I baschi cercano il gas da scisti. Ma l'indipendenza energetica ha il suo prezzo

Articolo pubblicato il 24 aprile 2012
Articolo pubblicato il 24 aprile 2012
Il governo dei Paesi Baschi lo scorso febbraio ha annunciato un investimento di 100 milioni di euro nella ricerca di shale gas (gaz da scisti bituminosi), affiancandosi ad altri governi d'Europa che, da poco tempo, hanno scelto di trivellare i propri territori alla ricerca di questo nuovo combustibile.
Le proteste cittadine, che richiamano l'attenzione sui potenziali effetti nocivi per la popolazione, non si sono fatte attendere. In un'Europa che sta lottando per conservare la sua competitività economica, l'idea di un gas "made in UE" ha fatto sognare in tanti.

Alcuni paesi come Polonia, Inghilterra, Francia o Spagna posseggono riserve significative di shale gas: gas naturale intrappolato tra le rocce del sottosuolo. A prima vista, questa può sembrare una notizia positiva. Il gas naturale è, tra i combustibili fossili, un combustibile relativamente "pulito" e il suo sfruttamento permetterebbe di ridurre la dipendenza energetica del continente, come già hanno cominciato a fare gli Stati Uniti.

Fin qui, tutto sembra una fortunata coincidenza. Come pensò lo stesso Josh Fox quando un giorno ricevette una lettera con un assegno da 100.000 dollari l'anno per permettere ad un'impresa di estrarre il gas dal sottosuolo del suo terreno sulle sponde del fiume Delaware, USA. Tuttavia, una certa dose di intuizione e un'altra di sospetto lo spinsero a prendere l'auto e una macchina fotografica per documentare gli effetti delle operazioni di fracking nelle regioni degli USA dove l'estrazione era cominciata nel 2005. Il risultato è la sconcertante storia di Gasland, un documentario che si aggiudicò il Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival nel 2010 e che oggi è più pertinente che mai da quest'altra parte dell'Atlantico.

Un paesaggio postbellico

La frattura idraulica - o fracking - consiste nell'operare una perforazione verticale e profonda (tra i 1.000 e i 5.000metri) e una orizzontale al di sotto dello strato di gas. Una volta fatto ciò, si iniettano nella crepa dell'acqua, della sabbia e dei prodotti chimici ad elevata pressione per spaccare le rocce in cui è contenuto lo shale gas e procedere così alla sua estrazione.

Il pericolo maggiore del fracking è la contaminazione delle falde acquifere causata dalla volatilità degli agenti chimici iniettati. Inoltre, gli additivi tossici utilizzati nelle operazioni di frattura raggiungono, diffondendosi per acqua e per aria, i centri abitati nelle vicinanze con impatti gravi per la salute dei loro abitanti. Non si può sorvolare nemmeno sul rapporto di causa-effetto tra le operazioni di fracking e le scosse sismiche che hanno determinato la sospensione dell'estrazione di shale gas da alcuni pozzi in Inghilterra. Infine, nonostante l'industria del gas si difenda sostenendo che si tratta di un combustibile fossile più pulito del carbone o del petrolio, uno studio condotto dalla Cornell University ha dimostrato che la sua impronta di carbonio è maggiore di quella degli altri due combustibili prima citati.

La polemica è servita

Al riguardo, l'Europa è spaccata. Da un lato, paesi come Polonia e Inghilterra, che hanno dato licenza di estrazione, contano già dei pozzi e degli altri che stanno fornendo le licenze di esplorazione dei territori. Dall'altro, paesi come Francia o Bulgaria hanno vietato le operazioni di fracking a fronte dei rischi ambientali che ne conseguono. Questa spaccatura si riflette nei messaggi della Commissione Europea. Nel 2001, la Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezzaalimentare del Parlamento Europeo ha portato a termine uno studio che ha sottolineato la necessità di una regolamentazione del fracking a livello europeo. Tuttavia, all'inizio di quest'anno è stato pubblicato un altro lavoro che ha ridotto l'urgenza di una normativa ambientale.

I movimenti ecologisti sembrano avere le idee più chiare e chiedono l'arresto delle operazioni di frattura idraulica. In Spagna, nonostante siano state già concesse delle licenze di esplorazione dei territori nelle regioni della Cantabria, dei Pirenei e e in una parte dell'Aragona, regna una forte disinformazione sulle loro conseguenze. Oltre all'opposizione manifestata da grandi ONG come Greenpeace o Ecologisti in Azione, dagli inizi del 2011 sono andate creandosi reti civili di contrasto al fracking in tutto il paese. La preoccupazione diffusa tra tutti questi attori (ONG e società civile) riguarda il pericolo che un errore politico - come ignorare gli evidenti rischi del fracking - possa distruggere le falde acquifere.

Piattaforme di contrasto simili esistono in altri paese europei e agiscono con regolarità. Il marzo scorso è stata la volta della Romaniadove diverse migliaia di cittadini hanno manifestato contro l'estrazione di shale gas nel nord del paese. In Francia, il Collectif 07, che ha celebrato l'abrogazione delle licenze di esplorazione concesse alla Total nel sud del paese nell'ottobre 2011, mantiene alta l'attenzione sul ricorso amministrativo che il gigante del petrolio ha presentato contro la suddetta decisione. Ma le pressioni delle lobbies del petrolio non si fermano e prendono posizione a Bruxelles. Ciò che è chiaro è che il fracking o, come piace chiamarlo alle industrie, "l'estrazione di gas non convenzionale" farà parlare molto di sé quest'anno. Forse può essere utile riprendere Gasland e fare una passeggiata insieme a Fox tra i 50.000 e più pozzi che già esistono negli USA e i loro paesaggi postbellici.

Foto di copertina: (cc) Marc Oh!/flickr; testo:: (cc) Fr33d/ flickr.