Haiti: in arrivo a Parigi migliaia di sopravvissuti al terremoto

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2010
Articolo pubblicato il 19 gennaio 2010
La prima ondata di sopravvissuti, provenienti da Port-au-Prince, é arrivata all’aeroporto di Orly, a Parigi, il 18 gennaio. Nuovi arrivi sono previsti nei prossimi giorni. Il terremoto che ha distrutto la capitale haitiana ha esasperato le già difficili condizioni politiche ed economiche che hanno segnato l’isola negli ultimi anni

Secondo il Ministero degli Esteri francese, sono circa 50.000 gli haitiani che vivono attualmente in Francia, nonostante la severa legge sull’immigrazione targata Sarkozy, che l’hanno scorso ha causato l’espulsione di 29.000 immigrati illegali. Oggi la comunità haitiana è preoccupata e afflitta da un terribile senso d’impotenza in seguito al devastante terremoto che ha colpito Haiti: le comunicazioni sono difficili, a causa delle linee mal ridotte, e diventa un’impresa per gli haitiani di Francia riuscire a comunicare con gli amici e le famiglie. «Non c’era niente da bere, non si trovavano né cibo né acqua. Una situazione disumana: Haiti è distrutta» afferma uno dei sopravvissuti arrivati a Parigi. Dopo aver visto gli effetti del terremoto, Eric Besson, il Ministro francese dell’Immigrazione, ha deciso di bloccare il rimpatrio degli haitiani privi di documenti regolari, e ha annunciato che saranno implementate le misure temporanee che permetteranno agli haitiani feriti nel terremoto di entrare in Francia.

Il catastrofico bilancio del sisma è soprattutto il prodotto della mancanza di infrastrutture. Inoltre, le macerie presenti su tutto il territorio impediscono agli aiuti di arrivare rapidamente. Gli Stati Uniti hanno già stanziato più di 100 milioni di dollari per l’isola. Sarkozy ha donato una cospicua somma, oltre ad una squadra di soccorritori e ad un impianto per il trattamento dell’acqua. Il Programma Alimentare Mondiale ha fornito immediatamente cibo e acqua agli abitanti di Port-au-Prince, la capitale del Paese, mentre lo staff di Medici Senza Frontiere ha curato migliaia di feriti in cliniche estemporanee allestite all’interno di alcune tende, visto che le loro strutture mediche sono andate distrutte. Haiti chiederà uno sforzo internazionale a lungo termine, per permettere alle sue già fragili istituzioni di tornare operative. Per il momento però, è necessario concentrare l’attenzione sui sopravvissuti per apportare loro tutti gli aiuti ed i rifornimenti possibili.