I bei tempi sono finiti: ecco la generazione “e adesso che succede?”

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2011
Alla “generazione X” è da poco seguita la “generazione Y”, la generazione degli eterni apprendisti e tirocinanti. Quale sia però la giusta lettera o il giusto titolo per connotarla non riesce ad capirlo nessuno. È veramente possibile racchiudere tutti i giovani di oggi in un’unica categoria e definire tecnicamente questa generazione? A chiederselo sono due autori tedeschi, Manuel J.
Hartung e Cosima Schmitt che a questo proposito hanno scritto a quattro mani Die netten Jahre sind vorbei. Schöner Leben in der Dauerkrise (I bei tempi sono finiti. Una vita migliore nella crisi perenne, ed. Campus Verlag 2010 ). Il libro propone un’analisi riguardo al difficile futuro di una generazione senza nome.

©Campus Verlag, 2010Si tratta dei nati negli anni ’80. Sono loro a fare le spese di tutte le crisi del recente passato. Questa generazione, che ha seguito il crollo delle Twin Towers in tv, e in seguito alla crisi economica non ha trovato un’occupazione; sono i martiri del lavoro, eterni stagisti, destinati ancora per anni dopo la laurea a ammazzarsi di lavoro per pochi soldi. Tutti, sia che stiano ancora studiando, o che comincino adesso ad affacciarsi nel mondo del lavoro, sentono odore di crisi. Ma noi non stiamo solo a lamentarci. Nel libro di Manuel J. Hartung e Cosima Schmitt vengono esaminate tutte le statistiche e a prendere la parola sono studiosi fra i più illustri. Si impara che la gioventù tedesca riflette e che gli studenti sono impegnati politicamente . Ma dagli autori ci si sente capiti solamente a metà.

Il libro sulla generazione delle lauree brevi rappresenta tutti i giovani tedeschi poco prima o poco dopo l’ingresso sul mercato del lavoro. In 196 pagine e in otto capitoli viene fatta la radiografia di studenti e apprendisti. Si tratta di un libro sui “figli del ceto medio” che vuole smontare le “caricature” e svelare i “lati nascosti” della nostra generazione.

Una generazione dinamica non è un’epoca

Infinite volte si è tentato di trovare un nome per questa generazione. Questi sono gli appellativi che con una certa regolarità abbiamo visto riproporre dai titoli di giornale: generazione X, generazione stagisti, generazione facebook, ecc. Questo dimostra come ogni titolo e ogni evento effimero spinga i media a tentare di bollare questa generazione con un marchio ben preciso. Se si parla di epoche, ha più  senso, perché questa “etichetta” è limitata al campo dell’arte, dell’architettura, della letteratura, ed è possibile attribuire un inizio e una fine. Le generazioni però sono dinamiche, difficili da definire, si comportano in modo incontrollato. Questo lo hanno capito anche gli autori.

Ecco l’esempio di un tipico studente della laurea triennale. Si tratta di una persona in continua lotta contro il tempo per riuscire a barcamenarsi nel sistema di laurea breve a moduli, formula che, oltre ai tedeschi, fa tremare anche gli studenti italiani, i quali, in base alle riforme del Processo di Bologna, hanno dovuto cambiare radicalmente il loro sistema scolastico. Dato che il mercato del lavoro di oggi è in continuo cambiamento, anche gli studenti devono essere estremamente flessibili, e magari cercare di far entrare un tirocinio nelle cosiddette vacanze estive. La trappola scatta solamente per quelli che continuano a studiare come si faceva prima: a binario unico. Davanti a tutte queste incertezze si prevede il crollo psico-fisico dello studente, magari con una sindrome da burnout a 22 anni. Gli autori però non hanno notato che esistono anche studenti che si sono abituati a questo nuovo sistema universitario e sono contenti della sua selettività.

Gli “università- dipendenti” e le città che sanno meritarseli

È sufficiente dare un’occhiata alle frontiere della Germania per capire dove sempre più spesso si stanno indirizzando gli studenti tedeschi: alle università dei vicini di casa, gli altri paesi europei. L’europeizzazione dell’università non ha solo reso gli studenti degli “assetati di crediti” e degli “università–dipendenti”, ma ha anche introdotto un nuovo fattore a cui legare fortemente la scelta del percorso di studi: la redditività. Infatti oggi, per essere scelta come meta per gli studi universitari, una città deve saperselo meritare. Spesso i motivi che si schierano pro e contro una città sono un insieme di fattori, come i settori economici che questa può offrire, le reti sociali, o anche semplicemente il costo degli affitti. Oppure la fama della città stessa. Per molti studiare all’estero è possibile solo nei paesi in cui, come in Francia, vengono abolite le tasse universitarie. Purtroppo gli autori limitano la loro analisi alla Germania, anche se i temi della mobilità durante lo studio e del precariato per chi si affaccia nel mondo del lavoro sono da tempo questioni centrali in tutti i paesi europei. 

E' utile etichettare una generazione?

Politicamente impegnati?

Die netten Jahre sind vorbei solleva anche un altro tema: l’interesse dei giovani tedeschi nei confronti della politica e della democrazia e il grande successo delle organizzazioni non governative. È sufficiente come corollario per poter dire che noi ci siamo evoluti e siamo diventati cittadini emancipati? A questo punto il lettore, che nel frattempo si è abituato a questo stile retorico (prima persona plurale “noi”), dimentica subito la partecipazione politica in continua discesa da parte dei giovani tedeschi ed europei e i programmi tv totalmente depoliticizzati, e crede invece al sociologo Klaus Hurrelmann, convinto che la cosa pubblica stia riacquistando grande importanza.

A detta degli scrittori, invece di dare la propria fiducia ai programmi, spesso vaghi, dei partiti e al pragmatistico dei loro politici di lustro, la gioventù di oggi si impegna con le ONG per costruire un mondo nuovo. Antitesi: le ONG oggi sono diventate il quarto settore dell’economia – quindi, prima di tutto, sono una prospettiva di lavoro. Ma come se non bastasse, segue rapidamente un’altra conclusione sbagliata: il successo sfrenato dei marchi bio in Germania sarebbe un segnale del fatto che la nuova generazione si rafforza in base a ciò che consuma. Questo starebbe quindi a significare che i giovani francesi sono meno politicizzati dei tedeschi perché consumano meno alimenti biologici rispetto ai propri vicini. In realtà, il motivo del poco successo dei prodotti bio nelle grandi città francesi è dovuto all’enorme differenza di prezzo tra l’alimentazione convenzionale e quella ecologica.

Inevitabile conflitto generazionale?

Infine gli autori concludono con un pronostico, profetizzando la nascita di un movimento generazionale. La causa sarebbe dovuta all’inevitabile conflitto con i predecessori: il boom delle nascite degli anni ’60. I nati in questo decennio, che in Germania fu particolarmente prolifico, avvicinandosi sempre di più all’età della pensione, vivranno presto a carico di chi fa adesso il suo ingresso nel mondo del lavoro. Dunque la generazione più vecchia comincerà presto a cercare di portare il potere dalla propria parte per ottenere una politica a favore dei pensionati, e a quel punto “noi” dovremmo essere finalmente preparati a difendere per la prima volta collettivamente i nostri interessi.

Statistiche e conclusione affrettate

Questa teoria è discutibile. Secondo i pronostici dell’Ufficio federale di statistica (Statistisches Bundesamt) e secondo i calcoli dello Stato, le generazioni continueranno ad esistere ma sarà impossibile utilizzarle come categorie, parlando di conflitti di interesse. Questi conflitti infatti non sono dovuti a scontri generazionali, ma nascono invece laddove i valori vengono utilizzati come merce di scambio. E i nostri valori non dipendono sempre dall’età che abbiamo.

Alla luce di tutto questo, è dunque necessario ringraziare gli autori perché sono riusciti ad attribuire delle caratteristiche specifiche ad una generazione? Certo fa piacere riconoscere sé stessi durante la lettura: eccoci, i sovversivi. Noi, sensibili e attenti davanti al genere e alla discriminazione sessuale. Tuttavia è necessario difendersi davanti a queste conclusioni. Il libro che ci viene proposto è di per sé una speculazione che per di più, basandosi quasi totalmente sulle statistiche, offre ben poco di veritiero.

Illustrazioni : Caricatura (cc)dalechumbley/flickr; Buchdeckel ©Campus Verlag; Generazione (cc)adamscarroll/flickr; Video (cc)pondscum77/Youtube