I don’t like Mondays #4 La playlist della Liberazione

Articolo pubblicato il 20 aprile 2015
Articolo pubblicato il 20 aprile 2015

Milano, come settant'anni fa, celebra la vittoria sul nazifascismo tra canti e balli. Buon 25 aprile!

GANG, Fischia il vento

Una delle canzoni simbolo della Resistenza rivisitata in chiave folk rock. Ispirata alla melodia di Katiuscia, una canzone popolare russa, venne scritta su un foglietto nel 1943 da Felice Cascione, fondatore della prima banda partigiana sulle montagne a cavallo tra il Piemonte e la Liguria. “Il medico”, così veniva chiamato, morirà appena un anno dopo per mano delle camicie nere. Bella la versione per il cinema tratta da Buongiorno notte di Marco Bellocchio.

Modena City Ramblers, Oltre il ponte

Scritta da Italo Calvino nel 1958 e musicata un anno dopo da Sergio Liberovici nell’ambito dei Cantacronache, un gruppo di intellettuali torinesi ispirati ai cantastorie e impegnati nel recupero della canzone politica e della Resistenza. Quasi dimenticata, dopo sessant’anni è stata riscoperta e riproposta dai Modena City Ramblers insieme a Modi Ovadia.

Simona Molinari & Peter Cincotti, Perduto amore (in cerca di te)

Quando è stata incisa, nel luglio del 1945, la guerra era ormai finita e gli italiani potevano tornare a ballare sulle note dello swing che, cinque anni prima, era stato bandito dalle autorità fasciste. Il successo fu inevitabile. Questa versione recente è ancora più veloce e graffiante dell’originale di Nella Colombo. Difficile credere che abbia settant’anni.

Glenn Miller, In the mood

Insieme ad armi, sigarette e cioccolato, gli Americani portarono in Italia anche il Jazz. Le musiche  di Glenn Miller, Duke Ellington e Frank Sinatra hanno fatto da colonna sonora alla libertà ritrovata e hanno accompagnato le speranze di ricostruzione degli italiani usciti sconfitti dalla guerra. Un classico fuori dal tempo.

Giorgio Gaber, Bella ciao

Inno di lotta all’antifascismo dei partigiani e canto di lavoro delle mondine. Non si sa bene quale dei due sia nato prima. Sembra infatti che i partigiani modenesi e attorno a Bologna la cantassero già prima del 1945 e così pure le mondine, anche se il testo, come lo conosciamo oggi, venne scritto solo nel 1951 per una gara fra cori di mondariso. La storia si fa più interessante se si pensa che già nel 1919 esisteva una melodia yiddish incisa a New York da Misha Ziganoff, un fisarmonicista klezmer di origine ucraina. Non è chiaro come sia arrivata in Italia ma nel 1964 Bella ciao viene inclusa nel Nuovo canzoniere italiano (in apertura il canto delle mondine e in chiusura quello dei partigiani) e diventa la canzone più famosa della Resistenza al posto di Fischia il vento, che allora era considerata «troppo comunista». Cantata in tutte le lingue del mondo, è un esempio di «invenzione della tradizione» perfettamente riuscito ma soprattutto un canto popolare, come voce di un popolo che esprime sé stesso. Un inno alla libertà che riecheggia ancora oggi da Parigi a Hong Kong, da Atene a Istanbul, fino a Kobane.