I Giochi europei di Baku, una competizione di troppo?

Articolo pubblicato il 26 giugno 2015
Articolo pubblicato il 26 giugno 2015

I Giochi del Commonwealth, i Giochi panamericani, i Giochi africani o i Giochi asiatici... Tutti hanno diritto ai loro giochi continentali. Adesso tocca all'Europa. Inaugurati il 12 giugno, i primi Giochi europei si svolgono a Baku, in Azerbaigian, un paese che ha messo in campo ogni mezzo per fare di quest'evento una grande festa.

Seimila atleti da 50 nazioni, una ventina di discipline, più di 250 prove... Una vetrina da sogno che Baku non poteva lasciarsi sfuggire. Perché la Capitale dell'Azerbaigian, ricco paese dalle ambizioni olimpiche, vede in questi Giochi la possibilità di ottenere una vera visibilità nell'mondo sportivo dei cinque cerchi.

«L'Azerbaigian fa parte di quei paesi autoritari che hanno denaro e comprano la credibilità internazionale con lo sport, come la Russia e il Qatar», spiega su France TV Denis Masseglia, presidente del Comitato nazionale olimpico e sportivo francese (CNOSF). E basta dire che per garantirsi questa credibilità, l’Azerbaigian non ha lesinato sulle risorse, con un budget stimato di 1,25 miliardi di dollari, che hanno permesso fra l'altro di costruire cinque siti, fra cui un'arena da 66 mila posti e la prima piscina olimpica del paese. Infrastrutture che, forse, permetteranno al Paese di accogliere un evento di portata ancora maggiore in un futuro ravvicinato. Dal momento che l'Azerbaigian ha fallito nell'aggiudicarsi i Giochi olimpici del 2016 e 2020, Baku potrebbe rapidamente ritentare la propria candidatura per il 2024, se questa prima edizione dei Giochi europei riscontrerà il successo sperato.

Dal lato dello sport, questi Giochi iniziano indeboliti, sacrificati da un calendario sovraccarico e complicato dal livello di certe discipline. Se è vero che le prove di judo e di lotta serviranno da supporto ai campionati d'Europa, e che alcune discipline offriranno delle quote (come il thriatlon) o dei punti (come nel ciclismo) nelle gare per la qualifica a Rio 2016, altre discipline hanno preferito non partecipare a questa competizione. È il caso delle federazioni di atletica e di nuoto, rappresentate a Baku da giovani sportivi o atleti di seconda categoria. Una scelta dettata fra l'altro dalla programmazione dei Mondiali a luglio e agosto prossimi, e dei Campionati europei già previsti l'anno prossimo. Un'assenza di celebrità che non aiuta a risollevare l'interesse sportivo attorno a questa competizione.

Mentre la competizione è in pieno svolgimento (si concluderà il 28 giugno), il futuro dei Giochi europei sembra già rimesso in discussione. I Paesi Bassi hanno rinunciato mercoledì 10 giugno, ovvero due giorni prima dell'inaugurazione, ad organizzare la seconda edizione dei Giochi europei prevista nel 2019. Il Governo olandese ha rifiutato di finanziare questa manifestazione che, a suo avviso, non garantisce di raggiungere un livello sportivo sufficiente. «Quel denaro potrebbe essere destinato all'organizzazione di altri eventi sportivi di più alto livello nei Paesi Bassi», ha precisato un comunicato dell'Esecutivo.

Dopo gli esempi del nuoto e dell'atletica di quest'anno, i fatti non danno completamente torto al Governo olandese. Non ci sarebbe da stupirsi se alcune discipline continueranno a inviare atleti di minore importanza, rendendo molto meno attraente un simile evento, che di conseguenza diventerebbe anche meno redditizio per le città ospitanti. Ma per Baku, Capitale di un Paese ricco di risorse naturali come petrolio e gas, i Giochi europei non sono altro che un trampolino di lancio, un mezzo per puntare più in alto.