Guardiola al Bayern: la Germania tutto Pepe

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2013
Pep Guardiola è l'allenatore più titolato degli ultimi anni. Tre campionati di Spagna, due coppe di Spagna, due Champions League. Risultati sconvolgenti raggiunti in sole quattro stagioni. Al momento a New York in anno sabbatico, il tecnico catalano ha scelto di impegnarsi, a cominciare dalla prossima stagione, con il Bayern Monaco.
Una scelta a prima vista sorprendente ma forse la più saggia e ragionata che potesse fare.

Guardiola, una certa idea di calcio

Dopo quattro anni di successi quasi ininterrotti, Pep Guardiola ha lasciato il posto al suo vice, Tito Vilanova, un altro prodotto catalano DOC. Spossato ed estenuato per la pressione costante, la necessità del successo, la rivalità esacerbata con il Real Madrid di José Mourinho, o ancora le voci di doping attorno alla sua squadra fuori dal comune, Guardiola aveva bisogno di riprendere fiato. Non solo un club, il Barça ha costretto Guardiola a lasciare la sua casa e la sua famiglia.

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Ci aspettavamo di vederlo al Manchester City o al Chelsea, due club diventati ricchi, in cerca di successi rapidi e duraturi (a rischio di separarsi dal loro allenatore al più piccolo passo falso). Gli zero erano allineati sull'assegno, ma Guardiola alla vertigine della cifra tonda ha preferito un'istituzione: il Bayern Monaco. Il prestigioso club bavarese, il più titolato della Germania, sicuramente ha fatto un'offerta economica meno astronomica, ma il suo progetto sportivo è di gran lunga più stabile e certamente più conforme alla sua idea di calcio.

Il presidente del Bayern si è quindi sbagliato ingaggiando Guardiola? No, perché il calcio tedesco è in fase di mutazione

E perché Guardiola è soprattutto questo: una certa idea di calcio. Un'idea che gli è stata inculcata dal suo mentore Johan Cruyff, indimenticabile giocatore olandese degli anni Settanta e allenatore del FC Barcellona dal 1988 al 1996. Cruyff ha rivoluzionato il calcio. La sua filosofia: 10 giocatori in campo con l'intenzione di attaccare e difendere insieme. Gli attaccanti pressano per recuperare il pallone e i difensori creano un soprannumero quando la squadra attacca. Il passaggio della palla si effettua a terra, moltiplicando i passaggi corti e precisi fino al disequilibrio della difesa avversaria. In una parola: il tocco. Grazie ad una generazione d'oro, fatta di Messi, Xavi e Iniesta (per citare solo i più celebri), Guardiola ha raggiunto il parossismo di questa filosofia di gioco catalano-olandese: quella del calcio totale. E il suo Barça ha vinto tutto.

Conciliare le culture

Ma anche se il Bayern ci regala spesso un calcio interessante, non gioca come il Barcellona. Il tocco non fa parte della cultura tedesca, che si basa invece su un insieme di velocità, potenza e realismo. A Monaco si gioca un calcio diretto, con passaggi profondi per ali ultra-rapide e un punto di riferimento nella metà campo avversaria. A Barcellona, i tiri da lontano sono rarissimi e gli attacchi assomigliano a una partita di pallamano. Tutti gli attaccanti che si concentrano unicamente sulla finalizzazione sono stati estromessi da Guardiola: Samuel Eto'o, Zlatan Ibrahimovic, e persino David Villa.

Guardiola è soprattutto questo: una certa idea di calcio. Un'idea che gli è stata inculcata dal suo mentore Johan Cruyff

Quindi Uli Hoeness, presidente del Bayern, si è quindi sbagliato ingaggiando Guardiola? No, il calcio tedesco è in una fase di totale cambiamento. Dopo le cocenti sconfitte della nazionale tedesca (Mannschaft) all'inizio degli anni 2000, la formazione delle nuove leve è stata rivoluzionata. Oggi, vincere titoli con giocatori dalla prestanza fisica notevole ma dalla tecnica incerta è diventato praticamente impossibile. Sotto la guida di Matthias Sammer, pallone d'oro nel 1996, e oggi direttore sportivo del... Bayern Monaco, la Federazione tedesca di calcio ha formato una generazione fantastica che pratica un gioco interessante, per non dire brillante. Dal 2006, la nazionale ha regalato ai suoi tifosi magnifiche performance nelle competizioni internazionali.

Ingaggiando Guardiola, il Bayern pensa di aver trovato l'uomo perfetto per conciliare le tradizionali qualità tedesche con la sua volontà di "bel gioco" per arrivare alla vittoria. Poiché come la nazionale, sempre ai primi posti ma mai vincitrice, il Bayern è il Raymond Poulidor di questi ultimi anni. Il club bavarese ha appena perso due finali della Champions League in casa, nel 2010 e nel 2012, come anche due titoli del campionato a favore del nemico della Ruhr, il Borussia Dortmund.

Una scelta saggia e ambiziosa

Pep ha quindi fatto la scelta della stabilità - le strutture e le finanze del club sono sane e solide (quasi un eccezione nel calcio di oggi) - e anche del progetto sportivo. Dare fiducia e far vincere una squadra, dotata naturalmente delle sue specificità, ma che condivide la stessa ambizione del FC Barcellona: dare vita a un bel gioco. Ambizioso, Guardiola ha accettato la sfida di vincere anche "fuori casa", nonostante avesse la migliore squadra del mondo.

Per riuscirci, dovrà piegarsi a quello che non potrà mai cambiare al Bayern. Come estrema risorsa, i giocatori, tagliati sia per la lotta che per il gioco, preferiranno la vittoria di maniera. Il trionfo dipenderà dai bisognosi, i portatori d'acqua, come Philipp Lahm e Bastian Schweinsteiger, rispettivamente capitano e vice-capitano della squadra. E il Bayern dovrà anche lui piegarsi a quello che Pep non accetterà mai di cambiare. Pep metterà sempre la sua filosofia e il suo sistema di gioco davanti ai giocatori, per quanto prestigiosi questi siano. In queste condizioni, non è certo che un Arjen Robben (giocatore olandese, star della squadra, ndr), tanto talentuoso quanto egoista sul campo da gioco, abbia un avvenire nel Bayern di Guardiola.

Soprannominato FC Hollywood per la sua pleiade di star e le sue forti personalità, il Bayern Monaco scegliendo Pep ha deciso di mettere fine alla sua reputazione da eterni secondi. D'ora in avanti, prima il bel gioco e la squadra, e solo dopo individualità e protagonismi.

Foto: copertina e testo © pagina Facebook ufficiale di Guardiola; video: Guardiola system (cc) leboakatio/YouTube