Ho Che Anderson: «Disegnavo fumetti hard»

Articolo pubblicato il 23 novembre 2007
Articolo pubblicato il 23 novembre 2007
Autore di King, la storia a fumetti di Martin Luter King, il 38enne canadese, artista della Graphic Novel, evoca la sua infanzia e la fatica per arrivare al successo.

Sono in ritardo ma, quando arrivo alla Galleria d’Arte Mirada il mio ospite attende paziente. Ho Che Anderson è un fumettista canadese di fama internazionale grazie alla graphic novel “King”, che narra la storia del leader afroamericano Martin Luther King. Alto, nero, occhiali scuri, sembra un attore di Hollywood. Per la prima volta in Italia, ospite del Festival del fumetto Komikazen. Ci spostiamo al bar e gli prometto una birra.

Infanzia di fantascienza

Anderson nasce a Londra nel 1969, ma all'età di cinque anni si trasferisce a Toronto con i suoi genitori. «La mia famiglia ha una storia come tante. Dall’Inghilterra al Canada in cerca di lavoro». Disegna fin da piccolo, ma non frequenta nessuna scuola d’arte: «Non mi piacciono, o almeno, non fanno per me». E aggiunge: «Non intendo svalutare quello che la scuola può insegnare, ma prima di tutto serve motivazione e voglia di imparare da solo.» Da ragazzo si immerge nella lettura dei fumetti di fantascienza che abbondano nella scena alternativa canadese degli anni Ottanta. Tra i suoi preferiti, American Flagg! di Howard Chaykin e Love & Rockets dei fratelli Hernandez. Ma è Ronin, un’opera di Frank Miller, oggi noto al grande pubblico per gli adattamenti cinematografici dei suoi fumetti Sin City e 300, che fa sognare il giovane Anderson: «Non avevo mai visto nulla di simile fino ad allora. E dal quel momento capii che anch’io volevo fare quel mestiere.»

Una lettera cambiò tutto

Ancora minorenne, Anderson inizia a bussare alla porta di diverse case editrici. Tanti rifiuti e i primi lavoretti con la Vortex Comic di Toronto, editore allora molto attivo nella scena alternativa canadese. Poi una lettera inaspettata cambia tutto. «Ricevo un avviso dalla Eros Comix, in cui cercano collaboratori. Non so perché proprio me, ma sento odore di opportunità e mi butto a capofitto.» In realtà si trattava di una nuova iniziativa della Fantagraphics di Seattle, punto di riferimento nel mondo del fumetto underground. Nel giro di breve, con I Want to be Your Dog, fumetto hard ispirato da un famoso pezzo di Iggy Pop & The Stooges, Anderson debutta nell’industria del fumetto. Ha la parlantina facile, è sciolto e a suo agio. Arrivano le birre. Un brindisi e riprendiamo da dove ci eravamo fermati. È appena entrato nel mondo dei fumetti, un ambiente popolato di bianchi e pochissimi neri. Un dettaglio che presto porterà ad una piacevole svolta.

King, donnaiolo e dall’ego ipertrofico

La Fantagraphics cerca un autore per la biografia di Martin Luther King. Anderson viene scelto perché unico fumettista di colore in circolazione. Ammette di non essere la persona più qualificata, conosce poco del leader nero, ma accetta. Forse l’autore canadese è troppo modesto oppure ama narrare la sua storia personale senza troppi fronzoli. Come per il suo King, donnaiolo e dall’ego ipertrofico, copia sbiadita dell’iconografia ufficiale che lo vuole carismatico leader senza macchia. Un’opera in tre volumi che richiede ben 10 anni prima di essere ultimata. «Accettai con grande entusiasmo, ma ben presto il peso del lavoro finì per schiacciarmi.» Inoltre la mancanza di denaro, quasi una costante in questi primi anni di carriera, lo costringe a dedicarsi ad altri progetti. La frustrazione prende il sopravvento. Anderson attraversa un periodo di crisi e per terminare il secondo volume serviranno sette anni. Il risultato finale è comunque notevole. Un successo di critica e pubblico sia in Nord America che in Europa, due mercati che giudica abbastanza uniformi nei gusti. «Sono in attesa delle reazioni negative che prima o poi arriveranno», scherza.

Tutta la biografia di King unisce finzione ad accurata ricerca. Il leader nero è visto prima di tutto come un uomo, diviso tra sfera pubblica e privata. Per descriverne le caratteristiche utilizza una tecnica narrativa ispirata al film di Warren Beatty Reds. Così, grazie ad una galleria di testimoni dalla cui bocca Anderson fa uscire giudizi che sono «per il 99% cose vere, dette da persone che hanno vissuto in quegli anni», King viene ritratto in tutta la sua complessità, con le sue virtù e le sue passioni per le donne e il potere. Un quadro che non ha mancato di indispettire la moglie del leader morta nel 2006.

IL CURRICULUM DI HO CHO ANDERSON

Anderson e gli esordi bollenti

«Penso che i miei lo sapessero che disegnavo fumetti hard, anche se non credo li abbiano mai letti.»

Anderson su Maus di Spiegelman

«Non ho mai capito perché vengono accostati i nostri libri, è ridicolo. Sono totalmente diversi.»

Anderson's tips on becoming a cartoonist

Anderson e la professione

«Se vuoi fare il fumettista perché ti aspetti soldi, donne o la fama, beh, queste sono le motivazioni sbagliate. Devi aver passione e non riuscire a smettere di disegnare.»

Anderson e il futuro

Godhead è il progetto in cantiere: nel futuro prossimo una multinazionale costruisce un macchinario per entrare in contatto diretto con Dio. Il Vaticano non gradisce e assolda dei mercenari per distruggere il diabolico ordigno.

Foto in homepage: Anderson al Festival Komikazen (Foto Emanuele Grifoni). Nel testo (Foto Emanuele Grifoni); slideshow (Ho Che Anderson); (video Marco Riciputi).