Hitler in mostra a Berlino: visita guidata con tre europei

Articolo pubblicato il 08 novembre 2010
Articolo pubblicato il 08 novembre 2010
Sono già più di 20.000 i curiosi che si sono precipitati al museo di storia tedesca di Berlino per saperne di più su un uomo: Adolf Hitler. «Com’è stato possibile Hitler? Questa è la domanda alla quale cerchiamo di dare una risposta attraverso questa mostra», spiega la portavoce del museo alla stampa. Tre giovani europei ci regalano le loro risposte tra fascino e orrore, interesse e delusione.

Sébastien, francese

L'esposizione sarà a Berlino fino al 6 febbraio 2011A Berlino, questa è la mostra del momento. Inaugurata il 15 ottobre, ha già trovato spazio su tutti i giornali. La “prima esposizione su Adolf Hitler”. Dopo il primo fine settimana i visitatori erano già 10.000… Una settimana dopo, il salone dell’expo era pieno di gente. Cerco di farmi spazio tra la folla. Hitler, la sua gioventù e i suoi acquarelli. Hitler in Baviera, il colpo di stato, il libro. Poi le elezioni. Fino a qui, si vede un giovane Adolf artista che rientra frustato dalla guerra. Poi, le elezioni del 1932: ci si allontana dalla soggettiva su Hitler e la mostra si concentra sulla crescita del nazionalsocialismo. Poi l’entrata in guerra, le conquiste, la guerra totale e la caduta.

Un buon libro di storia illustrato

Facendo un bilancio, possiamo dire che è senza dubbio indispensabile e inevitabile raccontare questo periodo nero della storia tedesca. Il Deutsches Historisches Museum è sempre un libro di storia eccellente e ben illustrato. Mi piace l'idea che in molti vengano a visitare la mostra.

Hitler or not Hitler?

«Quelli che pensano di vedere qualcosa di veramente nuovo forse rimarranno un po’ delusi»

In questo caso, però, ho come l'impressione che il museo abbia valutato due strategie. Da un lato, dare il nome a una mostra con il nome di Hitler per attirare le folle e quindi assumersi anche il rischio di dire che non è la prima mostra basata sulla sua figura. Ovviamente, il tema è delicato e il rischio è di strumentalizzare e istituzionalizzare il tutto focalizzandosi solo su Hitler. Per questo si dà spazio anche ad altri temi. Quelli che pensavano di vedere qualcosa di veramente nuovo forse rimarranno un po’ delusi. Credo che l’expo non ci permetta realmente di sapere come la personalità e il carisma di Hitler siano riusciti a convincere una parte dei tedeschi a gettarsi in quell’orribile periodo che va dal 1933 al 1945. È però un buon colpo mediatico…

Stefano, italiano:

Appena entrato nel Deutsches Historisches Museum, è lì, tra la folla. E di fianco, ancora lui. Il suo volto è ovunque, su tutti i muri. Il disgusto nel trovarmici faccia a faccia mi ha preso all’improvviso. Un disgusto che diventava sempre più forte mano a mano che scoprivo la sua calligrafia, i suoi appunti, i suoi acquarelli… La creatività umana che diventa diabolica. Poi, vedo gli auguri di compleanno di un bambino “a Hitlerchen”, il diminutivo di Adolf Hitler. Un esempio infimo ma che mi aiuta a evocare la potenza della macchina propagandistica che Hitler aveva creato nel suo paese. E nella sala accanto tutto ciò è ancora più evidente: qui l'omino - di cui viene messo in risalto il magnetismo straordinario che è riuscito ad avere sui tedeschi - è protagonista di un video.

Visitare la mostra significa anche chiedersi come la propaganda di Hitler abbia potuto influenzare tutti gli strati della socirtà tedesca

Oltrepassare l’orrore

Più avanti, due scettri ricoperti d’oro. Il Führer li ha riempiti con il suo desiderio di potenza, con la voglia di sangue e disastri del nazismo. Sento la necessità di un personale esorcismo e quindi mi dirigo verso Willy Brandt, il cancelliere di una nuova Germania. E mi ritorna alla mente la sua intervista con Oriana Fallaci nel settembre del 1973, in cui si vedeva l’uomo passare dall’orrore nazista alla democrazia, all’equilibrio sociale. Ultima sala. Il viso diabolico è scomparso. Rimangono la sua macchina e gli uomini del suo regime davanti al Tribunale di Norimberga. Che sollievo: l’abuso di potere a volte può  essere giudicato.

Christiane, tedesca:

Da qualche giorno le pubblicità sono già presenti sugli schermi pubblicitari della metro di Berlino: si tratta dell'expo "Hitler und die Deutschen" al Deutsches Historiches Museum. È giunta quindi l’ora di una sorta di esperimento. Quando vedo la lunghezza della fila, mi salta subito alla mente che la direttrice della comunicazione ha avuto buon gioco nell'utilizzare la figura di Hitler per creare un successo di pubblico.

Hitler l’onnipresente

Vista da dentro, però, non c'è solo uno studio psico-sociologico sull’influenza di Hitler sulla società da scoprire. Ma piuttosto un'esposizione sul radicamento della propaganda nazista in ogni meandro della società. Da una parte, le uniformi per ogni grado di autorità dell’epoca. «Feldbluse mit offenem Kragen für Mannschaften der Waffen-SS, Wachtmeister der Polizei-Division, dazu Schirmmütze» («Camicia "campo" collo aperto per le squadre della Waffen-SS, gli agenti di polizia con il chepì») indica la legenda. L’esposizione presenta numerose fonti storiche: lettere per Hitler, burattini, disegni di bambini o album di foto stracolmi di immagini di deportazioni di ebrei. «La crème de la crème del popolo scelto» si può leggere nei commenti scarabocchiati con astio. Attraverso questo genere di oggetti il visitatore ha l’impressione di entrare nella testa delle persone dell’epoca. Ma si tratta però solo di una risposta approssimativa alla questione che di generazione in generazione si tramanda: com’è potuto accadere tutto questo?

Lanterna con Svastica, 1940: ©Indra Desnica Deutsches Historisches Museum

Rimane l’impressione di non aver scoperto nulla di nuovo. Le esposizioni permanenti e speciali del centro della documentazione “Topografia del terrore” sulla vecchia centrale SS, l’expo permanente del Jüdisches Museum e molte altre esposizioni in ricordo della dittatura nazista a Berlino mostrano contenuti simili. Ma per i turisti e i giovani visitatori, questa ha un certo fascino. Verdetto: il museo porta a termine la sua missione educativa.

Foto: (cc)mysterymoor/flickr; ©Deutsches Historisches Museum; (cc)IMLS DCC/flickr; ©Indra Desnica und Arne Psiller - Deutsches Historisches Museum