I giovani "Y" polacchi, o la generazione dei franchi svizzeri

Articolo pubblicato il 13 aprile 2012
Articolo pubblicato il 13 aprile 2012
I giovani di oggi sono, in principio, delle persone dotate di una formazione superiore, cosmopolita, “computerizzata” e, prima di tutto, ambiziosi e desiderosi di successo professionale. Così recita la definizione americana. E in Polonia, cosa si dice?

Y” e “X” sono delle incognite, per me. Di conseguenza, la generazione Y polacca è qualcosa di indefinibile. In effetti, è difficile considerare una massa di individui come un’entità omogenea, e tantomeno proporre una definizione di questa generazione capace di superare la frontiere interculturali.

In teoria, faccio parte della generazione “Y”: laureata, ho viaggiato e lavorato a lungo all’estero. Il computer è per me un oggetto di lavoro, ben prima che un giocattolo. Anche se mi aspetto molto da me stessa, rimango realista rispetto al mondo del lavoro: so che, nonostante una certa conoscenza nelle scienze umane, non arriverò mai in cima senza fare esperienza. So anche che, perché la mia creatività trovi un’applicazione concreta, devo avere un lavoro e per questo partire dal gradino più basso. Per quel che riguarda la qualità degli studi, non ho più illusioni, tutti sanno in che maniera è organizzata la didattica nelle università. In più, sarebbe un errore pensare che i laureati siano già in grado di fare qualcosa. Una laurea serve solamente come un pass per un “viaggio” attraverso gli stage, le alte formazioni e i corsi di perfezionamento.

Il fatto di aver conosciuto altri paesi diventa un disturbo, e costringe a chiedersi continuamente perché da noi non si lavora allo stesso modo che negli altri. Ci si domanda, per esempio, perché non facciamo come gli svedesi, che lavorano la metà e ricevono uno stipendio che gli permette di vivere senza problemi e godersi il tempo libero.

Efficienti, pratiche, rilassanti: così vediamo le nuove tecnologie

Siamo stati sedotti dalla tecnologia, è vero, ma abbiamo conosciuto anche il mondo reale

Siamo stati i primi ad aver introdotto l’informatica come materia di scuola, ma solo al liceo. Siamo cresciuti in un mondo reale, lontano dall’high-tech e dai piaceri virtuali, giocando con gli altri bambini nel cortile e imparando a scrivere con la penna! Solo dopo la tecnologia ci ha sedotti, ma con la differenza che noi l’abbiamo considerata in maniera pragmatica. E’ un mezzo per un raggiungere uno scopo, e non un fine a sé stesso. Gli I-pod e gli smartphone sono pratici, perché permettono di rilassarsi e di guadagnare del tempo, e il tempo è denaro. Dal momento che possiamo essere più efficienti con questi strumenti, perché non usarli?

"Noi, la generazione "Y", siamo pieni di ambizione, da non confondere con l’arroganza"

Noi, la generazione "Y", siamo pieni di ambizione, da non confondere con l’arroganza. La maggior parte di noi ha fatto grandi sforzi nella crescita personale, e siamo sempre pronti ad aumentare le nostre competenze. Al contrario dei nostri omologhi d’oltreoceano, gli americani, ci adattiamo facilmente alle divise da lavoro e agli straordinari. Ci adattiamo, perché non abbiamo scelta: in tempo di crisi è meglio chinare la schiena, perché la disoccupazione può colpire anche i più brillanti.

Crediamo di avere delle convinzioni politiche ben definite ma, in realtà, non le dichiariamo mai pubblicamente e ci limitiamo al “politicamente corretto”. La politica resta un “passatempo”, rispetto alla tecnologia, allo stile di vita, alla musica e allo sport. Anche se ci siamo ribellati alla firma del trattato Acta (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) da parte del governo polacco, non bisogna sovrastimare la nostra influenza. Preoccupati del nostro avvenire, dimentichiamo tutto il resto.

Non è facile trovare un comune denominatore per i giovani della generazione « Y », a meno che non sia il debito in franchisvizzeri. I debiti li abbiamo già, o li avremo nel futuro prossimo. La nostra generazione sta diventando una “generazione del franco svizzero”. Ma niente panico: con la nostra tenacia e la nostra creatività, riusciremo a rimborsare tutti, assicurandoci un buon livello di vita e un futuro sicuro!

"...che cosa vi fa sperare in un futuro migliore?". Foto di copertina: (cc): calleecakes/flickr.com; teso: (cc) Perrenque/flickr.com e (cc) art crimes/flickr.com; ritratto di Pani Ka.