l’istigazione alla violenza e atteggiamenti irrispettosi attraverso un codice di condotta non vincolante sottoscritto dalle maggiori aziende informatiche (Facebook, Twitter, Youtube, Microsoft). Lo scorso anno le 3 maggiori potenze dell’informatica hanno riconosciuto la propria responsabilità in questa questione e si sono impegnate nell’effettuare una migliore e più veloce revisione delle richieste di rimozione dal web. Questo primo passo è stato effettuato dopo le critiche rivolte alle stesse aziende per la loro politica alquanto incoerente riguardo al problema: nonostante le decapitazioni commesse dall’ISIS restarono sul web per vari giorni oppure non vennero rimosse affatto, mentre immagini raffiguranti un nudo parziale vennero tempestivamente eliminate.

Nonostante l’impegno preso nel 2016 per una lotta più efficace contro l’istigazione alla violenza e la pedopornografia, le 3 continuarono ad essere criticate per i loro contenuti politici. Lo scorso mese le direttive sulla moderazione interna prevista da Facebook, sono state fatte circolare e sono state pubblicate sul the Guardian. Questi documenti hanno svelato la richiesta di Facebook ai suoi moderatori (sottopagati e sottovalutati) di rimuovere contenuti che smentiscono l’olocausto solo nel caso in cui l’azienda avesse corso seriamente il rischio di essere denunciata. Nei paesi in cui la negazione dell’olocausto è vietata dalla legge, ma non porta concretamente a delle denunce, i moderatori sono tenuti a lasciare i commenti sul web; inoltre ai moderatori viene richiesto di eliminare contenuti riguardanti abusi sessuali sui bambini ma di mantenere contenuti di abusi su minori che non siano però di carattere sessuale.

La tracce  in rete e i controlli della frontiera Schengen: un passo in avanti

Dopo gli ultimi attacchi terroristici nel Regno Unito, il Presidente Macron e la Prima Ministra May erano concordi nel proporre il loro piano d’azione al Consiglio europeo di questa settimana. E ha funzionato: i leader dell’UE hanno deciso di far accedere le autorità di contrasto alle prove presenti sul web in particolar modo a quelle contenute in comunicazioni criptate. “Tutto deve essere fatto in modo da proteggere il diritto alla privacy dell’utente” nei prossimi regolamenti dell’UE, ha riferito Angela Merkel. Durante un summit in cui sembrava che Francia e  Germania  fossero d’accordo su tutto, Macron ha sostenuto che i problemi sulla privacy andassero affrontati e che dando alle autorità di contrasto l’opportunità di accedere ai metadati di messaggi criptati si va a colpire il giusto equilibrio tra il diritto alla privacy e le questioni di sicurezza.    

Un altro importante passo in avanti compiuto nell’ambito del terrorismo è stato l’accordo preso per rinforzare i controlli alle frontiere esterne dell’area Schengen. A questo proposito, Emmanuel Macron ha ricordato per due volte di aver difeso l’integrità dell’area Schengen attraverso tutta la sua campagna presidenziale a differenza di alcuni dei suoi avversari che erano favorevoli alla ripresa di un sistema di controllo dei confini nazionali. Infatti è una buona notizia per il progetto europeo, vedere i leader dell’UE adottare delle misure in difesa dell’area Schengen. Comunque, visto che molti dei terroristi sono nati e cresciuti negli Stati membri, alcune organizzazioni hanno fatto notare che non vi sia alcun nesso tra il controllo dei confini e il terrorismo. 

In ogni caso questo Consiglio Europeo è stato fruttuoso e non solo sul fronte delle questioni riguardanti il terrorismo. Sembra che l’accoppiata franco-tedesca stia tornando in carreggiata, anche se poco è migliorato nel campo della migrazione.