I giovani registi che danno lustro al cinema danese

Articolo pubblicato il 08 luglio 2016
Articolo pubblicato il 08 luglio 2016

Oltre che per l’estetica di stampo autoriale, il cinema danese è famoso per la sua narrazione potente, l’intenso realismo e il dark humour. Ma il mondo è in costante cambiamento, e così anche l’industria cinematografica. La nuova generazione di cineasti sta portanto con sé la propria sensibilità, i propri ideali, tematiche ed estetica, ma la loro strada non sarà di certo libera da compromessi.

Copenaghen è una città ricca di sorprese, compresi i giovani autori e registi stranieri che vivono nella capitale danese. Siamo andati a conoscere due di loro Milad Alami e Andreas Thaulow, cercando di saperne di più sul loro rapporto con la pellicola come specchio dei propri ideali e visione del mondo.

Gli outsiders e la ricerca di un'identità

«Penso che un film, anche se geograficamente caratterizzato, possa essere ugualmente d'impatto in Danimarca come in Thailandia. Le tipologie di persone sono simili, come le storie e i conflitti, e tutto questo è abbastanza universale» afferma Milad Alami, mentre parliamo del suo debutto. Le riprese cominceranno ad agosto e Milad è tanto entusiasta quanto concentrato sul progetto. C'è ancora molto lavoro da fare.

Alami è nato in Iran. Cresciuto in Svezia, si è trasferito a Copenaghen dopo l'ammissione alla National Danish Film School, dove ha realizzato diversi cortometraggi di successo. Questo giovane e talentuoso regista è particolarmente affascinato dal passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta. I personaggi nei film di Alami sono figure forti e complesse, spesso giovani donne che si delineano come estranee alla società. Il leit motif dell'outsider attrae particolarmente il regista, perché gli dà l'opportunità di vedere il mondo da una prospettiva diversa, attraverso appunto gli occhi dei suoi protagonisti. Questa è anche una qualità fondamentale del suo lavoro perché noi, il pubblico, veniamo indubbiamente trascinati all'interno del suo universo di storie cinematografiche fatte di appartenenza, perdita, amore e ricerca di una propria identità.

Trovare il proprio scopo in una visione più ampia del mondo

Andreas Thaulow è invece un regista norvegese trasferitosi in Danimarca nel 2003. Si è laureato alla Super16, una scuola cinematografica non convenzionale con sede a Copenaghen, all'interno del Nordisk Film Studio.

Da un po' di tempo Andreas è ispirato dalla filosofia, soprattutto dall'etica e, in particolare, dai suoi aspetti morali. «Chi scrive di filosofia morale, in realtà scrive fiction» sostiene Andreas.

La linea tra rabbia interiore e l'essere malleabili, i temi di coscienza e incomunicabilità sono tra i più ricorrenti del suo lavoro. I personaggi sono spesso giovani uomini, incompresi da li circonda per via del loro essere estremamente contrastati. Tutto ciò inevitabilmente sfocia in conflitti molto intensi, sia interiori che esteriori.

Quando ho chiesto a Thaulow circa i suoi ideali, mi ha risposto: «Credo che sia importante pensare a quale sia il mio ruolo come autore cinematografico, a quale sia il mio scopo in una visione d'insieme più ampia. Penso che il nostro lavoro sia certamente quello di intrattenere le persone, ma anche farle riflettere su situazioni a cui potrebbero non aver mai pensato prima».

Testi e video di Marijana Verhoef

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei, finanziato dalla Commissione europea.