I 300 di Gorino che si credevano spartani e si scoprirono vigliacchi

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 26 ottobre 2016

(Opinione) Nella frazione di Gorino, nel ferrarese, 300 persone sono scese a bloccare la strada che porta al paese per impedire l'arrivo di 20 migranti, ricollocati dal prefetto in via temporanea in assenza di soluzioni alternative. Una congrega di moderni spartani che lasciarono a casa l'onore e portarono in borsa l'odio. Facendoci vergognare di avere la stessa nazionalità.

Si devono essere sentiti come i 300 spartani alle Termopili di fronte alla soverchiante potenza dell’esercito di Serse. 300 eroi, che ai loro occhi (e solo a quelli) erano lì a difendere quello che è il sacro suolo della patria dall’incursione violenta di ben 12 donne e 8 bambini, 20 in tutto, che la Procura di Ferrara aveva destinato alla piccola frazione di Gorino, un microscopico villaggio di 600 anime perso nelle nebbie del Polesine, in assenza di altre strutture disponibili ad accoglierli nella zona. 300 persone che rimangono eroi solo ai propri occhi ricolmi di ignoranza, senza un Leonida ad infondere loro l’onore e la virtù di lasciare le donne ed i bambini fuori da questo circo di odio e viltà. 

A vedere le foto dei resistenti delle nebbie ferraresi c'è da rimanere attoniti: sorridenti, felici di difendere i propri diritti e la propria precaria economia in crisi nelle loro felpe di marca e cappotti sgargianti: il tempo per piangere miseria c’è sempre, ma c'è da dedurre che quello (insieme al denaro) per andare a comprare la giacca autunnale più alla moda del paesello in qualche modo lo si trova altrettanto bene. Eccoli lì, nelle foto, contenti di aver ristabilito il naturale ordine delle cose, forti e fieri per aver ottenuto una vittoria che non è altro che una delle più disgustose sconfitte di cui la società italiana porterà il segno da qui agli anni a venire. Contenti della notte passata in bianco, terminata in vino rosso e salamelle, come un'allegra scampagnata. Soddisfatti per averla spuntata contro un prefetto che, "in via eccezionale e temporanea" aveva spedito, un po’ come pacchi postali mal recapitati, i 20 esseri umani in un minuscolo paesino avvolto dalla nebbia per far avere loro un minimo di riparo e di tranquillità, ed averlo fatto al grido di "Noi qui non li vogliamo!" e "Prima gli italiani!".

Ma prima di chi? Prima di cosa? Risulta difficile credere che la grande metropoli di Gorino (600 abitanti, di cui 300 – la metà – scesi in strada ad alzare le barricate) abbia problemi di capienza e gestione di 8 bambini e 12 donne, di cui una incinta. Come risulta quantomeno inverosimile l’idea che il piccolo centro sia improvvisamente divenuto meta di orde di turisti selvaggi ansiosi di apprezzare le nebbiose amenità della valle del Po ad ottobre. No, i problemi devono probabilmente essere altri in realtà: siamo noi a non aver compreso che la libertà italiana è in questo momento costantemente oppressa e messa in pericolo dalla "dittatura dell’accoglienza" (sic, come dichiarato in casa Lega Nord): dittatura a cui bisogna con fermezza dire di no, anche se (qualcuno lo faccia presente a questi signori) il concetto risulta forse essere un tantino ossimorico. Siamo noi a non aver capito che questi 300 feroci combattenti in Moncler sono gli "eroi della nuova Resistenza" (sic, dalla stessa fonte), anche se (di nuovo, qualcuno glielo dica) i loro nonni, che la Resistenza l’avevano fatta davvero, combattevano contro un mostro che nei vent’anni precedenti si era mangiato qualsiasi libertà e diritto. E siamo sempre noi (indovinate da quale fonte proviene?) ad essere nel torto, non in grado di valorizzare gli sforzi di questi coraggiosi spartani del ventunesimo secolo, costretti a "passare la notte in trincea" per difendere l’Italia dall’invasione. Anche se, pur volendo sorvolare su età, sesso e condizione degli arditi invasori, avremmo qualche appunto da fare riguardo ai possibili significati dell’espressione trincea, sicuramente fugabili da una veloce chiaccherata con qualche bisnonno che la guerra, quella vera, l’ha vista sul serio.

La verità in realtà è una sola: qualche anno fa, nelle partite di calcio del campionato locale, insieme agli inevitabili improperi, piovevano dagli spalti dei quantomai azzeccati cori: “Solo la nebbia, avete solo la nebbia!”. Nebbia e razzismo, una combo perfetta per giustificare la cecità nel non vedere in quei 20 disperati il nostro ritratto risalente a non più di un’ottantina di anni fa, dall’altra parte dell’oceano.

Prima gli italiani? Viene da chiedersi se sarebbe cambiato qualcosa se quei 20 fossero invece stati 20 senzatetto, rigorosamente italiani, maschi ed in salute. Probabilmente no. Prima gli italiani, certo, a meno che non sporchino il tappeto all’ingresso. In quel caso tornino pure in fila con gli altri.