Goodbye Mr Van Rompuy! 

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 29 ottobre 2014

Il 23 e il 24 ottobre Herman Van Rompuy ha presieduto il vertice europeo per l'ultima volta. Cafébabel coglie l'occasione per parlare di questo mediatore famoso per la sua saggezza e per la sua passione per gli haiku. 

È discreto, ha lo sguardo vispo, l'espressione rassicurante. Davanti ad una platea ridotta di giornalisti venuti per assistere al summit del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy lavora come al solito con sobrietà. Ha però un briciolo di emozione nella voce per quella sera l'ultima volta  nell'ultima conferenza stampa in qualità di presidente. 

Un mediatore senza pari

La scorsa notte, Herman ha fatto di nuovo centro. «Sono lieto di annunciarvi che il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo...». Uno in più per questo «orologiaio dei compromessi impossibili». Questo ruolo di mediatore lo ha svolto con destrezza durante i cinque anni trascorsi a capo dell'istituzione che raggruppa i ventotto capi di Stato o di governo dell'Unione. «Ha le qualità ideali per questo lavoro» ci confiderà uno dei suoi ex collaboratori. Del resto, formato alla scuola politica belga, la scienza del compromesso è iscritta nei suoi geni. È una qualità essenziale per questa carica. 

La sua competenza in campo economico messa alla prova durante i sei anni in cui rivestirà la carica di ministro del bilancio, si rivelerà altrettanto decisiva quando si tratterà di preparare i vertici in cui si è giocato il futuro dell'euro durante la crisi del debito. E per quanto riguarda il suo stile troppo discreto? «È vero che gliel'abbiamo rimproverato» confesserà Georgi Gotev, redattore senior di Euractiv.

Nel gioco della comunicazione e della visibilità internazionale Herman Van Rompuy è stato senza dubbio sorpassato da Barroso. Questa situazione ha confuso le acque e ha deluso quelli che speravano che la carica di presidente permanente del Consiglio europeo creata nel 2009 permettesse di dare un volto all'Europa. «Se avessimo avuto  Tony Blair (candidato anche lui a questa carica nel 2009 ndlr), avremmo avuto questa visibilità, ma avremmo poi ottenuto gli stessi risultati?» Non si può esserne tanto sicuri, ci fa capire il suo ex consigliere. 

Catapultato al vertice dalle casualità dei giochi di potere

Per coloro che pensano che il perseguimento dell'ambizione personale sia il cancro della politica contemporanea, Herman Van Rompuy è un controesempio perfetto. Come ammette lui stesso non si è mai candidato alla carica di presidente del Consiglio europeo nè a quella di primo ministro del Belgio. Chiamato nel 2008 per formare un governo in seguito alla dimissione improvvisa del suo predecessore, dirigeva il governo belga da appena un anno quando i suoi omologhi europei gli chiesero di diventare il loro "presidente". Così non ha potuto rifiutare la richiesta dei capi di Stato nè sottrarsi alla responsabilità affidatagli improvvisamente dagli strani giochi di potere istituzionali. 

Quest'umiltà e il suo senso del dovere sono il suo marchio di fabbrica sia in pubblico che in privato, ci confida uno dei suoi amici. «Il Consiglio europeo è esistito prima di me e continuerà ad esistere senza di me» dirà ai giornalisti durante il suo discorso d'addio alla fine di questo Consiglio. E questa frase riassume piuttosto bene la sua visione della politica: quella in cui la funzione e la responsabilità prevalgono sulla personalità di chi le rappresenta. 

Ma una tale visione, controcorrente o perlomeno non al passo con i tempi, sarà spesso incompresa, a volte addirittura fortemente criticata. Bersaglio favorito delle critiche euroscettiche, sarà vittima di attacchi violenti tra cui quella famosa del deputato britannico Nigel Farage che disse «lei ha il carisma di uno straccio umido».

Il politico e l'uomo 

Herman Van Rompuy viene considerato da molti dei suoi pari come uno dei politici più brillanti della sua generazione. In privato, ciò che più lascerà il segno saranno la sua indredibile memoria e l'attenzione verso i suoi collaboratori.  «Era capace di ricordarsi di cose che gli avevamo raccontato sei mesi prima...», riferirà il suo ex consigliere. 

Il politico frequenterà i leader più importanti del mondo, parteciperà a molteplici vertici europei e internazionali, ma l'uomo non dimenticherà mai i piaceri semplici della sua vita tra i quali il più famoso è senza dubbio la sua passione per gli haiku. Queste brevi poesie giapponesi in cui la semplicità e la scienza dell'equilibrio sono al servizio della rivelazione di una verità istantanea, riflettono il personaggio. «Un poeta haiku in politica non può essere nè stravagante, nè fortemente vanitoso, nè estremista», diceva al riguardo. In seguito al suo incontro con il presidente Obama Washington, il poeta e il politico si confonderanno per offrirci questa straordinaria poesia: assente due giorni/un mondo cambiato/il frutteto in fiore.

E ora? 

Il suo successore, il polonese Donald Tusk dovrà continuare questa missione. Incarnando una nuova Europa giovane e aperta all'Est, lo stile rischia di essere molto diverso da quello del suo predecessore.  

Per quanto riguarda quest'ultimo, a 66 anni, va ufficialmente in pensione. Impartirà di sicuro dei corsi alla KU Leuven, l’università dove ha studiato. Continuerà ugualmente la scrittura degli haiku e si gusterà soprattutto una vita familiare ritrovata insieme ai suoi nipoti...

«Ma attenzione!» sussurra il suo ex consigliere «Con lui non si sa mai. Magari lo chiameranno di nuovo, dove meno ce lo aspetteremo...».