I buoni propositi non bastano

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2003
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Articolo pubblicato il 03 ottobre 2003

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Le opportunità e gli effetti della Dichiarazione di Bologna. Visto da Berlino.

Dal 19 giugno 1999 è ormai una realtà: i 33 sistemi di istruzione superiore esistenti dovranno fondersi in un unico grande spazio universitario europeo. Lo studio all’estero nell’ambito dell’Unione Europea deve diventare più accessibile e si devono facilitare i soggiorni all’estero durante gli studi. In questo sistema universitario unito, crediti e moduli, studenti ed insegnanti devono poter circolare con la stessa facilità delle merci. Alla fine degli scambi si deve sempre avere un attestato riconosciuto ovunque. Tutto ciò sembra splendido: i datori di lavoro, gli studenti, le scuole superiori e, non da ultimo, i politici, sono in genere favorevoli. Ma chi è favorevole a cosa? E perché? Il 18 e 19 settembre, a Berlino, si è tenuta la seconda conferenza sul tema dopo quella di Bologna. Era quindi questo il momento migliore per rianalizzare la Dichiarazione e per focalizzarsi sulla situazione del paese ospite: la Germania.

E’ fin troppo chiaro che il sistema scolastico teutonico ha bisogno di una riforma: negli anni ’70 le riforme della coalizione social-liberale avevano ampliato le possibilità di accedere alle scuole superiori a molti ceti sociali. Nelle “Università di gruppo” tutti i partecipanti avrebbero dovuto organizzare assieme le loro attività di apprendimento ed insegnamento. È chiaro che una politica dell’istruzione così innovativa non poteva rimanere senza oppositori. Le università di gruppo furono messe da parte con una sentenza della Corte Costituzionale Federale. All’“università per tutti” sono stati progressivamente chiusi tutti i rubinetti. Quello che è rimasto della riforma dell’istruzione erano gli studenti e un panorama di scuole superiori decisamente sottofinanziato. Oltre a ciò è venuta meno la garanzia di un posto di lavoro per chi consegue un’istruzione superiore. Le richieste alle università da parte della società e la realtà delle scuole stesse si sono sviluppate in maniera visibilmente divergente, mentre negli altri paesi si sono già implementati nuovi metodi di insegnamento e di apprendimento. In queste condizioni non si possono più gestire i deficit ormai evidenti che le università hanno conservato ed accresciuto nel corso degli anni. In ogni caso con le riforme successive non si trattava di allargare ad altre classi sociali la partecipazione al mondo dell’istruzione.

Vino vecchio in botti nuove?

E a livello europeo? Ci si aspettava tanto dal dibattio lanciato a Bologna. Si è quasi arrivati a guardare ai sistemi di istruzione superiore scandinavi e ad avviare una nuova discussione sui metodi e sui contenuti. Ma alla fine le cose sono andate ancora una volta diversamente da come ci si aspettava: il motto delle recenti riforme sembra essere "vino vecchio in botti nuove". Da un sistema di istruzione ad un livello si è passati ad un sistema a due livelli con i diplomi Bachelor (BA) e Master (MA), appena introdotti in Germania. Un pò dappertutto i corsi di studi esistenti sono stati semplicemente divisi nella forma senza pensare a una riforma dei contenuti. Questa suddivisione apriva l’opportunità ad alcuni studenti di passare dal diploma BA a quello MA. Per i nuovi corsi di studi MA ci sono ora in molti casi delle nuove condizioni di accesso. In pratica si hanno ora due procedure di ammissione invece di una e tasse universitarie per corsi di studi non propedeutici tra loro. Tutti i rincari non hanno ragione di essere, e con riguardo ai nobili fini perseguiti con l’introduzione dei corsi di studi a due livelli, ecco cosa ne pensa Lars Schewe della Confederazione studentesca FZS (Libera Unione Studentesca, ndr): "A quanto pare [...] si tratta solo di un vile smantellamento del sistema dell’istruzione."

Per questi corsi di studi è stato implementato un nuovo sistema per garantire la qualità, chiamato “accreditamento”. Purtroppo non è stato adottato in tutta Europa e per il momento si è sviluppato un procedimento a sé che non presenta differenze rilevanti rispetto agli altri sistemi europei. Il principio è il Peer - Review: insomma, una valutazione tra eguali; oppure, esprimendo il concetto con un pò di cinismo: le università si fanno fare valutare per vie traverse da imprese private. Gli standard stabiliti non hanno alcun ruolo in tutto ciò, in quanto le valutazioni in questo sistema flessibile non sono tra loro collegate. A tal proposito, gli studenti non devono per forza essere partecipi. Tuttavia questo sistema offre agli studenti opportunità di partecipazione e valutazione sempre maggiori rispetto alle vecchie procedure burocratiche.

Scuole superiori e studenti adatti al mercato

Gli esempi fatti dovrebbero dimostrare quanto la dichiarazione e i suoi effetti dipendano dalla loro realizzazione sul terreno. In Germania la Dichiarazione di Bologna è legata ai tentativi di riforma che l’economia di mercato dovrebbe offrire al panorama delle scuole superiori. In futuro gli studenti dovranno competere per le scuole superiori, e le scuole superiori dovranno competere per gli studenti. Le pressioni per una riforma generate dalla Dichiarazione di Bologna costituiscono un’occasione per tali modernizzazioni. Le conseguenze di questa riforma sono prevedibili già ora: le scuole superiori e gli studenti verranno integrati nel mercato, e per poter sopravvivere in questo mercato ci si dovrà comportare in modo conforme al mercato. Ci sarà quindi meno spazio per le critiche e per tutto quello che esula dalle realtà esistente.

Da notare in questa prospettiva anche l’implementazione asimmetrica della Dichiarazione. Ad esempio la dimensione sociale in Germania non è stata ancora discussa sufficientemente. Così si pratica il marketing delle scuole superiori in tutti i paesi possibili per arruolare "High-Potentials" mentre i regolamenti del lavoro e di soggiorno non sono cambiati quasi per nulla e la situazione degli alloggi è pessima per gli studenti stranieri che arrivino nel paese di Goethe. Oltre a ciò si ha un’assistenza insufficiente, che attualmente non viene fornita né dagli uffici per l’estero delle scuole superiori né dalle associazioni studentesche. "Chi vuole guidare il processo di integrazione per uno spazio comune europeo dell’istruzione superiore entro il 2010 non deve tralasciare le dimensioni sociale e culturale" sostiene Dieter Schäferbarthold dell’Opera Universitaria Tedesca, ma le dichiarazioni di Bologna e Praga non hanno ancora dato delle risposte.

Meno mercato, più equità

Con tante domande aperte è stupefacente che la Dichiarazione di Bologna raccolga tanti consensi. Ciò è giustificato dalle sue opportunità intrinseche: non che ogni europeizzazione sia di per sè già in qualche modo un vantaggio, ma si tratta di certo di perchè essa rompe gli schemi e quasi ad ogni livello offre degli spunti per dei reali miglioramenti. Questi miglioramenti si possono però realizzare solamente creando delle modifiche concrete per mezzo di riforme locali. Chi volesse ottenere un sistema con meno mercato, più equità e una maggior parecipazione degli studenti dovrebbe studiare le richieste di formazione a livello europeo, avere la libertà di imporre tasse universitarie ed offrire un insegnamento che non si allontani troppo dalla pratica ma che non si limiti a voler descrivere ed osservare tutto acriticamente.