Grammatica: l’uomo è la norma, la donna è l’eccezione

Articolo pubblicato il 30 novembre 2011
Articolo pubblicato il 30 novembre 2011
Tutto ciò che c'è da sapere sulla grammatica francese e tedesca si impara a scuola? Niente affatto!

Correva l'anno 1676:  Dominiquie Bouhours, un autore e prete gesuita francese, elaborò una formula che si può dire quasi rivoluzionaria: “Le masculin l'emporte toujours sur le féminin” (il maschile vince sempre sul femminile). La motivazione: “Lorsque les deux genres se recontrent, il faut que le plus noble l'emporte” (quando i due sessi si incontrano, deve vincere quello più nobile). Padre Bouhours non si riferiva però alle regole di comportamento nell'incontro tra uomo e donna nella vita reale (nella quale probabilmente questa regola valeva comunque). No, il suo interesse si rivolgeva alla grammatica.

Nella grammatica francese la forma maschile ha la precedenza

335 anni dopo la riforma sessista della lingua, Henriette Zoughebie esorta sul suo blog a firmare la petizione “Que les hommes et les femmes soient belles” (che gli uomini e le donne siano belle). In quanto membro del movimento “L'égalité, c'est pas sorcier! (L'uguaglianza non è stregoneria), ha collaborato alla stesura della petizione. Per i non francesi, all'inizio può risultare difficile comprendere così tanta indignazione per una regola grammaticale datata qualche centinaio d'anni. Lo slogan della petizione rivela di quale regola si tratta: in francese corretto si dovrebbe dire “Que les hommes er les femmes soient beaux”, poiché nella concordanza dell’aggettivo con il sostantivo la forma maschile ha la precedenza. Da ciò ne derivano situazioni assurde, come per esempio quando ad una riunione a cui partecipano 200 donne e soltanto un uomo, riferendosi al gruppo dei partecipanti (e delle partecipanti), si deve usare comunque la forma plurale maschile “ils” .

“Questa regola grammaticale [...] è segno di un mondo di concetti, nel quale il maschile viene considerato superiore al femminile”, osserva Henriette Ziughebie. Si ricorda che prima della riforma del 1676 valeva la regola della vicinanza (de proximité). Secondo questa regola, nel caso in cui un aggettivo si riferisce a più sostantivi, quest'ultimo può venire concordato con il sostantivo più vicino. Clara Domingues, segretaria generale di “L'égalité, c'est pas sorcier” cita un esempio: “ces trois jours et ces trois nuits entiéres” (questi tre giorni e notti intere). Dato che “jour” (giorno) è maschile, anche l'aggettivo si dovrebbe declinare al maschile. Nella regola della vicinanza invece, la concordanza avviene con il sostantivo “nuit” (notte). La petizione richiede la reintroduzione di questa vecchia regola.

Ricerca linguistica con rilevanza socio-politica

Questo problema, tipico della lingua francese, non si trova nella lingua tedesca, in cui esiste soltanto una forma plurale dell’aggettivo, la quale indica sia il maschile che il femminile. Nonostante ciò, molte femministe sono dell'opinione che la lingua tedesca discrimini le donne. In un'intervista per il portale Taz, la linguista femminista Luise F. Pusch afferma di condurre la ricerca grammaticale tendendo conto degli aspetti socio-politici. Si batte per la libera scelta degli articoli, ad esempio “die Professor” o “die Kanzler” (letteralmente “la professore” e “la cancelliere”). Secondo Luise Pusch, la lingua tedesca è malata e necessita di modifiche.

"La forma maschile, quando assume la funzione di forma neutra, presenta quindi l'uomo come la norma e la donna come un’eccezione, la quale a causa di questo ‘statuto speciale’ negativo può venire omessa"

Molte femministe moderate considerano eccessiva la questione della libera scelta dell'articolo, però anche loro mettono in dubbio l'utilizzo sproporzionato del genere maschile. Nella lingua tedesca il problema sta nel fatto che il maschile generico e quello specifico (l'indicazione di singoli soggetti maschili o gruppi di essi) sono identici. Spesso si usa il maschile generico per comodità; infatti è più semplice dire “die Schüler” piuttosto che “die Schüler und die Schülerinnen” (gli scolari e le scolare). In un articolo del Die Standard (l'edizione femminile del giornale Der Standard), Dagmar Buchta solleva la seguente critica: “La maggior parte delle persone contrarie a una riforma utilizza l'argomentazione che le donne sono comunque sottintese, perché le forme linguistiche generiche sono identiche a quelle maschili. […] La forma maschile, quando assume la funzione di forma neutra, presenta quindi l'uomo come la norma e la donna come un’eccezione, la quale a causa di questo ‘statuto speciale’ negativo può venire omessa”. Le femministe parlano di un “male bias”, cioè una distorsione o prevenzione maschile. In tedesco la “I” maiuscola interna rappresenta per molti una soluzione. Nella forma plurale femminile viene infatti inserita una “I” maiuscola, la quale indica che si tratta di un plurale misto come in “LehrerInnen” (insegnanti) o “SchülerInnen” (scolari/e). Però in questo caso, “KritikerInnen” (i/le critici/che) parlano di un “female bias”.

La lingua riflette le condizioni sociali

Quindi anche in Germania non si è lontani (e lontane) dalla discussione francese sulla regola di Bouhours. La lingua, e su questo concordano le fondatrici della petizione francese e le linguiste tedesche femministe, è lo specchio della società. “Perché la lingua agisce verso l'esterno, cioè sulle situazioni sociali, ma anche verso l'interno, cioè nella coscienza [...]”, scrive Dagmar Buchta. Comunque le femministe tedesche hanno ottenuto un successo in più rispetto alle francesi: già negli anni '70, in Germania fu abolito l'appellativo Fräulein (signorina), perché considerato discriminativo. Questo è un aspetto per il quale in Francia ci si continua a battere.

Foto : home (cc)OperationPaperStorm/flickr; testo (cc)Gemma Bou/flickr