Grecia: una favola al sapore di proiettili

Articolo pubblicato il 22 settembre 2010
Articolo pubblicato il 22 settembre 2010
È già da qualche tempo che la Grecia ha gli occhi puntati addosso a causa della crisi finanziaria. In qualche modo il paese si presta bene al paragone con la famosa cicala della favola di Esopo: durante l’estate ha cantato e ha preso in giro la formica, che, invece, si era dedicata a una laboriosa occupazione.
Ma, «all'arrivo della tramontana», la cicala, affamata e a corto di provviste, ha dovuto chiedere aiuto proprio alla formica che aveva a lungo deriso. E alla fine?

La favola ammetterebbe due conclusioni. Un lieto fine, in cui la formica e la cicala passano l’inverno insieme. E un finale drammatico, che prevede che la formica lasci morire la cicala.

Narrata per la prima volta da Esopo, è diventata famosa grazie alla penna di Jean de la Fontaine

Ora, immaginate che la formica rappresenti l’Europa. E che, all’inizio dell’inverno, la cicala (magistralmente interpretata dalla Grecia) bussi alla sua porta per chiedere aiuto. Dopo aver riflettuto attentamente nella sua tana, alla fine la formica decide di accogliere la cicala. «Evviva!», direste voi… Ma se venissimo a sapere che durante l'estate la cicala è stata costretta a dare degli acini d’uva alla formica in cambio della sua ospitalità? Eh, questo cambierebbe tutto, no? Insomma, tutto ciò per dire che questa favola descrive in maniera esemplare il rapporto che intercorre attualmente fra la Grecia e i membri più influenti dell’Ue, cioè la Francia e la Germania. E che gli acini d’uva simboleggiano nient'altro che delle armi.

Per Cohn-Bendit, «è una porcheria»

Lo scorso 4 maggio, Daniel Cohn-Bendit, co-presidente del gruppo dei Verdi/ALE al parlamento europeo, ha affermato in proposito che «uno dei problemi maggiori della Grecia riguarda il denaro riservato alla difesa. Quasi il 4,3% del PIL greco è destinato a questo settore!». E ha dichiarato: «perché spingiamo i Greci a continuare a comprare armi? Perché i francesi e i tedeschi temono che se i greci dovessero comprare meno armi, anche i turchi ne comprerebbero meno. Questa è ipocrisia, anzi, è una porcheria!».

Anche perché le cifre parlano chiaro. Secondo il resoconto annuale dell’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), le spese militari della Grecia (6 miliardi di euro) nel 2010  sono, in rapporto al PIL, le più elevate dell’Ue. Attualmente viene destinato al settore della difesa il 2,8% del PIL, contro la media dell’1,7% degli altri paesi europei membri della NATO. Per quanto riguarda le truppe, la Grecia conta 100.000 uomini e donne nell'esercito, 18.800 nella marina e 26.800 nell'aviazione, che equivale al 2,9% della popolazione attiva greca, mentre negli altri paesi della NATO la popolazione attiva impiegata nelle forze armate è solo l'1,7%

Revolver al chilo!

Sempre secondo il documento del SIPRI, il governo greco compra la maggior parte dei suoi armamenti da Stati Uniti, Francia e Germania. E sembrerebbe che il paese si sia rivolto sempre più al Vecchio Continente. Infatti, nel 2003, il 67% del bilancio destinato alle forze armate greche è stato assegnato agli americani, mentre solo l’11% alla coppia franco-tedesca. Tuttavia la situazione è cambiata non appena la Grecia è entrata a far parte della zona euro, concedendo ormai il 31% delle sue spese militari alla Germania e il 24% alla Francia.

Come interpretereste queste cifre, sapendo bene quanto la Grecia stia affondando nel suo pantano finanziario? Secondo i media ufficiali del paese, con il pretesto della minaccia costante della Turchia, il bilancio militare della Grecia è intoccabile. È comunque interessante prendere in considerazione l’ipocrisia di cui parla Cohn-Bendit. Perché, nonostante la Grecia abbia beneficiato di enormi prestiti da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Banca Centrale Europea (BCE) e dell’Ue, abbiamo il diritto di chiederci se la solidarietà armata fra gli stati membri debba essere davvero il collante di una comunità pacificata… O allora non siamo altro che i protagonisti di una favola la cui morale, fra un missile e un fucile, è molto meno edificante di quella di Esopo.

Foto: (cc)Dramatic/flickr; (cc)EmilyValenza/flickr