I cannoni ad acqua sul Gay Pride di Istanbul: "Uno schifo..."

Articolo pubblicato il 04 luglio 2015
Articolo pubblicato il 04 luglio 2015

Domenica scorsa, il Gay Pride che radunava migliaia di manifestanti nel centro di Istanbul, è stato represso dalla Polizia a colpi di spray al peperoncino e pallottole di gomma. Moshe* c'era e ci racconta i retroscena e la situazione complicata della comunità LGBTI in Turchia.

cafébabel: Come hai passato il tuo Gay Pride?

Moshe: Uno schifo... Non trovo le parole per esprimermi. Ero con un amico canadese che studia Scienze politiche e che mi stava facendo visita ad Istanbul : pensavo che stessimo per festeggiare alla grande con tutti i miei amici LGBT ed eterosessuali, come sempre. Abito sulla sponda asiatica del Bosforo e, già sulla nave, ho incrociato una coppia di amici etero che si recava al Gay Pride. Andando a casa del mio amico canadese, che non vive molto lontano da Piazza Taksim, dove si è tenuta la manifestazione, una delle mie amiche dell'università mi ha chiamato e mi ha detto di non venire perché la polizia attaccava la popolazione senza motivo e senza spiegazione. Cannoni ad acqua, gas al peperoncino, pallottole di gomma... Poi, la delusione più assoluta. Siccome non volevo rischiare la vita, siamo rimasti nel quartiere di Cihangir, dove i manifestanti si erano riuniti. Mi sentivo molto offeso dato che non penso che meritavamo una tale umiliazione. Per non rovinarci il resto della giornata, abbiamo deciso di attraversare il Bosforo e fare un giro.

cafébabel: Che tipo di giornata ti aspettavi?

Moshe: Sono 12 anni che si festeggia il Gay Pride in Turchia, senza nessun problema. La settimana scorsa, il "Trans Pride" si è svolto senza nessun problema, in pieno Ramadan. Quindi pensavo che sarebbe andata bene, che avremmo potuto far sentire le nostre voci e le nostre richieste giuridiche per i diritti della comunità LGBT, come per esempio quello di sposarsi e di adottare figli. Chiediamo solo delle leggi che proteggano gli individui esposti agli sguardi di disapprovazione. E poi, ecco... volevo incontrare gente e passare una bella serata nella gioia e nell'amore.

Quando la polizia spara coi cannoni ad acqua... You Tube

"Vivo come un pashà!"

cafébabelCom'è la vita quotidiana per un gay in Turchia?

Moshe: È difficile rispondere, tante sono le diverse situazioni. Dato che lo Stato non si espone sulle questioni LGBT, e che nella Costituzione turca non esiste nessun articolo per la protezione della popolazione LGBT, le persone LGBT sono abbandonate, nella precarietà o legate ai casi della vita. Ci sono giornalisti gay; persone omosessuali che lavorano in aziende senza nessun problema. E allo stesso tempo ci sono omosessuali che si fanno letteralmente uccidere dalle loro famiglie a causa del loro orientamento sessuale. Quindi tutto dipende dalla famiglia e dall'ambiente nel quale si cresce. Puo' essere l'inferno o il paradiso.

cafébabel: E per te, personalmente?

Moshe: Personalmente, non ho avuto problemi con la mia famiglia né all'università, un'istituto privato dove esiste un'associazione studentesca LGBT che è approvata dal rettorato. Non ho minimamente sofferto di discriminazione durante i miei studi, tutti sapevano che fossi gay, anche i professori. Parlavo costantemente di tematiche LGBT nei miei resoconti, nei miei lavori, al fine di sensibilizzare la gente sulla questione. Ero accerchiato da amici, donne, uomini, trans, lesbiche e, fortunatamente, non ho mai sperimentato la minima discriminazione in quella cerchia di conoscenti.

Ma per la maggioranza della comunità LGBT, la vita non è molto clemente. In certe regioni della Turchia, si sente continuamente che il tale ragazzo gay è stato ucciso dal padre o che il tale omosessuale ha la famiglia che lo minaccia di morte se non lascia il proprio villaggio. Le discriminazioni continuano a scuola, gli studenti omosessuali si fanno aggredire da compagni e professori. Puo' succedere ovunque ma il problema di fondo è che il sistema giudiziario non protegge i suoi cittadini, costretti a tacere. Trovo la cosa al quanto pericolosa in una società, perché come diceva Nietzsche: "Le verità uccidono; quelle che tacciamo, diventano velenose".

cafébabel: Pensi di restare in Turchia? 

Moshe: Assolutamente si'. Non voglio lasciare la Turchia anche se trovo gli atti e le decisioni del governo odiose ed arcaiche. Qui, ad Istanbul, siamo in una società dove si frequentano ebrei, armeni, greci, italiani, assiri, aleviti, sunniti... Vivo come un pashà! La mia unica preoccupazione è forse il matrimonio, che non è legale in Turchia. Ma non lascerei la mia città di nascita per il semplice fatto che non mi posso sposare.

(*Moshe è un nome di fantasia: il vero nome del nostro testimone è stato cambiato per mantenere il suo anonimato.)