Guinendadi, viaggio nel risveglio della Guinea Bissau

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016

Quattro giornalisti piemontesi ci raccontano il viaggio che li ha portati a vincere, con il loro reportage multimediale che racconta un'Africa di incubatori, sviluppo locale e migrazioni di ritorno, il DevReporter Grant.

Abbiamo incontrato i torinesi Serena Carta e Fabio Lepore, due degli autori (insieme a Carolina Lucchesini e Sara Perro) di Guinendadi, reportage multimediale che racconta il piccolo Paese africano della Guinea Bissau mettendo insieme testi, foto e video su una piattaforma creata su misura in funzione della narrazione giornalistica. Guinendadi - storie di rivoluzione e sviluppo in Guinea Bissau, realizzato in collaborazione con Engim Piemonte, ha già vinto il DevReporter Grant (finalizzato a intensificare la collaborazione tra il mondo del giornalismo e quello della cooperazione internazionale) ed è in concorso per il premio internazionale nell’ambito del progetto europeo DevReporter Network.

cafébabel: Come è nato il progetto di Guinendadi?

Serena e Fabio: Quando è uscito il bando per reportage sulla cooperazione di Dev Reporter Network è stata Serena a creare il gruppo, mettendo insieme quattro persone che non ci conoscevano. È stata una scommessa vincente. Abbiamo scelto di guardare con approccio documentaristico la realtà di Engim Internazionale, che è entrata da subito con entusiasmo nel progetto. Hanno accettato il nostro intento di realizzare un lavoro oggettivo, e le persone di Engim che abbiamo coinvolto si sono rivelate delle guide fondamentali; è stata una grande soddisfazione sentirle dire che grazie a noi hanno riscoperto il paese in cui vivono, o hanno vissuto a lungo. 

cafébabel: E come siete arrivati a raccontare proprio la Guinea Bissau? 

Serena e Fabio: Effettivamente è un paese in cui nessuno di noi era mai stato prima. Durante le riflessioni con Engim, si è illuminata una lampadina quando ci hanno parlato della Guinea Bissau, dell’incubatore di startup e del movimento di guineani che ritornano. Abbiamo iniziato a cercare materiale che ci desse degli spunti: abbiamo trovato degli articoli di Global Voices ed è qui che abbiamo incontrato la parola guinendadi (che ha finito per dare il titolo al nostro reportage) per la prima volta. È stata la chiave di volta del nostro percorso: guinendadi è stato il passepartout che ci ha permesso di entrare in contatto con le persone, quando siamo andati alla scoperta di un paese che non conoscevamo. È una parola creola che denota un fenomeno piccolo ma radicato, che può significare amore per la patria, appartenenza, anche declinata in senso politico; significa giustizia, ma anche cultura, condivisione, responsabilità, impegno, tradizione, allegria. È un concetto così ovvio che è difficile spiegarlo, un vocabolo dalle mille sfumature che racconta lo spirito di un popolo in estrema sintesi; ma che ci ha permesso di raccontare qual è il paese che ci siamo trovati davanti e chi sono i suoi abitanti.

cafébabel: Che paese vi siete trovati davanti? Quali storie da raccontare?

Serena e Fabio: Guinendadi è costruito come una serie di istantanee, di impressioni del paese. Da un lato non potevamo edulcorare troppo la pillola: la Guinea Bissau è un’ex-colonia portoghese, un paese poverissimo, instabile, uno snodo importante del narcotraffico, che ha un grave problema di corruzione e di mancanza di ricambio politico. Noi però abbiamo deciso di non parlare del narcotraffico, perché volevamo parlare di temi completamente diversi e anche perché non avevamo nessuna pretesa di scientificità e completezza. Abbiamo incontrato molte persone, abbiamo parlato con loro e il risultato finale è una successione di quindici interviste, attraverso le quali abbiamo cercato di rappresentare diversi settori della società (politico, agricolo, culturale, giornalistico e così via). Abbiamo scelto di intervistare persone che sapevamo che si stavano muovendo cercando di costruirsi un futuro diverso e credendo nel risveglio della Guinea Bissau: il regista Flora Gomes che immagina una nuova generazione più istruita e consapevole, l’incubatore di impresa realizzato grazie a Engim che fornisce formazione e sostegno ai giovani per creare impiego, gli agricoltori che parlano di sovranità alimentare e di liberazione dagli aiuti, le associazioni politiche di cittadinanza attiva, i movimenti sociali nati dopo il colpo di stato del 2012 che credono nella libertà, nella pace e nella democrazia, il cantautore e il rapper le cui canzoni raccontano la storia di un popolo, le donne che raccolgono il sale del fiume a Farim (presidio di Slow Food). Abbiamo cercato di realizzare un lavoro coinvolgente, che facesse scoprire agli spettatori una realtà nuova e poco raccontata, e che potesse essere interessante a livello internazionale.

cafébabel: È molto interessante che Guinendadi, che racconta un movimento migratorio di ritorno, sia uscito nel pieno di quella che i media mainstream chiamano “emergenza immigrazione”.

Serena e Fabio: Mentre eravamo in fase di montaggio l’emergenza immigrazione è tornata prepotentemente in primo piano. Questa contingenza ci ha convinti ancora di più del taglio che abbiamo voluto dare al nostro lavoro: volevamo mostrare appunto un movimento migratorio opposto a quelli, gli unici, di cui sentiamo parlare ogni giorno, e mostrare un lato diverso dell’Africa, di cui si parla poco. L’intento era quello di offrire un punto di vista diverso sulla realtà delle migrazioni. Nel documentario i due grandi temi che si intrecciano sono quelli delle migrazioni al contrario e dell’imprenditorialità, delle esperienze di progresso e creatività della società civile che, uniti, producono sviluppo locale determinato dalla forza della collettività e della cultura locale – e lo sviluppo locale era proprio il focus del DevReporter Grant. 

cafébabel: Quali sono i prossimi traguardi del vostro reportage?

Serena e Fabio: Guinendadi è piaciuto molto, ha avuto un ottimo riscontro, e di questo siamo orgogliosissimi. Il mese prossimo andremo a Barcellona all'evento finale del premio, durante il quale verranno annunciati i vincitori dei tre premi regionali, che si sfideranno per quello internazionale (consistente in un riconoscimento e in un contributo per la traduzione), ed il vincitore della menzione del pubblico. Siamo fiduciosi di avere delle possibilità di vincere!