Grazie signora Thatcher: l'ultimo saluto a una scomoda Lady di Ferro

Articolo pubblicato il 08 aprile 2013
Articolo pubblicato il 08 aprile 2013

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Giovane candidata. Impressionante. Eloquente. Carina. Perspicace, conosce la sua materia. Da tenere d’occhio e incoraggiare”, un giudizio che si può ancora leggere negli atti del partito conservatore.
Si parla della giovane Margaret Thatcher, che riuscì, anche se in maniera discutibile, tutte le tappe e gli obiettivi della sua carriera e avrebbe preferito lasciare l’integrazione europea nel dimenticatoio. La Lady di Ferro è morta l'8 aprile del 2013, in seguito ad un attacco cardiaco.

Margaret Thatcher sapeva esattamente cosa voleva e avanzava seguendo una precisa strategia, senza preoccuparsi dell’opinione pubblica. Per esempio, abolì la distribuzione del latte gratuito nelle scuole elementari, decisione che le ha regalato il soprannome di Milk-Snatcher, cioè “ladra di latte”. Tuttavia, non era meno scaltra nell’utilizzo della sua femminilità e non poche volte ha saputo giocare con le lacrime e gli occhi lucidi al tavolo delle negoziazioni. 

Nel 1979, è stata la prima donna alla testa di un partito europeo, nonché la prima donna a diventare primo ministro della Gran Bretagna. “Non ho mai fatto una politica del consenso, la mia è una politica della persuasione”, dichiarò Thatcher, nel momento in cui prese il potere. Il primo ministro “Maggie” è stata ribattezzata “Lady di Ferro” da Radio-Mosca. Un nome che calzava a pennello alla donna che aveva appena vinto una dura battaglia contro i sindacati. Dalla sua ascesa in poi, la privatizzazione e la libera economia sono diventati il pane quotidiano dei suoi cittadini. O è meglio dire sudditi? Nonostante ciò, l’inossidabile Thatcher vinse altre due elezioni, nel 1983 e nel 1987.

Maggie contro l'Europa

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Margaret Thatcher trascinò la Gran Bretagna in guerra, ma non solo sul terreno delle isole Falkland. Anche a Bruxelles, i suoi colleghi soffrirono la sua intransigenza e la sua scarsa attitudine al compromesso. “I want my money back” (“Rivoglio i miei soldi”, ndt), sbottò Maggie impegnandosi formalmente contro un’estensione dei poteri a livello europeo. Nel 1988, a Bruges in Belgio, criticò a voce chiara e forte “il superstato europeo e la dominazione di Bruxelles”. Parole che hanno stupito non poco le stanze dei bottoni europee che, invece, stavano investendo denaro, energia e credibilità nel progetto dell’Unione Europea. Ma lei, la Dama di Ferro, non voleva impegnarsi. Una cooperazione puramente economica le sarebbe stata sufficiente.

La sua attitudine non solo divise il continente in due, ma anche il suo stesso partito. Nel novembre del 1990, dopo aver perso il sostegno della maggioranza, Margaret Thatcher annunciò le sue dimissioni dalla carica di Primo Ministro.”Quello che dicono i miei ministri non mi disturba affatto, dal momento che fanno quello che dico”. Fu proprio questa intransigenza a trascinarla in un vicolo cieco. “Con Margaret Thatcher, i detrattori dell’unità politica dell’Europa hanno avuto vita facile”, scriveva nel novembre del 1990 il settimanale tedesco Der Spiegel

Perfino quando nel 1992 rinunciò a un posto in Parlamento, Maggie non cessò di influenzare notevolmente la difficile e irta strada dell’Unione Europea. Humor tagliente, senza peli sulla lingua, è facile immaginarsi la lady britannica pronta a lanciare frecciatine al vetriolo. “Una bolla d’energia in equilibrio sui tacchi, armata soltanto di una borsetta e di una collana di perle, amica di Dio e nemica del mondo intero”, scriveva nel 1990 Die Zeit a proposito della Lady di Ferro. E così possiamo ricordarcela nel giorno della sua morte.

Foto: copertina (cc)Margaret Thatcher Foundation/Wikimedia