I diritti umani in Polonia

Articolo pubblicato il 05 maggio 2003
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Articolo pubblicato il 05 maggio 2003

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I sogni di libertà della Polonia durante la guerra fredda, il rispetto dei diritti umani e la brama per ‘la normalità’ della vita europea e degli standard occidentali sembrarono diventar realtà dal 1989 in poi. I polacchi tuttavia, sanno come usare la loro libertà? Possono da sé, rispettare i diritti umani loro nel loro stato sovrano?
O forse le vecchie abitudini e i cattivi modelli di comportamento rimangono ancora vivi a 13 anni dalla ‘liberazione’ dall’oppressione totalitaria sovietica?

La Polonia si unì al Consiglio d’Europa agli inizi del 1991, istituzione che fra le altre attività, protegge i diritti umani e le libertà. Nel recente rapporto della Corte dei diritti umani, non emerge tuttavia un paese dal quale la Corte riceva più lagnanze rispetto alla Polonia: da un totale di 31.000, 4.000 vennero da questo paese. A seguire sulla passerella russi, turchi e francesi.

Eppure ciò significa che i diritti umani non vengano rispettati in questi paesi, oppure è più un segnale della consapevolezza della gente e dell’importanza che si tende ad attribuire a questo problema oggi?

Nel caso della Polonia, l’ultima ipotesi sembra la più credibile, anche se l’inefficiente e caotico funzionamento del sistema giudiziario, da cui la maggior parte delle lagnanze, è spesso criticato ed bersagliato come punto dolente nei rapporti della Commissione UE riguardanti la preparazione della Polonia all’ingresso. Lo stesso dicasi per il numero di regolamenti: il numero complessivo è di 844, e 26 di questi concernono casi di cittadini polacchi. Risultato di quest’attività così civica e consapevole, il governo polacco è stato accusato già venti volte dalla Corte di violare i provvedimenti della Convenzione europea su diritti umani.

Recentemente la Polonia apparve anche sulla lista del Consiglio d’Europa dei paesi che violano la libertà dei mezzi di comunicazione, ovvero ‘molestie legali e giudiziarie’ dei media. Il che riguarda le attività di Resspublika – società norvegese – dell’editore del quotidiano “Rzeczpospolita”. Resspublika tentò di prendere il controllo del quotidiano dal suo editore polacco Panstwowe Przedsiebiorstwo Wydawnicze-PPW, con l’aiuto di pressioni economiche e fiscali, con raid e incursioni della polizia.

L’acquisto del quotidiano fu presentata dai media come una misura intrapresa per controllare questo importante quotidiano polacco dal governo di sinistra dell’ex-comunista Leszek Miller.

Gli altri paesi sull’elenco sono: nuovamente la Russia, l’Ucraina, la Bielorussia, la Croazia.

Il rapporto parla anche del clima di caos e dei problemi che han circondato la revisione della normativa sui servizi televisi e radiofonici, clima i cui postumi sono ancora presenti nei media – il cd Rywingate – durante il quale furono in gioco bustarelle e provvedimenti di contro la concentrazione nei media.

L’autrice del rapporto, la sig.ra Tytti Isohookana-Asunmaa, contesta il fatto che la programmazione sui due canali della televisione pubblica è dominato dalla coalizione di governo: più di 15 ore l’ultima estate, da metter a confronto con le 3 ore in cui l’opposizione è stata ‘protagonista’.

Nonostante il rapporto rappresenti un notevole colpo all’establishment politico polacco, qualcuno potrebbe suggerire che in Polonia, per fortuna, è stata importato l’onnipresente guerra politico-mediatica e la competizione del mercato del mondo occidentale, e non il modo brutale con cui i russi risolvono i loro problemi, come ad esempio contenendo in maniera forzata i media liberi.

Nello stesso campo della protezzione dei diritti umani, non costituisce una sorpresa, se si ha in mente la presenza di una forte “lobby” cattolica nella politica polacca, il fatto che il governo adottò il 28/01/03 una dichiarazione riguardante la moralità, la cultura e la protezione della vita umana con il proposito di allegarla al trattato d’ingresso nella UE. Già il giorno successivo il testo della dichiarazione fu spedito a Brussels. Poiché una dichiarazione che non ha valore legale, come risultato del carattere formale così come il fatto che sia stata adottata tardi, con questo documento politico il governo polacco conferma la sua ferma posizione per cui alcun trattato UE potrà impedire alla Polonia di regolare da sé le questioni di valore morale e di una certa importanza, come la protezione della vita umana.

Infatti, questa dichiarazione ha più di un valore simbolico e è un modo di estendere una mano della buon volontà ed invito per cooperare su questioni di EU alle autorità di Chiesa cattoliche in Polonia, e la popolazione potenziale rappresenta. Lo scopo della coalizione di sinistro-sociale-contadino è vincere il referendum di questo anno su accessione di EU, e guadagnando appoggio di Chiesa sembra essere l’unica opportunità del successo.