I 300 giovani che vogliono cambiare le politiche dello sviluppo in Europa

Articolo pubblicato il 24 marzo 2016
Articolo pubblicato il 24 marzo 2016

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In Europa un gruppo di giovani è convinto di poter influenzare le decisioni dei governi in materia di sviluppo internazionale: e la cosa incredibile è che ci sta riuscendo.

Se conoscete Bono Vox, leader degli U2, probabilmente avrete sentito parlare del suo impegno come attivista contro la povertà in Africa. Negli ultimi trent'anni, Bono è balzato agli onori della cronaca per una serie di iniziative più o meno note volte a combattere l'AIDS, mettere fine alla fame nei Paesi africani e chiedere migliori politiche di sviluppo ai leader mondiali. Tra queste, la più eclatante è stata senza dubbio la fondazione dell'organizzazione ONE Campaign, realtà non profit il cui motto (“Non chiediamo i vostri soldi, ma la vostra voce”) riflette l'impegno dell'artista irlandese per sensibilizzare il pubblico e i politici alla lotta alla povertà.

L'espansione di ONE è andata di pari passo con il coinvolgimento dei giovani nella sua attività di advocacy. La più grande iniziativa in questo senso è stato il programma Youth Ambassador, un progetto partito dai campus americani -i cui studenti si sono mobilitati per sensibilizzare i loro colleghi sul tema della povertà in Africa-, e arrivato fino in Europa dove una massiccia campagna di recruiting seleziona ogni anno fino a 300 giovani desiderosi di migliorare le politiche europee per la cooperazione allo sviluppo.

La scelta di ONE di investire sulle nuove generazioni si è rivelata, col tempo, estremamente efficace. A differenza di molte organizzazioni internazionali, la ONG di Bono sembra aver capito subito l'impatto che un gruppo di volontari motivati e capaci di “sognare in grande” avrebbe potuto avere sulla sensibilizzazione del pubblico ad un tema controverso come quello degli aiuti allo sviluppo. Nei sette Paesi europei coinvolti nel programma (Germania, UK, Irlanda, Francia, Belgio, Italia e Paesi Bassi), gli Youth Ambassadors hanno avuto finora un ruolo cruciale nel mobilitare la stampa e i politici: in occasione delle elezioni europee del 2014, i ragazzi hanno convinto ben 391 eurodeputati -più di metà del Parlamento Europeo- a firmare un documento di impegno a favore dei Paesi meno sviluppati. L'anno successivo, il lancio dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 è stato accompagnato da centinaia di incontri con personalità politiche di spicco a cui gli Ambassadors hanno chiesto di impegnarsi per eliminare la povertà estrema nei prossimi 15 anni.

E per il 2016? Nei prossimi mesi, i giovani attivisti di ONE faranno pressione sui leader mondiali in occasione del Vertice anticorruzione previsto a Londra nel mese di maggio, del secondo Summit “Nutrizione per la crescita” che si svolgerà a Rio nel mese di agosto e della conferenza di rifinanziamento del Fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria prevista in autunno.  Secondo le parole di Diane Sheard, Direttrice per l’Europa di ONE, “Il calibro dei giovani ambasciatori italiani è davvero straordinario e non vediamo l’ora di lavorare con loro nella lotta contro la povertà estrema. Con i vertici internazionali su anticorruzione, salute e nutrizione previsti nel 2016, e la Presidenza italiana del G7 nel 2017, i leader mondiali saranno chiamati a una prima verifica degli impegni assunti lo scorso anno per il conseguimento degli obiettivi globali. I giovani ambasciatori ONE chiederanno conto delle promesse fatte. Il loro attivismo e la loro passione non sono da sottovalutare.”

Per gli attivisti di ONE, insomma, la politica non è solo roba per burocrati: se è vero che il mondo appartiene alle nuove generazioni, è giusto che anche loro rivendichino un ruolo nella creazione di politiche per un mondo più equo e più giusto. Perché dove non arriva il denaro, a volte, può arrivare la nostra voce.