I giovani e la Brexit: cosa é cambiato?

Articolo pubblicato il 13 luglio 2016
Articolo pubblicato il 13 luglio 2016

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La presunta affluenza dei giovani britannici sul referendum proposto per uscire dall'UE é stata molto bassa, intorno al 36%. Due professori LSE hanno rivisto i dati  ed hanno scoperto che in realtá é stata il doppio. Tracciamo un bilancio

„Questa é la nostra Europa“, „Ha  costruito il nostro  futuro“ - sono questi  i messaggi che i giovani britannici hanno inviato alla vecchia generazione del Regno Unito dopo il referendum del 23 giugno. Queste accuse sono del tutto fuori luogo, perché fatte da giovani compresi tra i 18 e i 24 anni, di cui solo il 36 % , secondo  Sky-Data é andato a votare. Anche loro, quindi,  hanno contribuito in parte al risultato del refrendum.

Chi ha voglia di lamentarsi sui risultati elettorali dovrebbe cambiare tipo di bersaglio democratico, così come abbassare i toni. Dopo tre settimane dal voto, infatti,  un nuovo  studio della London School of Economics ha specificato che il numero dei giovani che si sono astenuti dal referendum risulta essere il doppio, e cioé il 64%. Questo starebbe ad indicare un'indifferenza politica dei quasi due terzi della popolazione. 

Un'indifferenza politica di cui vengono accusati i giovani europei da coloro che facevano parte dei movimenti sociali e politici del' 68. I risultati di Sky Data, che si aggiravano intorno al 36% di astenuti, erano probabilmente gli ultimi dati ufficiali, senza prendere in considerazione quelli dei media internazionali. Si riferivano, infatti, alle ultime elezioni politiche e non al referendum. La nuova cifra, considerevolmente piú alta, é emersa dalle indagini di Opinium che ha intervistato piú di 2.000 giovani sul loro comportamento di voto. Qui si é scoperto che era presente un numero di giovani elettori piú alto, ma che non é andato a votare. 

A cosa porta tutto ció?

Siamo davvero cosí apolitici come pensano? É anche vero che meno della metá dei giovani tra i  18 e i  25 anni  considera il voto come un  efficace mezzo di espressione. Ed i giovani diplomati sono ancora piú coinvolti ed impegnati   rispetto ai loro coetanei con un livello d'istruzione piú basso. 

Nella stessa fascia d'etá si vengono a manifestare opinioni politiche online, soprattutto sui social network. E nessun altra generazione che abbia piú di 34 anni si impegna a far fimare petizioni. Quindi deve esserci assolutamente una distinzione tra partecipazione politica diretta ed indiretta

Attualmente il movimento  „Black Lives Matter“ negli Stati Uniti lotta contro razzismo e discriminazione, ed é molto simile alle associazioni di studenti ed alle organizzazioni giovanili che 50 anni fa si occupavano degli stessi temi. In Germania, per esempio, la crisi dei migranti ha politicizzato molto i giovani. Negli ultimi anni circa il 36% dei giovani tra i 12 e i  25 anni ha mostrato il loro interesse su questioni globali. 

Anche la Scozia, nel suo referendum per l'indipendenza dalla Gran Bretagna del 2014, ha riscontrato che la partecipazione politica diretta dei giopvani puó aumentare. In occasione di quel referendum, l'etá degli aventi diritto al voto é stata ridotta a 16 anni e oltre l'80%  di questi si sono recati subito alle urne. Se la stessa paritá di suffraggio fosse stata applicata al referendum nel Regno Unito, secondo Opinium, forse le cose avrebbero preso una piega diversa.