Hassaan bin Shaheen: "l'EUROPA DOVREBBE DARSI DA FARE"

Articolo pubblicato il 08 maggio 2014
Articolo pubblicato il 08 maggio 2014

I partecipanti dell'incontro “Dispute over Europe” (Dibattito sull'Europa) del 2 maggio 2014 non erano solo importanti nomi europei. Nel primo dibattito dal titolo “L'idea di Europa – La prossima generazione” cinque giovani studenti, giornalisti e filosofi si sono confrontati su ciò che è o dovrebbe essere l'Europa oggi. Tra di loro, l'attivista e consulente legale pachistano Hassaan bin Shaheen.

Cosa significa avere libertà d'espressione, non essere legati alla necessità di avere un visto e avere il diritto di scegliere come vivere la propria vita? Come pachistano che ha studiato all'Università di Londra, Hassaan Bin Shaheen può insegnare agli europei qualcosa riguardo all'incredibile libertà di cui godono – e di cui spesso tendono a dimenticarsi. Hassaan, che lavora come consulente legale e politico, è coinvolto in diversi progetti di ricerca politica e ha fondato un circolo di dibattito per giovani a Karachi.

Ca­fé­ba­bel: Hassaan, tu sostieni che gli Europei siano seduti su una miniera d'oro ma non ne siano consapevoli. Cosa intendi dire?

Has­saan Bin Sha­heen: Io sono pachistano; ciò significa che ci sono solo sei Paesi al mondo che posso visitare senza un visto. E anche entro i confini di questi sei Paesi dovrei rispondere a parecchie domande. La mobilità di cui l'Europa vi permette di beneficiare, insieme alla possibilità di incontrare persone diverse e non essere limitati alle opportunità che potete crearvi, è eccezionale. Gli Europei hanno il potere di creare la propria identità e il proprio futuro in qualsiasi modo vogliano. Tuttavia sono in molti a criticare e lamentarsi. Questo potrebbe essere importante per lo sviluppo dell'Europa ma non dovreste ignorare il fatto che ci sono persone, come il sottoscritto, che non godono di una simile libertà.

Ca­fé­ba­bel: Perché credi che i giovani Europei siano raramente coscienti della loro libertà?

Has­saan bin Sha­heen: Credo dipenda dall'assenza di una controparte con cui confrontarsi. Voglio che gli europei non abbiano problemi, ma in confronto alle lotte che devono combattere i giovani in Paesi come il Pakistan o l'India, la battaglia della gioventù europea è molto meno dura. Sembra che gli europei non si rendano conto che delle persone in altre parti del mondo lotterebbero, combatterebbero e addirittura morirebbero per una libertà come la loro.

Ca­fé­ba­bel: A proposito di queste lotte, credi che l'Europa dovrebbe assumere la funzione di modello e impegnarsi più attivamente?

Has­saan bin Sha­heen: Secondo me sì. Ma le mie idee sono molto diverse da quelle del pachistano medio che potrebbe considerarla una forma di imperialismo. Ma ci sono altre vie, non imperialiste, di affrontare il problema. Non dovete intervenire attivamente, potete anche creare delle collaborazioni o delle sinergie con le organizzazioni governative locali o fornire aiuti diretti o ancora promuovere investimenti stranieri in determinati Paesi. A questo proposito, ritengo che l'Europa dovrebbe davvero darsi da fare. Avete combattuto a lungo per ciò che avete, perciò se vi si presentano davanti le forze del male, non c'è motivo di rimanere nelle retrovie.

Ca­fé­ba­bel: In quanto fondatore del “Debating Circuit” credi che l'apatia politica e la riluttanza a impegnarsi che vedi in Europa stiano affliggendo anche i giovani pachistani?

Has­saan bin Sha­heen: Penso che in tutto il mondo i giovani siano piuttosto apatici. Quando studiavo all'Università di Londra, per esempio, ho incontrato grandi personalità che lavoravano sodo per le cause in cui credevano, ma ovviamente c'erano anche molte persone che volevano solamente divertirsi. Lo stesso vale per il Pakistan. Comunque è più facile portare il cambiamento in Europa, dove se ne possono vedere in breve tempo gli effetti. In Pakistan ci vuole molta più fatica e molto più tempo per dare avvio a qualcosa.

Ca­fé­ba­bel: Com'è nata l'idea di fondare un circolo di dibattito?

Has­saan bin Sha­heen: L'idea è nata dalla tradizione del dibattito parlamentare britannico, molto popolare in Pakistan. Quando ho cominciato a prendervi parte non ero per niente bravo ma il mio amico Ehab Ansari se la cavava molto meglio. Le nostre università non sostenevano l'idea, così abbiamo deciso di realizzarla noi. Per cominciare, grazie a Sabeen Mahmud abbiamo trovato un posto nel Second Floor Café (t2f) poi, come un venditore, ho chiamato parecchie persone a Karachi e alla fine ci siamo ritrovati ad avere un bel numero di partecipanti. Dalla fondazione del De­bat­ing Cir­cuit nel settembre 2012 abbiamo organizzato più di 35 sessioni d'allenamento e condotto dei seminari in comunità che sono bersaglio degli estremisti. In questo contesto abbiamo usato il dibattito come uno strumento per insegnare loro a pensare criticamente. Il mio obiettivo personale è di farlo a tempo pieno.

Ca­fé­ba­bel: Gli incontri del “Dispute over Europe” erano tutti dominati da uomini. Quante ragazze partecipano al “Debating Circuit”?

Has­saan bin Sha­heen: La proporzione è piuttosto bassa ma le donne si stanno chiaramente ribellando. Personalmente vorrei che ci fossero più donne ma il Pakistan è ancora un paese sostanzialmente patriarcale. A dire la verità in Occidente si dice sempre che il femminismo ha raggiunto il culmine e che il patriarcato è morto, ma credo che il patriarcato sia vivo e vegeto. Certo, in Pakistan molto di più! Ma noi divoriamo la vostra letteratura, i vostri film, i vostri valori; qualcosa sta cambiando, seppur lentamente. Come ho già detto, l'Occidente deve assumere un ruolo più attivo e difendere quei valori.

Ca­fé­ba­bel: Hai detto che parlare è semplice, ma le parole devono essere sostenute dai fatti. Credi che in Europa ci si limiti a parlare?

Has­saan bin Sha­heen: Credo che questo valga per tutti i Paesi del mondo, quindi l'Europa non è un posto speciale. Uno dei principali problemi che il Pakistan sta affrontando è che tutti sono bravi a parlare. Ma in occidente esiste questa ossessione attiva per creare una sfera pubblica e per l'idea che dovrebbero esserci più dibattiti. Penso che la discussione sia importante, ma deve portare a qualcosa. L'Europa è avanti quando si tratta di affrontare questi dibattiti, ma deve assumere un ruolo attivo e mettere in pratica questi discorsi. Sembro quasi un marxista quando affermo che abbiamo bisogno di cambiare il mondo! (ride) Ma il punto è che dobbiamo davvero cambiare il mondo e, alla fin dei conti, è davvero facile, a parole.   

CA­FÉ­BA­BEL BER­LIN DIS­CUTE SULL'EUROPA

Cafébabel Berlin è partner ufficiale di A Dis­pute over Eu­rope. Dal 2 maggio 2014 saranno disponibili articoli sull'incontro e interviste ai partecipanti. Ulteriori aggiornamenti su Face­book e Twit­ter.