Grand Central: l’atomo dell’amore

Articolo pubblicato il 12 settembre 2013
Articolo pubblicato il 12 settembre 2013

Si può paragonare l'amore all'energia atomica?Grande Central è una storia fatta di passioni e necessità pericolose che riesce a porre gli spettatori di fronte a problemi sociali nascosti. Incontro con Tahar Rahim Rebecca Zlotowski, attore principale e regista del film.

È estate nella Francia sud-orientale e i lavoratori stagionali arrivano in cerca di occupazioni occasionali. I campeggi lungo l'autostrada sono già tutti pieni. In questa zona, lavorare è pericoloso: sono le centrali nucleari ad assumere. Gary (Tahar Rahim), un giovane alla deriva, fa parte delle nuove reclute. Integratosi in fretta nella squadra di Gilles (Olivier Gourmet) e Toni (Denis Ménochet), veterani del mestiere, il ragazzo scopre i pericoli legati all’esposizione radioattiva, la solidarietà e la promiscuità della vita di campeggio, e l'amore della sensuale Karole (Léa Seydoux).

Le particelle elementari

Gary, carattere egoista e schivo, appare un caso isolato in mezzo agli uomini burberi e affabili che lo circondano. Ma Tahar Rahim, incarna anche un personaggio indecifrabile, ambiguo e al limite dell'antipatia, malgrado ricopra un ruolo da protagonista. Quando si accenna all'egoismo del suo personaggio però, Tahar ammette: "se resta, sa di nuocere alla propria salute, ma lo fa per lei (Karole, ndr.), per amore". Interpretare questa figura non è stata una cosa facile per lui, abituato a ruoli da "duro": "in questo film ho approfondito una parte di me stesso e ho trovato una specie di sensibilità che un uomo, spesso, non rivela [...] Questa sensibilità è quasi femminile [...] Mi ricordo persino di aver faticato a dire certe frasi, cercavo di formularle in un altro modo per adattarle al mio carattere".

La storia d'amore tra Gary e Karole (nel film è la moglie di Toni) nasce rapidamente. La scelta di Léa come interprete non è stata scontata per la regista Rebecca Zlotowski: "proporle il ruolo non è stata una cosa immediata [...] Avevo paura che non fosse adatta a un mondo di operai [...] Ma quando Tahar è arrivato mi è parso naturale unirlo a Léa. Era una coppia così forte e credibile. Poi ho considerato il posto che occupano nell'industria del cinema francese, i personaggi che hanno interpretato finora, la bellezza della loro coppia: volevo che fossero loro a raccontare la Francia di oggi".

Rebecca Zlotowski fa un parallelo tra il sentimento d'amore e le radiazioni, a cui Gary è soggetto. C'è l’assimilazione dell’amore e della morte allo stesso tempo; c'è il pericolo e il limite che viene spinto, ogni giorno, un po' più in là. Tradire e lavorare alla centrale: il rischio aumenta e cambia forma. La passione incontrollata, sorda e silenziosa che lega Gary e Karole, sembra più che altro una valvola di sfogo che bilancia la tensione perpetua vissuta sul posto di lavoro.

amore contaminato

Mentre parla del suo film, la regista si sofferma innanzitutto sul tema dell’amore, su Gary e Karole. Ma la centrale nucleare si impone rapidamente come un personaggio a sé: assume una forma quasi umana e, sorprendentemente, ci spaventa allo stesso tempo. Le scene che si svolgono al suo interno sono inquietanti e sconvolgenti. La tensione sale di minuto in minuto e le inquadrature ravvicinate trasmettono, con perfetto realismo, la sensazione di soffocamento, la tensione che vivono gli operai.

Per Rebecca Zlotowski, interessarsi al "mondo sconosciuto del nucleare" è stato come "aprire le porte al proibito, all'insormontabile""È vero che esiste una paura collettiva riguardo a questo argomento. Noi ne siamo andati alla ricerca", continua. Per conoscerne i risvolti sociali, la regista non ha esitato a immergersi nell' "universo dell'atomo". Ha costretto i suoi attori a visitare delle vere centrali in attività. "All'inizio abbiamo semplicemente indagato un po' come se fossimo dei giornalisti perché, in effetti, non ne sapevamo niente".

Una verità scomoda

Gli effetti sonori e la musica giocano un ruolo determinante nella pellicola e rafforzano il potere emotivo delle immagini, dando un tono e una forza particolare al film. Lungi dall'essere un semplice ornamento, sono una lettura tra le righe, rappresentano un ulteriore livello di narrazione. Filmare una centrale attraverso gli occhi di chi ci lavora, significa mettere gli spettatori di fronte a una verità scomoda. È difficile accettare le parole di Rebecca Zlotowski quando parla di "eroi, riferendosi a questi uomini che sono costantemente soggeti a radiazioni radioattive. La squadra di operai appare umana e luminosa, nonostante la sua evidente miseria sociale, ma la loro posizione all'interno della centrale sembra essere un’amara necessità. "Si manipolano dei prodotti tossici. Bisogna fare in fretta. Il tempo che si risparmia è vita", spiega Olivier Gourmet. Eroi loro malgrado, gli operai vivono la loro condizione con lucidità. Belli nella loro semplicità, si impongono come personaggi forti che ci parlano di un mondo surreale: di un incubo e di un sogno felice allo stesso tempo.

Grand Central è nei cinema dal 28 agosto.

Le interviste a Tahar Rahim e Rebecca Zlotowski hanno avuto luogo durante la conferenza stampa del 23 agosto 2013 a La Cigale, Nantes.

Video Credits: Filmsactu/youtube