I FLAGELLATI DEL VENTO DELL’EST  

Articolo pubblicato il 08 maggio 2014
Articolo pubblicato il 08 maggio 2014

Capo Verde ha con­qui­sta­to la sua in­di­pen­den­za nel 1975, ma no­no­stan­te que­sto il de­sti­no di chi vive in luo­ghi co­lo­niz­za­ti sem­bra es­se­re quel­lo di dover an­da­re via, verso posti ap­pa­ren­te­men­te mi­glio­ri: in Eu­ro­pa e negli Stati Uniti, non im­por­ta. Ecco un focus sulla sto­ria della co­mu­ni­tà ca­po­ver­dia­na e i suoi rap­por­ti con l’I­ta­lia.

Sab­bia bian­ca, mare blu cri­stal­li­no, per non par­la­re delle nere rocce vul­ca­ni­che del­l’I­so­la del Fuoco. C’era una volta una na­tu­ra ab­bon­dan­te e ricca di bio­di­ver­si­tà. Dopo l’ar­ri­vo del co­lo­niz­za­to­re por­to­ghe­se nel lon­ta­no 1460, lo sce­na­rio del­l’ar­ci­pe­la­go ca­po­ver­dia­no cam­biò dra­sti­ca­men­te. Le isole sono state un im­por­tan­te avam­po­sto per la trat­ta degli schia­vi: la po­si­zio­ne geo­gra­fi­ca del­l’ar­ci­pe­la­go fa­vo­ri­va la rotta delle navi, e quin­di il ‘ca­ri­co’ e lo ‘sca­ri­co’ degli schia­vi de­sti­na­ti ai campi di col­tu­ra ame­ri­ca­ni.

CA­PO­VER­DE, DA CO­LO­NIA A DE­MO­CRA­ZIA

Le ex-co­lo­nie por­to­ghe­si con­qui­sta­ro­no tar­di­va­men­te la loro in­di­pen­den­za, che av­ven­ne sol­tan­to negli anni 70’.  il fon­da­to­re del Par­ti­to Afri­ca­no per l’In­di­pen­den­za della Gui­nea Bis­sau e di Capo Verde – PAIGC, Amil­car Ca­bral lot­ta­va per lo svi­lup­po delle due co­lo­nie,  Gui­nea Bis­sau  e Capo Verde. La Gui­nea Bis­sau fu una delle prime co­lo­nie por­to­ghe­si ad eman­ci­par­si dal giogo stra­nie­ro, men­tre l’ar­ci­pe­la­go di­ven­ne in­di­pen­den­te il 5 lu­glio del 1975 . Capo Verde si trovò a dover af­fron­ta­re nu­me­ro­se con­se­guen­ze so­cio-eco­no­mi­che. Il sot­to­svi­lup­po, l’a­nal­fa­be­ti­smo, il de­gra­do eco­no­mi­co, la de­ser­ti­fi­ca­zio­ne, fu­ro­no solo al­cu­ni dei gravi pro­ble­mi ere­di­ta­ti dal co­lo­nia­li­smo. La sfida fu quel­la di ri­co­strui­re la pro­pria na­zio­ne oltre ad af­fer­ma­re l’i­den­ti­tà creo­la che in pas­sa­to rap­pre­sen­ta­va un se­gna­le di ri­fiu­to alla po­li­ti­ca di stan­dar­diz­za­zio­ne lin­gui­sti­ca e cul­tu­ra­le del pe­rio­do co­lo­nia­le.  De­ci­ne, cen­ti­na­ia e mi­glia­ia di ca­po­ver­dia­ni spar­pa­glia­ti nel mondo mi­gra­ro­no verso l’Eu­ro­pa, l’A­me­ri­ca ed altri paesi afri­ca­ni. Negli anni 60’ e 70’ si ve­ri­fi­cò un forte flus­so mi­gra­to­rio di ma­no­do­pe­ra ma­schi­le che sup­pli­va la man­can­za di la­vo­ra­to­ri nel set­to­re edile so­prat­tut­to in paesi come Por­to­gal­lo e gli Stati Uniti. 

LE MI­GRA­ZIO­NI IN EU­RO­PA E AME­RI­CA

La ma­no­do­pe­ra mi­gran­te in Eu­ro­pa e in Ame­ri­ca fu uno dei fat­to­ri che con­tri­buì al cam­bia­men­to so­cio-eco­no­mi­co del­l’ar­ci­pe­la­go e, no­no­stan­te il con­ti­nuo “andar via”, que­sto non osta­co­lò lo stret­to le­ga­me dei mi­gran­ti con la terra madre. 

In Ita­lia, nello spe­ci­fi­co, si ve­ri­fi­cò un’in­ten­sa im­mi­gra­zio­ne fem­mi­ni­le: donne, mi­gra­te e madri di fa­mi­glia, de­sti­na­te al la­vo­ro do­me­sti­co nelle case ita­lia­ne (Qui il trai­ler del do­cu­men­ta­rio "Ma­ri­sci­ca fu la prima" di Maria de Lour­des Jesus e An­na­ma­ria Gal­lo­ne, af­fron­ta il tema della mi­gra­zio­ne delle donne ca­po­ver­dia­ne e del loro ar­ri­vo in Ita­lia agli inizi degli anni Ses­san­ta). 

Le prin­ci­pa­li città ita­lia­ne che ac­col­go­no i mi­gran­ti ca­po­ver­dia­ni sono Roma, Na­po­li, Mi­la­no, Fi­ren­ze, Ge­no­va e To­ri­no.  Il Lazio è la re­gio­ne che ospi­ta una delle più nu­me­ro­se dia­spo­re ca­po­ver­dia­ne: se­con­do i dati del 2011 la re­gio­ne ac­co­glie­va circa 2061 cit­ta­di­ni ca­po­ver­dia­ni, men­tre in Cam­pa­nia, se­con­do i dati re­cen­te­men­te rac­col­ti dal Ser­vi­zio di Sta­ti­sti­ca del Co­mu­ne di Na­po­li, i cit­ta­di­ni stra­nie­ri re­go­lar­men­te scrit­ti al­l’a­na­gra­fe sono circa 42392, tra i quali si con­ta­no circa 877 cit­ta­di­ni ca­po­ver­dia­ni. Oltre a ciò, stan­do alle pa­ro­le del Con­so­le del Con­so­la­to Ca­po­ver­dia­no pre­sen­te a Na­po­li, Giu­sep­pe Ric­ciu­li, ci sono più di 2000 cit­ta­di­ni ca­po­ver­dia­ni do­mi­ci­lia­ti a Na­po­li, ma re­go­lar­men­te re­si­den­ti a Roma.

AN­DREI­NA, UNA CA­PO­VER­DIA­NA NATA NA­PO­LI 

An­drei­na Lopes Pinto, è una ra­gaz­za ca­po­ver­dia­na nata a Na­po­li. La sua sto­ria è si­mi­le alla espe­rien­za di molti gio­va­ni ra­gaz­zi figli di mi­gran­ti ca­po­ver­dia­ni che ri­sie­do­no nella città par­te­no­pea: “La co­mu­ni­tà ca­po­ver­dia­na è una tra le più an­ti­che di Na­po­li, in­fat­ti mia madre è ar­ri­va­ta qui alla fine degli anni Set­tan­ta al­l'e­tà di soli 18 anni.” I gio­va­ni che oggi vi­vo­no qui, non hanno al­cu­na dif­fi­col­tà a so­cia­liz­za­re, e molto spes­so si con­si­de­ra­no più na­po­le­ta­ni che ca­po­ver­dia­ni. “Io ho la dop­pia cit­ta­di­nan­za, ac­qui­si­ta solo al­l'e­tà di 18 anni, spero che que­sta legge as­sur­da venga cam­bia­ta. E' as­sur­do che un ra­gaz­zo nato e cre­sciu­to in Ita­lia debba aspet­ta­re i 18 anni per la cit­ta­di­nan­za, se tutto va bene. Il vin­co­lo con la terra d’o­ri­gi­ne dei pro­pri ge­ni­to­ri è piut­to­sto forte, e di­chia­ra che ap­par­te­ne­re a due cul­tu­re di­ver­se rap­pre­sen­ti un aspet­to più che po­si­ti­vo: “Credo che il fatto di ap­par­te­ne­re a una dop­pia cul­tu­ra sia solo una ric­chez­za, e ri­ten­go sia im­por­tan­te man­te­ne­re il le­ga­me con le pro­prie ra­di­ci e ori­gi­ni anche per i ra­gaz­zi di se­con­da ge­ne­ra­zio­ne". E con­ti­nua: “Ogni anno fe­steg­gia­mo il 5 lu­glio, una data molto im­por­tan­te per noi e rap­pre­sen­ta un modo per non di­men­ti­ca­re ma anche di fare co­no­sce­re agli altri la no­stra sto­ria”. 

Le do­man­do poi cosa ne pensi della re­la­zio­ne tra Capo Verde e l’U­nio­ne Eu­ro­pea. “Capo Verde è uno Stato de­mo­cra­ti­co, è in buone re­la­zio­ni con l'U­nio­ne Eu­ro­pea ed en­tram­bi con­di­vi­do­no gli stes­si va­lo­ri. Al gior­no d’og­gi la ma­le­di­zio­ne della sua po­si­zio­ne geo­gra­fi­ca po­treb­be con­ver­tir­si in un van­tag­gio, se si con­si­de­ra la sua na­tu­ra­le pro­pen­sio­ne a fare da ponte tra tre con­ti­nen­ti: Afri­ca, Eu­ro­pa e Ame­ri­ca". 

Nello sce­glie­re poi una pro­pria iden­ti­tà, An­drei­na non ha dubbi. “La so­la­ri­tà cao­ti­ca di Na­po­li unita alla ca­lo­ro­sa ac­co­glien­za ca­po­ver­dia­na”. 

Noi siamo i fla­gel­la­ti del Vento del­l’E­st; Gli uo­mi­ni si sono di­men­ti­ca­ti di chia­mar­ci fra­tel­li e le voci so­li­da­li che ab­bia­mo sem­pre udito, sono sol­tan­to le voci del mare che ci ha sa­la­to il san­gue, le voci del vento che ci ha in­tro­dot­to il ritmo del­l’e­qui­li­brio e le voci delle no­stre mon­ta­gne stra­na­men­te e si­len­zio­sa­men­te mu­si­ca­li; Noi siamo i fla­gel­la­ti dal Vento del­l’E­st.

Ovi­dio Mar­tins - I fla­gel­la­ti del Vento del­l’E­st