Humano, la rinascita dell'America del Sud

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2014
Articolo pubblicato il 01 dicembre 2014

Il cineasta argentino Alan Stivelman ci propone un viaggio d'iniziazione nel cuore delle Ande per connetterci alla spiritualità dei Queros e cercare di trovare la chiave del significato della vita, una domanda che assilla l'uomo dall'alba dei tempi e che Stivelman affronta qui con la semplicità e la freschezza che solo un giovane disposto ad andare oltre senza guardare indietro può avere.

«Prima di sapere cosa sia l'umanità, devi essere umano». Questa è stata la risposta che Plácido, un paqo [sacerdote] della comunità andina dei Queros ha dato a Alan Stivelman quando questo gli ha chiesto quale fosse l'origine dell'uomo e perché siamo al mondo. Il documentario Humano narra il viaggio del cineasta di Buenos Aires, che è arrivato fin nel cuore delle Ande alla ricerca di risposte alle mille domande che lo assalivano da tempo. Durante l'ora e mezza di film, lo spettatore accompagna Alan e Plácido in un viaggio attraverso paesaggi mozzafiato dal lago Titicaca, al confine tra Perù e Bolivia, fino al Machu Picchu, nei pressi del quale si sono stanziati i Queros, una popolazione senza alcun contatto con la civilizzazione occidentale dagli anni 60 del secolo scorso. 

Il regista assicura che in alcuni momenti del viaggio è arrivato a sentirsi "solo" in mezzo a queste persone che parlano solamente quechua e che hanno tradizioni totalmente diverse da quelle di un cittadino come lui. Tuttavia, ha deciso di proseguire con il suo progetto perché, in quanto cineasta, ciò che ama dei documentari è che «aiutano a rivelare le cose». Secondo quanto assicura lo stesso Stivelman, sembrava che Plácido stesse aspettando l'arrivo di qualcuno come lui per poter trasmettere tutto il proprio sapere e la propria conoscenza, che il regista ha voluto catturare nel documentario. In realtà, Alan aveva conosciuto Plácido anni prima proprio a Buenos Aires, quando il paqo era andato lì per promuovere viaggi mistici in Perù. Da quel momento, l'interesse di Stivelman per le Ande e la spiritualità locale è aumentato a tal punto che, dopo un po' di tempo, ha deciso di armarsi di videocamera e di un'équipe di tecnici del suono e intraprendere una traversata che è durata tre mesi, durante i quali ha approfondito questioni che potrebbero minacciare la storia universale e i suoi stessi principi esistenziali.

Trailer di Humano

Tunnel sotterranei e città nel fondo del lago

«Mi stavano accadendo cose fuori dal normale che mi dicevano che c'era qualcosa di più di questa realtà e ciò mi ha spinto a cercare oltre» ha spiegato il regista. Stivelman sostiene l'esistenza di alcuni tunnel di epoca precolombiana che collegherebbero diversi paesi del Sud America o della mappa di Piri Reis. Ciò proverebbe che Colombo sapeva già dell'esistenza dell'America prima di salpare verso le Indie. «Grazie a quello che c'è sotto la terra, in Sud America, iniziai a capire che quell'oltre era molto più palpabile di quanto si pensasse: piramidi in Bolivia, un giacimento di petrolio in Ecuador, tunnel nel deserto di Atacama o vasellame con iscrizioni protosumeriche nelle profondità del Titicaca». Tutte queste prove, che Stivelman ha raccolto dai libri, dalle pubblicazioni e da internet, lo hanno portato a volersi mettere in contatto con le popolazioni di quelle zone per le quali l'esistenza, per esempio, di una città nel fondo del lago Titicaca è qualcosa che si dà per scontato. «Quando gli abitanti del posto vanno con le loro chiatte sul lago in determinate ore del giorno o della notte e possono vedere tutti i riflessi della città, per loro è normale. Ma l'archeologia ufficiale non vuole sapere nulla di tutto ciò perché questo la obbligherebbe a riscrivere la storia, non saprebbe dove piazzare questa popolazione pre-Inca, quando il lago non esisteva ancora... sono alcuni dati che collidono con l'idea che si ha dell'America e col fatto che la scoprì Colombo, e questo non lo si vuole di certo». L'esploratore francese Jacques Cousteau cercò di trovare la città nascosta già nel 1960 ma senza alcun successo, perché non aveva i mezzi adatti.

Tutti questi fenomeni fanno da sfondo a Humano, un documentario che dev'essere visto con lo spirito e la mente aperti, con i cinque sensi all'erta e la predisposizione a percepire la storia che viene raccontata senza pregiudizi, con l'animo dell'avventuriero disposto a conoscere e ad addentrarsi nell'ignoto senza  paura. Senza questo atteggiamento, Stivelman non sarebbe stato capace di attraversare le Ande insieme a Plácido né di attuare tutti i rituali che si riassumono nel suo processo di diventare [H]umano e, secondo le parole del paqo, "svegliarsi". Un documentario d'iniziazione che ora Alan sta presentando in tutta Europa e che gli è servito per realizzare una seconda opera insieme al ricercatore catalano Anselm Pi Rambla, un film nel quale soprannaturale e naturale si confondono. «Il soprannaturale smette di essere tale quando viene dimostrato», ha dichiarato il regista. Con quest'opera, che è stata presentata in oltre una decina di festival in tutto il mondo, dalla Colombia alla Polonia, passando per l'Australia e la Bosnia, Stivelman desidera che lo spettatore rifletta, si ponga delle domande e che, come lui, non abbia paura di andare oltre e di  considerare che, forse, il mondo e la storia non sono proprio come li intendiamo. Che forse ci sono verità dentro di noi che non conosciamo e che potrebbero cambiare il nostro modo di essere e di esistere. «Quando vedi i Queros parlare degli extraterrestri come qualcosa di naturale, o degli apus (spiriti delle Ande con cui Alan è entrato in contatto), ti rendi conto che viviamo in un mondo di città che non fanno altro che addormentarci e inserirci in un sistema completamente anti-umano e che riteniamo che tematiche che sono completamente naturali non lo siano».

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